Spider
L'Uomo Senza Passato
L'Uomo Del Treno
Dopo i titoli di testa, la prima scena è la stessa: un uomo che scende da un treno con la valigia in mano. Ma le similitudini non finiscono qui: tutti e tre questi uomini in un modo o nell'altro si confronteranno con il loro passato.
Il passato riemerge con violenza nella mente offuscata dalla malattia del protagonista di Spider. Appena uscito dall'ospedale psichiatrico viene accolto in una casa alloggio, dove pezzo per pezzo riemerge la sua ossessione in tutta la sua forza: non c'è via d'uscita dai propri ricordi, che si fondono con la malattia mentale in un unico incubo del quale sfuggono i contorni, ma di cui si percepisce completamente la forza e la disperazione. Un David Cronenberg più convincente e meno americano del solito, in un film su commissione eccezionale: la sua regia lucida al servizio di una storia ricomposta per frammenti con maestria, un piccolo capolavoro; la fotografia è l'elemento che più colpisce: colori pastello tutti virati su tinte sia tenui che fosche, con luci a volte secche a volte spettrali. Fate attenzione, mille piccole idee geniali attraversano il film: dai titoli di testa, in cui le scrostature e le muffe sui muri di una vecchia casa sono in realtà test di Rorschach, alla piccola scatoletta del ragazzino che negli anni cresce assieme al protagonista; aggiungete poi che la recitazione di Ralph Fiennes è da brividi, perfettamente a suo agio in un ruolo incredibilmente ostico e avrete forse il miglior film della stagione.
Il passato viene invece dimenticato da un saldatore che si sta recando al lavoro in un'altra città, L'Uomo Senza Passato del titolo: Aki Kaurismaki ci racconta questa storia triste ma talmente dolce da far emozionare fino in fondo. Picchiato e derubato, il saldatore non ricorda più nulla e si adatta a vivere tra gli emarginati, in un mondo duro ma pieno di umanità: un'umanità sconvolgente, che pervade il film assieme ad un umorismo che riesce a far sorridere delle più grandi tristezze, come la mensa dei poveri o il vivere in un container. Un misto eccezionale di dolcezza e cruda verità, un film capace di far volare ad un metro da terra; il passato ritornerà e il confronto con il presente sarà duro, ma l'amore trionferà... Epocale la scena del furto in banca, dove un datore di lavoro entra nella banca in fallimento, senza più agenti né allarmi, per riprendere semplicemente i propri soldi, in modo da poter pagare gli ex dipendenti della ditta ormai fallita; la satira sociale, l'umanità nei rapporti interpersonali, il tutto visto con uno sguardo agrodolce, non privo di una forte vena ironica per un film veramente toccante.
Il passato segna il destino di due uomini in L'Uomo Del Treno, in cui vengono a contatto un professore in pensione e un rapinatore, entrambi segnati dal proprio destino: in poco tempo ognuno sente sempre più forte il peso della propria vita e vorrebbe sempre più trovarsi nei panni dell'altro. Il dotto chiacchierone che con le sue parole riempie di parole il film si confronta con il duro silenzioso, in uno scambio di battute memorabili dalla prima all'ultima: ognuno esamina l'altro e con la schiettezza propria spesso di chi si conosce da poco, i due si confrontano rivelando un'umanità affine. Un Patrice Leconte in piena forma calibra ogni scena del film, facendo lentamente compenetrare i due personaggi, l'uno sempre più a suo agio nei panni dell'altro, fino al desiderio di "essere" l'altro, di lasciare da parte il proprio passato per una vita completamente differente. Eccezionale il personaggio dell'autista, un energumeno che dice una sola frase al giorno alle dieci del mattino: fino a quell'ora tace per riflettere e dopo sta zitto per riposare... Un film memorabile.
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