Stars Of The Lid - The Tired Sounds Of Stars Of The Lid (Kranky/Wide, 2001)
Il miglior Kranky da una riga di mesi (quasi anni) a questa parte. Diciamolo subito. La doppia fatica degli Stars Of The Lid per rimanere in tema con la politica dell'etichetta, per non andare a finire nel campo di altri label mates, per concludere il più lungo disco nella storia (quasi quasi ci riescono) vale la pena e il costo. Non ve ne pentirete. Detto questo siamo pronti, ma sarebbe meglio che voi seguiste le prossime parole ascoltando proprio il disco in questione, per perderci insieme dentro le fumose volute dei suoni messi in campo questa volta dalla premiata ditta McBride e Wiltzie. Migliore, decisamente migliore del precedente, prosegue nella ricerca di melodie lente, pacate, lunghissime, eteree ma al tempo stesso che ritornino e si insinuino passaggio dopo passaggio nel vostro cervello. Ed effettivamente la prima delle sei lunghe suite parte subito con una delle melodie più accattivanti, per rapire subito l'ascoltatore e lasciarlo, inerme, di fronte al baratro del resto del disco. Lasciarsi cadere nel vuoto e continuare l'ascolto? Decisamente sì. Il canto delle sirene di chitarre e archi fa l'effetto del profumo di formaggio su Jerry nei cartoni animati. Ti mette a mezz'aria e ti ci culla dentro. Le atmosfere si susseguono, le suite pure. E i dischi passano, leggeri. Mai pesanti. Una delle doti maggiori del nuovo Stars Of The Lid è sicuramente questa, poter essere Stars For The Kids. E' semplice questa musica, può piacere anche a chi di solito ascolta altro, a chi reputa i dischi della Kranky pallosi e difficili da ascoltare. A chi giudica Tony Conrad una specie di aspirapolvere. Se cerchiamo dei riferimenti è, comunque, a loro che dobbiamo rivolgerci, agli sperimentatori contemporanei senza tempo nè luogo, come il già citato Conrad e il Riley, certo Reich. Le loro teorie sulla reiterazione e sulle variazioni minime, intime scolpiscono il disco su tutti i fronti. Space rock, molto spazioso, psichedelico, classico, contemporaneo. Per certi versi accomunabile ai primi Labradford, uno dei problemi più grossi del gruppo è proprio il continuo rimando a certi passaggi di altri dischi. Ma la fruttuosa ricerca melodica ne permea le strutture a tal punto che è difficile non rimanerne schiavi. Non ci sono stranezze in questo disco, ma una sorta di bellezza che solo una stanza bianca può dare. Purezza. |