Joan Of Arc![]() Credo che per Tim Kinsella, se state leggendo su queste pagine, non ci sia bisogno di presentazioni. Da oltre dodici anni è una delle personalità più importanti della scena "indie" americana, avendo suonato in un numero enorme di progetti, dei quali bisogna assolutamente ricordare i Cap N' Jazz (da molti ritenuti gli inventori di un certo "emo" sound), gli Owls, i Joan Of Arc, ed è proprio in occasione dell'imminente uscita del disco di questi ultimi (So Much Staying Alive And Lovelessness) che ho la possibilità di rivolgergli qualche domanda.
Sodapop: Ciao Tim, come stai? Tim: Sto bene, per essere un individuo americano disgustato dalla politica e dalla cultura del mio paese, che allo stesso tempo ne trae benefici. E’ un momento molto confuso per tutte le persone che conosco, è come stare in bilico tra la "distopia" (contrario di "utopia", ovvero una società fittizia completamente imperfetta, NdR) e il sentirsi senza forze. S: Che cosa stai facendo in questo momento? T: Ieri era festa nazionale qui negli States, un sacco di miei colleghi hanno lasciato la città per incontrare le rispettive famiglie, così sono stato al lavoro ininterrottamente per due giorni a finire gli straordinari - infatti sono molto eccitato per il fatto di avere un pomeriggio libero. S: Qual'è il tuo lavoro? Ti piacerebbe vivere di musica? T: Faccio il barista. E sebbene mi piacerebbe vivere di musica, ho paura che quella situazione in qualche modo potrebbe compromettere la musica stessa, per soldi. Se ciò dovesse accadere, non vorrei assolutamente farlo, rimango quindi un dilettante a vita. S: Il nuovo disco sta per uscire, cosa ne pensi? T: Mi sono letteralmente "consumato" a forza di lavorarci sopra, dopo quasi due anni di frustrazioni a causa sua. Per questo da quando è stato finito mi sento come "perso". Ho passato due settimane in dormiveglia, ubriaco, facendo il coglione ("being a dick" NdR) e ho ascoltato il disco per la prima volta la settimana scorsa per poi uscirne ulteriormente frustrato con un "E' questo? Tutto qui? Tutto questo tempo e questa fatica per questa merda?". Ma mi sento sempre così quando finisco qualche cosa. Un mio amico mi ha parlato di una sua conoscente pittrice alla quale, ad un' importante esposizione, fu chiesto come si sentiva nei confronti della sua opera, e lei la comparò al "provare a tagliare l'acqua con un coltello". Mi piace. E sono di nuovo all'opera, eccitato per le nuove cose su cui comincerò a lavorare. S: Come mai avete deciso di rinunciare di colpo a tutte le attrezzature elettroniche che usavate nei dischi precedenti? T: Le prime session di lavoro su questo disco risalgono a quasi due anni fa, per questo motivo mi sono ritrovato con queste registrazioni nella mia stanza per oltre un anno a sminuzzarle ed aggiungervi merda sopra, quando alla fine ho totalmente perso il controllo di tutto. Avevo almeno quattro versioni distinte di dieci canzoni diverse, ognuna delle quali divisa in otto o ventiquattro tracce, ognuna in forma diversa. Alla fine mi sono ritrovato perso nel labirinto del mio stesso lavoro e quindi ho "spogliato" tutte le canzoni riducendole ad una traccia di chitarra e ad una di voce, decidendo poi di registrare su nastro. Avevo bisogno di darmi dei limiti per poterlo finire completamente ed una volta che ho cominciato a prendere quella direzione mi è piaciuta l'idea di andare all'indietro, giocando a fare il conservatore. I Joan Of Arc sono abbastanza criticati nella scena musicale americana perché la gente non sa che aspettarsi, e a me piaceva l'idea di sorprendere la gente "al contrario", cercando di emulare almeno in termini di produzione i classici dischi rock che amavo quando ero ragazzino e che amo ancora. Ma il pendolo è tornato indietro e al momento quello su cui sto lavorando è ancora più incasinato e rumoroso di quanto abbia mai fatto fin'ora. S: Dopo l'uscita del disco degli Owls si parlò del fatto che i Joan Of Arc erano "morti". Perché un album a questo nome, allora? T: Non sapevamo come altro chiamarlo e un nuovo nome per la band sembrava superfluo, sebbene ritengo sarà inevitabile nel futuro più prossimo. E penso che mi piacesse l'idea di aggiungere il disco alla fine della discografia dei Joan Of Arc invece che cominciare una carriera solista o un'altra band con gli stessi membri. S: Quand'è che hai deciso di suonare in una band? Quando hai cominciato? T: La mia prima band fu durante il sixth grade e ci chiamavamo The Twisted Buttfuckers. Suonavamo cover di Samhain, Death Angel e M.O.D.. Durante il 9th grade io, mio fratello, Sam e Victor mettemmo su i ToeJam che un anno dopo diventarono i Cap'n Jazz, che a loro volta, in differenti combinazioni delle stesse persone, ora sono gli Owls e i Joan Of Arc. S: Sei coinvolto in varie band e progetti: quando scrivi una canzone, come decidi che sarà per