Tasaday - Kaspar Project (Wallace, 2003)
"E fu così che i Tasaday vinsero il premio Nobel". Il progetto Kaspar consiste in un CD stampato in seicento copie, non reperibili nei negozi, ma prenotate a prezzo di costo da ognuno degli individui il cui nome compare all'interno del CD. Come se ciò non bastasse, ogni traccia è stata ottenuta tramite l'assemblaggio di suoni e rumori prodotti, registrati ed inviati dai vari collaboratori che compaiono sull'altra interminabile lista contenuta nel booklet del disco. Fra quelli che si sono imbarcati in questa autoproduzione radicale degna dei migliori Crass compaiono gli Ovo al completo, i Jasminshock, Mirko Spino, A034, un po' di Six Minute War Madness, gli A Short Apnea, un Rollerball, dei R.U.N.I., Bugo ed altri personaggi più o meno famosi (fra cui anche il nostro dottor Grigis). La cosa che stupisce (anche se non più di tanto) del Kaspar Project è il fatto che un'impresa così grande sia stata supportata da un disco di pari livello. Il genere? Rispondere non è per nulla facile, anche se si potrebbe abbozzare che ci siano tracce avant-industriali (Quello Che Meno Vive In Me E' La Vita Stessa, Riuscirò A Capire Meglio Le Cose), isolazionismo (Se Imparando Più Parole, Prima Ho Visto Il Mare, In Cima C'Era La Morte), sperimentazione a base di 'field-recordings' (C'Erano Molte Persone, Salivano Tutti Su Questa Montagna) e poi musica concreta, elettronica sghemba, post-rumorismo ed un calderone pieno di chissà quant'altro. Gente come Mick Harris, P.G. Orridge, Chrles Hyward, Nurse With Wound, David Toop e :Zoviet*France: si sarebbe tolta il cappello di fronte ad un disco di questo calibro e non credo per nulla di esagerare. Possible dare forma ad un 'cut up' così radicale di modo che ne esca un disco omogeneo e di una così forte visceralità? I Tasaday risponderebbero di sì. Uno dei dischi migliori dall'inizio dell'anno, almeno per chi sta scrivendo. Tasaday - In Attesa, Nel Labirinto (Wallace, 2004)
In Attesa, Nel Labirinto è quello che i Tasaday hanno concepito come seguito del Kaspar Project qui già recensito, e l'attesa è stata fruttuosa. Reduci da una ormai dimenticata ondata industriale che fu (certi generi oggi non è che poi facciano così trendy e si capisce che finiscano per essere dimenticati), sopravvissuti alla pesantezza dei loro stessi dischi, i Tasaday raccolgono le frattaglie di una recente "avanguardia" (?) milanese - fra cui un R.U.N.I. e due A Short Apnea - e rimescolano le carte: dal mazzo escono le combinazioni in cui speravate, temi vecchi per nuovi colori. Come sempre atmosfere plumbee, la profondità di un coltello che affonda nella carne... E pensare che solitamente invecchiando la gente si addolcisce o si rammollisce, invece a giudicare dal risultato direi che per i Tasaday la spinta non è ancora esaurita (ed il live del Baafest ne è stata una piacevole conferma). Chi chiama in causa i primi Tangerine Dream, chi una sequela di nomi "crucchi" dai Faust agli Einsturzende Neubauten: echi sperimental-kauteschi anni sessanta-settanta, ossessioni e ripetizioni cicliche che si perdono fra dissonanze strumentali simil-free e sintetizzatori analogici. Vogliamo parlare della solennità che emerge in Minotaurus, o dell'inquietudine che trasmettono i maiali campionati su La Terra Senza Il Male?. |