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Frankfurt, Eindhoven, Rotterdam: Technodivagazioni Frankfurt blast
Ci vuole un po' (cinque orette buone) per raggiungere Frankfurt e finalmente
parcheggiare sotto una delle sue "torri", un paio di grattacieli che
sembrano essere spuntati quasi per caso dall'asfalto del centro cittadino.
Aggirata la gigantesca coda all'entrata dell'U60311 (locale di proprietà di
Sven Vath, dove presenta le sue serate l'etichetta di DJ Rush) col vecchio
trucco dei biglietti pseudo-vip prenotati in anticipo, arriva il primo
shock della nottata: delle settecento persone presenti, seicentocinquanta
hanno al massimo diciannove anni!
Penso ad Emi con gli occhi lucidi e un'erezione gigantesca a gonfiargli la
patta ma mi deprimo comunque: cazzo, quasi mi sento vecchio tra 'sti
ragazzini ubriachi o sballati...
E poi fa un caldo porco e c'è una coda enorme per prendere da bere (a
prezzi tra l'altro salatissimi!), una coda enorme per accedere al
guardaroba, una coda enorme per raggiungere i cessi: eccheccazzo, non mi son
attraversato mezza Olanda per passarmi nove ore al Technoasilo!
Comunque sia, il locale è perlomeno interessante da guardare, essendo una ex
stazione della metropolitana ristrutturata e, seppur non troppo accogliente
(e con un soffitto vergognosamente basso per un locale ad affluenza così
alta), non si sta troppo male.
Tra chiacchere faticosissime (Germania=Italia per quel che riguarda
l'Inglese) si arriva alle quattro e mezza e finalmente allo squallido e
sfasato up&downTTech (tsk!), presentato dal sopravvalutatissimo Umek, si
sovrappone la hardissima SteroidTechno di Dj Rush e la serata vira di brutto
(complice anche il cambio generazionale tra i presenti).
Rush, colla sua aria da gigante buono, spazza il dancefloor dell'U6 con la
sua miscela di veloce techno, plastica e cattiva il giusto e quasi perfetta
nel suo restare a metà del guado di quasi tutti gli
-issimi possibili, veloce ma non velocissima, dura ma non durissima etc, di
sicuro è ritmica pompata e pitchata allo spasimo e l'effetto chewingum del
doppio basso rende il tutto vagamente balera sci-fi ("passami quella linea
di speed, Spock!").
Qualcuno aveva definito il suo suono rispetto alla house come il punk nei
confronti del rock: ci può stare, ma proprio come il punk anche la RushT
dopo un paio d'ore ha dato tutto quello che aveva da dare...
Personalmente rimane un piccolo grande mistero il perchè della
stratosferica popolarità del personaggio che, senza esagerare, avrà
firmato autografi per un'ora buona prima di salire ai piatti!
Il dj (nome?) che chiude dopo di lui se lo mastica un po' e alla fine della
nottata/mattinata lo sputacchia sul pavimento della sala (insieme ai nostri
esausti timpani); e comunque, per quel che mi riguarda, gente come Jeff Mills
(solo per citare un nome a casaccio) posa le chiappe su podi ben più
elevati, perlomeno per ora... A volte lo fai.
Vieni meno ai tuoi principi più saldi e sali su un treno notturno diretto a
Eindhoven (profondo Sud) nel nome di un supposto megarave all'interno di un
capannone ex-aereonautica.
Ho sempre detto no a tutti gli inviti possibili che riguardassero parties e
raves se la location fosse stata a più di venti minuti da Amsterdam e
questa volta mi sorbisco un'ora e mezza di treno più svariati minuti di
taxi col rischio di trovare tutto già serrato e chiuso da sbirri in tenuta
antisommossa come sta succedendo sempre più spesso negli ultimi mesi, ma a
volte hai solo voglia di qualcosa di diverso o sei semplicemente più
propenso a correre il rischio, no?
