Twig Infection - The Big Blowjay (2.nd, 2003)

Ricordate i Twig Infection? Chemistry Is Ok (autoprodotto) e Home Is Female Tomorrow Is Singular (Freeland) e poi un silenzio di tre anni, tanto che qualcuno li credeva morti, altre voci li davano in forza alla mafia. Non so cos'abbiano fatto durante questo triennio, ma qualsiasi cosa sia stata ha fatto loro un gran bene perchè The Big Blowjay, edito dalla crucchissima 2.nd di Berlino, è una mina. I siciliani ritornano più melodici, più maturi e con Francesco Cantone in forma strepitosa, tanto che ad un primo ascolto le melodie vocali rimangono piantate come un chiodo nelle orecchie. Un 'melting pop' di indie-rock, post rock (no, basta, giuro, mai più), lo-fi-prog-folk che demolisce metà del catalogo Matador degli ultimi anni. Il paragone non è per nulla casuale, visto che - nonostante la musica abbia una spiccata personalità - il suono dei siculi si può ricondurre alla tradizione 'indie scalaclassifiche' yankee... E quante classifche scalerebbero i Twig Infection se fossero nati a New York invece che a Siracusa! Sebadoh, Sonic Youth, Brainiac, Shudder To Think, June Of '44, Pixies, Rodan, Unwound (con i quali condividono un irresistibile gusto per l'arraggiamento 'retrò')... Non so quali di questi gruppi abbiano amato, fatto sta che fanno capolino echi di questo e di quello diluiti in una miscela esplosiva. Rock arrangiato con archi, piano, moog, banjo, cori, vocoder, elettronica, il sapiente lavoro alla regia di Cesare Basile, et voilà!, una pietanza che stimola all'abbuffata. Come ogni disco ben riuscito, ovviamente, ci sono anche le classiche tracce che stendono come un uppercut tirato in pieno volto (Speak And Span In The Land Of Chan, As If I Could Know, Successful Sense Of Failure). Devo aggiungere altro?

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