St Johnny - Let It Come Down (Geffen, 1995)
Hanno esordito con un album/raccolta comprendente i primi singoli (High As A Kite, Rough Trade, 1993) che fu definito "un battesimo di fuoco" (credo da Rockerilla). Sono stati quindi raccomandati da Thurston Moore alla Geffen, per la quale uscì nel 1994 Speed Is Dreaming, un album che prometteva più di quanto poi in effetti mantenesse, ma in ogni caso di gradevolissimo ascolto (guitar rock sonico ma melodioso, un po' ripetitivo, con voce stentata à la Stephen Malkmus). A questo punto i nostri, forse non contenti delle reviews che li riguardavano (e che spesso li definivano noiosissimi, specie dal vivo), hanno optato per un cambiamento radicale. Basta col noise-pop, iniziamo un nuovo corso: così, a brevissima distanza dal primo, ecco l'uscita di un nuovo album, accompagnato da notevoli cambiamenti nella line-up. Ma se era loro intenzione scrollarsi di dosso gli ingombranti paragoni con Sonic Youth, Dinosaur Jr e My Bloody Valentine, il risultato raggiunto non è stato dei migliori, poichè adesso non è più soltanto la voce a somigliare a quella di Stephen Malkmus: ad eccezione di un singolo brano, la bella Wild Goose Chasing (già presente nella mediocre, ma interessante compilazione Rarities Vol.1, Geffen, 1994), che si riconduce - trascinante e impetuosa - allo stile dell'album precedente, tutto il resto del disco fa pensare ai Pavement; ogni singola nota, ogni invenzione ritmica o melodica paiono una scopiazzatura in tono minore di quella band. Quando non loro, il riferimento principale diventano i Mercury Rev, con i quali i St Johnny sono molto amici (Dave Fridmann produce questo disco, oltre a suonarci qualcosina, così come Julie Baker e Grasshopper, e già David Baker cantava nel precedente). Quale sia il risultato è facile da capire: rock indolente, sbilenco e svogliato, arricchito da melodie poppettare ed inserimenti vari, dai samples ai numerosi coretti sguaiati, ma in gran parte privo del genio creativo delle band citate. In pratica, la loro musica può risultare, adesso sì, veramente noiosa e a tratti indisponente (specie ad un primo ascolto, anche a causa della voce monocorde e un bel po' slacker di Bill Whitten), oltre al fatto che personalmente sento una sorta di "tradimento" nei confronti di un genere musicale che adoro, che essi ben esemplificavano e che hanno abbandonato per motivi apparentemente di comodo, di guadagno. Se si riesce a dimenticare tutto questo e a considerare il disco in questione come una raccolta di rarità e inediti dei suddetti Pavement, allora è anche possibile trovare diversi motivi di soddisfazione: l'iniziale Scuba Diving, per esempio, o la successiva Just When I Had It Under Control, entrambe gioiose e trascinanti; la bellissima Deliver Me; la breve e malinconica After Dark; infine il sostenuto guitar rock di Million Dollar Bet, dal finale sconvolgente (assolo vocale femminile, noise e coro gospel!!!). In conclusione, se non li avete mai ascoltati prima e siete innamorati delle due band sopracitate, questo dischetto potrà piacervi anche non poco; per molti degli altri sarà invece, probabilmente, una delusione. |