L'arrivo è comunque degno delle aspettative, tra piccole masse in
movimento, falò all'aperto e una location di tutto rispetto: all'interno
del capannone ci saranno quattro-cinquecento persone, un numero piuttosto
alto per un party "pubblicizzato" solo attraverso un limitatissimo
passaparola.
All'esterno i pushers di gas esilarante si mescolano ai pushers di ogni
altra droga sintetica reperibile, mentre due o tre macchine fornite di
megacasse portatili (che occupano in pieno un intero bagagliaio!) pompano
techno hardcore violentissima già dall'area adebita a parcheggio.
Un giretto intorno all'edificio basta a smerdarmi e infangarmi quasi
completamente (Dio deve odiare l'Olanda per ricoprirci a tal modo di
pioggia!) ma perlomeno mi rivela la temuta totale mancanza di servizi e la
più rassicurante presenza di tenda adibita a minicinema (con proiezioni che
vanno dall'animazione più surreale a Shreck!).
Ma è all'interno che si nasconde il vero cuore della bestia: masse di
umanità proto-squatter, semiGOA o used-to-be-a-gabber si mescola a presenze
casuali come la mia in ambienti simili, underground quanto vuoi ma
clamorosamente e assolutamente conformisti (seppur nel loro presunto
anticonformismo) e uniformati (="dotati di uniformi").
La musica è pesantissima e velocissima techno denominata, tanto per
rassicurare i nostri innocenti animi, TERROR!! sparata a volume inaudito da
una vera e propria muraglia di casse dietro la quale si trova la postazione
dj (scelta chiaramente "politica").
Ballare la TERROR!! è quasi impossibile e a quanto pare le tue chances sono
tre: o ti piazzi mezzo metro davanti alle casse e ti muovi appena con
piccoli passi sul posto o ti riempi di speed e ti muovi come un tarantolato
finchè gli occhi ti schizzano dalle orbite o ti riempi di speed ma ti
adegui alla regola uno (decisamente la scelta della maggioranza dei
presenti...).
Dopo una mezzoretta di "ambientamento" mi riesco finalmente a sintetizzare
sulle onde medie del party e comincio a incontrare un paio di tizi buffi e
simpatici come X, faccia pulita e diciotto anni di cui uno passato a seguire
raves illegali in giro per l'Olanda, come XX, appena espulso dagli USA, o
XXX che probabilmente era uno sbirro sotto copertura e XXXX 'vuoi una linea
di speed?' e anche XXXXX 'vuuuuuoi uuuuun pooooo' diiii
Keeeeetamiiiiinaaaa?': ragazzi socievoli e simpatici, sfatti quanto vuoi ma
buoni per una di quelle chiaccherate dopate in cui ti ritrovi coinvolti in
parties come questo (tipo 'il disorientamento generazionale dei vorrei
essere un black gansta dei non ghetti olandesi, un'analisi sociologica
cap.1').
Le ore passano e arriva le luci dell'alba e con esse una nuova specie di
devastati si sostituisce ai (pochi) che si sono già rititati dal maelstrom
sonico (alquanto noioso dopo tre-quattro ore di minimalissimo bum-bum-bum):
rifiuti di clubs vari alla ricerca di un afterparty, gente troppo
impasticcata per andarsene a casa ("I can't get no sleep..."), giovani e
vecchi tossici attirati dal clima di sfattume generale e persino qualche
fighetta decisa a sporcasi le scarpine pur di non rinuciare a un altro paio
d'ore di (s)ballo.