il repertorio di Joan Of Arc, Owls o altri? Puoi spiegare il "processo" per scrivere una canzone? Le tue canzoni non sono molto "lineari", quindi suppongo che neanche tale processo lo sia. T: Vorrei davvero poterti dire come faccio a scrivere una canzone, così forse potrei risparmiare il tempo che passo a sbattere la testa contro il muro tutti i giorni. Dove finirà la canzone è abbastanza determinato da chi sta girandomi intorno in quel pomeriggio. Inoltre le canzoni degli Owls di solito cominciano con le parti di chitarra di Victor e sucessivamente le tiriamo giù durante le prove, suonandole dapprima dal vivo. Per Joan Of Arc accade l'opposto, in quanto la sola persona che conosce la canzone siamo o io o Sam - dipende da chi l'ha scritta - e quando cominciamo a registrare chiunque sia a tiro in quel giorno aiuta ad aggiungere roba; ma sono suonate dal vivo molto raramente prima che vengano registrate, che non è l'ideale, comunque, ma finisce sempre così. Quindi, in breve, come scrivere una canzone: #1 - fumati dell'erba. #2 - stai vicino ad un registratore. S: Che cosa ne pensi della questione mp3/filesharing, con annessi e connessi, per esempio del fatto che il tuo prossimo disco potrebbe essere già scaricabile dai vari server, pure prima della sua uscita effettiva? T: Mi piace. Non succederà mai che venderò talmente tanti dischi da guadagnare dei soldi grazie a loro, e più gente li può ascoltare, penso sia meglio, per me. Non ho niente da perdere. Hollywood e tutta l'industria dello spettacolo mi disgustano. Quello che è ancora più disgustoso è la gente nella scena indipendente che non è abbastanza creativa o fantasiosa da non riconoscere il potenziale che ha, in opposizione a tutto quello di cui sopra, ed aspira solo a creare una sorta di mini-Hollywood. Se quelli sono i termini per giudicare il valore della nostra scena, siamo tutti dei patetici perdenti. Non funzionerebbe mai e noi saremmo soddisfatti semplicemente svegliandoci la mattina dicendoci "Questi sono affari, io sono un uomo d'affari, oggi farò qualcosa che piace a tutti", e quindi scrivere una canzone per J.Lo o per Celine Dion. C'è un minimo di spontaneità o gioia o espressione, ma non c'è vita nella moderna musica rock, è l'opposto di come funzionava in passato, per far aggregare le persone, perfino per la generazione dei nostri nonni. Ora è solo mercato, ed ogni possibilità di de-centralizzare quel totale lavaggio sociale del cervello per me è giustissimo. S: Quali sono i tuoi dischi preferiti di sempre? T: Umm, più o meno gli standard della nostra generazione, penso: Bauhaus The Sky's Gone Out, Minor Threat Out Of Step, Talk Talk Laughing Stock, Prince Purple Rain, My Bloody Valentine Loveless, John Cale Fear, John Coltrane Meditations, Van Morrison Astral Weeks, tutto di Scott Walker. S: Che cosa stai ascoltando ultimamente? T: Need New Body, Wolf Eyes e Hella sono le più grandi band del mondo al giorno d'oggi, per me. Sto ascoltando anche le colonne sonore di Dario Argento che sono state recentemente ristampate. Un sacco di John Cale, di Robert Wyatt e di Roxy Music. Slayer e Voivod. Electric Lucifer di Bruce Haak. Ho una compilation di colonne sonore cantate di Ennio Morricone che ascolto un sacco, mi piace molto l'etichetta Soul Jazz e le compilation che ha fatto uscire negli ultimi due anni. Scott Walker, Jacques Brel e Serge Gainsbourg. S: Quali sono i tuoi libri preferiti? Che cosa stai leggendo in questo periodo? T: Credo che i miei preferiti siano ancora i libri che ho letto quando ero giovane, e quindi da loro più influenzabile: J.D. Salinger, Hemingway, Rilke, Dylan Thomas. Ma non mi fermo mai a rileggerli, me li ricordo solo appassionatamente formativi. Rileggo ogni due anni Ways Of Seeing di John Berger (noto critico d'arte NdR) e Il Piccolo Principe "by the St. Euxpery guy - however you spell it". Non leggo più molti romanzi. Ho appena finito una biografia di Cassavetes, 9-11 di Chomsky e la biografia dei Led Zeppelin, Hammer Of The Gods, che non rileggevo da quando avevo sedici anni. Passo buona parte della mia giornata a leggere riviste e siti web che molti miei connazionali chiamerebbero "propaganda di sinistra". S: Quali sono i tuoi film e registi preferiti? T: Killing Of Chinese Bookie e tutto Cassavetes, la vecchia roba di Godard, e il suo nuovo film, In Praise Of Love, era bello. Peckinpah, Kurosawa, Robert Altman... Film che mi vengono in mente: Coming Apart, Code; Unknown, Giant, Texas Chainsaw Massacre. Mi piacciono un sacco gli horror, quando ero piccolo ero abbonato a Fangoria (storico magazine horror, ndr) S: E quali sono i tuoi attori e le tue attrici preferite? T: Credo John Cassavetes. Il giovane Robert De Niro... Non so... Di solito mi piacciono le attrici in base a quanto mi ricordano qualcuna delle mie ex-fidanzate, se incrocio gli occhi quando le vedo. |