Telecognac - Memory (Crouton, 2001)
Raccoons - S/T (Crouton, 2001)
Per quanto riguarda le produzioni della Crouton, credo che sia doverosa fin da subito una menzione al merito per la qualità delle grafiche e per il livello complessivo dei dischi: insomma, delle piccole opere d'arte, prodotte in edizioni limitate di cinquecento copie, numerate a mano.
Memory di Telecognac si presenta in un bustone da CD single corredato di foto su sfondo argentato e da una serie di foglietti con stralci di racconto che si accompagnano all'ascolto. Ed il disco? Piccoli drone ambientali, campioni trattati, manipolati, rallentati e velocizzati con un efetto d'insieme piuttosto etereo; rumori (e non campioni) morbidi che sormontano le melodie, intere sezioni di loop che affogano fra riverberi ed echi; la terza traccia potrebbe essere una risposta più addolcita al Dean Roberts di All Cracked Medias. Quando il lavoro tende all'enfasi e rischia di sembrare ambient (neppure della più scontata), Jon Mueller (che è la costante di tutti i dischi dell'etichetta) si diverte nel modificare le velcità dei campioni, o a mandarli in reverse. Anche le parti di rumorismo risultano piuttosto morbide, lasciando nella bocca dell'ascoltatore un retrogusto di colonna sonora... Da avere!
Raccoons è un progetto estemporaneo che oltre al patron Mueller, impegnato come batterista, vede Hal Ramel alla single string-guitar + suoni preparati e Chris Rosenau alla chitarra acustica ed elettrica. Questa volta la confezione (splendida) è assemblata come un piccolo taccuino color marrone-pacco, sul cui fronte è colorato (o marchiato) un orsetto lavatore ("raccoons" per l'appunto) color nocciola e che rimane attaccato alle informazioni sulla registrazione grazie ad un gancetto dorato. Passando alla musica, questa volta si tratta di meteriale preminentemente improvvisato e molto free (soprattutto la batteria). Ogni tanto si passa da alcuni A Short Apnea più scarni (Ositos Lavadores) a degli Storm And Stress meno indie (Arathkane), per il resto sprazzi di free-jazz e rumorismo acustico della miglior specie: oggetti che cadono, percussioni involontarie e chissà quant'altro. Piacevole, anche se ogni tanto un po' inconcludente, ma il ridurre tutto allo scheletro dell'improvvisazione è voluto e per di più dichiarato nell'interno copertina.
     
     
aggiungi il tuo parere
|