The Race - The Perfect Gift (Flameshovel, 2002)

Parlavo dei Radiohead poco più su, e ora mi ritrovo a farlo di nuovo visto che i tre nerds sotto la sigla The Race invece di farci un regalo perfetto - traducendo il titolo - ci propinano un album che a partire dalla grafica del booklet (carini comunque i disegnini) sembra un plagio malriuscito e lo-fi di O.k. Computer. Avete presente i lamenti, per molti insopportabili, di Thom Yorke? Ecco, qui spesso vengono enfatizzati fino alla stonatura, alla lagna: non ci sono canzoni, ma gemiti che a volte suonano melodici, altre meno, penso a The Switch Switched o Feet Don’t Fail Me Now tanto per citare due tracce. Eppure non so perché ma il lavoro sembra avere una sua logica e soprattutto una sua dignità. Vero è che il rischio di confondere la Nutella con qualcosa d'altro qui è sempre in agguato. I momenti buoni si fanno sentire (Not Like Riding A Bike, The Cat Is Back In The Bag) ed è soprattutto quello spirito minimalista e introverso che avvolge i singoli brani a costituire il punto di forza del lavoro. La sventura (cercata e voluta comunque) di The Perfect Gift è quella di restare come soffocato e schiacciato da certi paragoni, anche se Kevin Duneman e compagnia sembrano non preoccuparsene più di tanto. Anzi, il gruppo porta certe influenze al parossismo, ammantandole di una vena indie-malinconica: le canzoni scorrono come un'agonia, a volte il tiro si aggiusta verso spirali chitarristiche e vocali (For You To Know), altre invece restano totalmente implose e inconcludenti (Miles Inside Your Shoes). Un regal(in)o imperfetto ma che offre qua e là spunti apprezzabili oppure "The soundtrack to sleeping until 2 p.m."? Fate voi.

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