Tre Allegri Ragazzi Morti - S/T EP (La Tempesta, 2000)

Davvero delizioso questo EP della nostrana cult-band - capitanata dal fumettista Davide Toffolo - che, grazie anche ad un'immagine e ad un modo di (non) proporsi particolari (impossibile vederli in volto se non dal vivo), si è ritagliata un posticino tutto per sè nel difficile panorama musicale italiano, acquistando un buon numero di aficionados. I quattro brani qui contenuti sono il segnale che il gruppo può ottenere ben di più: con un pop-rock di questo livello, melodicissimo (forse sin troppo 'facile', dirà qualcuno), diretto, coinvolgente e spigliato si possono infrangere parecchie barriere. Esemplare è la splendida Nuova Identità, perfetta pop-song dal refrain magistrale ("penso veramente/mi farebbe bene/capire come fai/a stare sui tacchi che hai/prestami i vestiti/che io ti presto i miei"), ma azzeccata è pure l'iniziale Il Principe In Bicicletta, dedicata ad una cameriera delusa; meno incisivi, ma pure interessanti i restanti due episodi: la più tirata Francesca Ha Gli Anni Che Ha (il singolo estratto) e la quasi afterhoursiana La Tempesta.
Perennemente in bilico tra cartoons e realtà, e sempre orientati su personaggi e tematiche tipicamente adolescenziali, i Tre Allegri Ragazzi Morti hanno quel suono fresco e quel gusto di innocente ribellione giovanile di cui almeno ogni tanto non si può fare a meno, e riescono a divertire ed emozionare allo stesso tempo, con buon uso di intelligenza e ironia. Credetemi, non è cosa da poco.

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Tre Allegri Ragazzi Morti - La Testa Indipendente (La Tempesta, 2001)

"Tu non ti rendi conto per niente che nel corso della vita si perde l'innocenza dell'infanzia" (Banana Yoshimoto, Viaggiatori Nella Notte).
Non sembrano volersene rendere conto neppure i Tre Allegri Ragazzi Morti, che ritornano con un nuovo album, senza pretese nč paranoie, ma solo con tanta voglia di suonare onesto rock'n roll, esplicitamente rivolto a giovani e giovanissimi. Il periodo dell'adolescenza resta l'esperienza centrale da raccontare e descrivere e attorno alla quale vengono costruite storie ed accennate riflessioni; viene spesso ricordato il bambino che c'č in ognuno di noi o che un tempo siamo effettivamente stati ("sono ora come sono sempre stato: un bambino in piedi in mezzo a un prato" - Volo Sulla Mia Cittā). Il linguaggio č, al solito, perfettamente adatto: diretto, immediato, spigliato, semplice ma non banale. La gioiosa fantasia espressiva e l'inarrestabile creativitā lasciano trasparire comunque una certa disillusione ed amarezza, che si esplicano tramite un buon uso dell'ironia, (poco) nascosta fra una vaga malinconia ed un sensibile orgoglio. Tutte le paure, le ansie e le aspettative del futuro vengono ridicolizzate, ad esempio, da una frase come "nel terzo millennio un bacio resta sempre un bacio e un rutto resta sempre un rutto" (Terzo Millennio). Brani quali Ogni Adolescenza ed il singolo Quasi Adatti si propongono naturalmente come piccoli manifesti generazionali e riscuoteranno sicuro consenso, suscitando quella sorta di 'senso di appartenenza'; ma non si possono sottovalutare episodi tanto meno epici quanto ben riusciti quali l'iniziale Piccolo Cinema Onirico, Terzo Millennio, Prova A Star Con Me Un Altro Inverno A Pordenone (originale sin dal titolo).
Leggero, fresco, frizzante e dolcemente movimentato (leggi: pop-rock), il CD scorre veloce e si riascolta volentieri: in poche parole, un dischetto davvero carino, che - se si supera l'apparente semplicitā con cui č costruito - rivela le sue reali bellezze, risultando particolarmente gustoso.

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