Sono le 9 ormai: le scorte di bibite ormai scarseggiano, ci saranno ancora
duecento persone mentre gli amici dei djs possono mettere su qualche disco
per conto loro (altra scelta alquanto politica...) e quando mi rendo
finalmente conto che i sette-otto cani che sono stati presenti nelle varie
sale per tutto il tempo stanno sclerando di brutto: mi immagino che da un
momento all'altro aggrediscano qualcuno e lo sbranino nell'indifferenza
generale, perchè ormai la maggior parte dei presenti è ridotta a una massa
informe di simil-zombies distorti dal troppo speed e alcol, quasi immobili
davanti alle casse, alcuni a occhi chiusi altri con sguardi perduti nel
vuoto, altri ancora presenti sì, ma assolutamente fuori di testa... ma per
fortuna è ora di andarsene e mentre la luce del sole non risparmia neanche
noi, ci allontaniamo lentamente verso una mai tanto desiderata doccia calda
e verso il rassicurante abbraccio delle cose che ci appartegono
maggiormente: una piccola casa e un soffice soffice letto... Venerdì scorso:
party un po' sottotono (probabilmente i protagonisti si sono risparmiati per
l'I Love Techno Festival del giorno dopo) ma non male.
Green Velvet + drummer: movimento da MC ma carica da frontman, meno
schizoide di come l'ho "scoperto" e un po' troppo verboso, comunque un mix
tosto e interessante, tra un dj set e una declamazione hip hop.
Dave Clark: il solito tiratissimo Clark, tanto perfetto quanto freddo e,
come spesso gli capita, non del tutto trascinante e coinvolgente.
Due volte su tre non mi entusiasma, ma quando lo fa...
Dj Rush: con le casse di Awakenings che ancora vibrano dopo il suo
(letteralmente leggendario...) set di quasi un anno fa, l'uomo coi cubi in
testa arriva, suona due ore di Techno pesante, schifosamente pitchata e
piuttosto monotona e se ne va.
Sicuramente molto meno interessante di quanto mi aspettassi (ma sembra che
il giorno dopo, a Gent, abbia nuovamente lasciato il segno).
Considerazioni generali: technoassi a risparmio di fronte a una platea
mediocre e, fidatevi, con questa musica la qualità della platea conta
eccome...
E' anche vero che il potere di un dj conscio dei suoi mezzi (d'offesa) può
plasmare ogni massa e portarla a livelli di inaudita elevazione dionisica ma
se la chimica manca la chimica manca, ok!?
Rotterdam mi fa sempre uno strano effetto: l'architettura ipermoderna, la
quasi totale mancanza di verde e la generale atmosfera da "niente fronzoli,
qui si lavora duro!" mi rendono difficile credere di essere solo a quaranta
minuti di treno dalla laidbackness che Amsterdam ti trasmette continuamente
tramite il suo mix controllato di distacco e partecipazione. Comunque sia
l'indole rotterdamiana non disturba troppo, è una specie di Amsterdam senza
glamour e con un'attitudine che parte dal basso, dal traffico, dalla strada
e dall'industria: non stupisce quindi trovare un pubblico in qualce modo
simile-ma-diverso all'interno del Now-Wow, fantastico locale che cercavo di
visitare da un annetto almeno, dove alla solita tribù notturna, tronfia
dei suoi triti partysimboli e dei suoi partycodici, si mischia una quota di
sciatti personaggi che sembrano appena usciti dallo stadio o dal posto di
lavoro, divisi più o meno equamente tra le maglie del Feyenoord e quelle
della salute... Comunque l'atmosfera generale (concetto quasi impossibile
da definire...) è ottima e il locale veramente stupendo e
staordinariamente adatto a una longa notte di Hard Techno: soffitto alto,
pavimento grezzo e sei gigantesche colonne portanti per sala ma soprattutto
un'acustica come non ne sentivo da tempo, grazie a un numero sconvolgente
di casse e monitors sospesi in quasi ogni angolo del locale. E poi questo
è un party molto molto speciale, è l'anniversario di Awakenings (cinque anni
fa il primo), probabilmente la Technonight olandese più celebrata in
assoluto, un party dalla nomea quasi leggendaria la cui "importanza" è
facilmente descritta dai settemila biglietti polverizzati nel primo giorno
di prevendita! Tre sono gli elementi fondamentali che hanno creato il mito
delle notti di Awakenings: la sua "atmosfera", lo spettacolo dei suoi
lasers e la qualità della musica presentata; e se i primi due sono
certamente all'altezza delle aspettative, la musica è da subito di livello
così alto da lasciarmi quasi senza parole.
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