Spiritualized - Amsterdam, 14/10/01

Discreta la folla accorsa per gli Spiritualized in questa domenica d'ottobre, circa duecento persone. E visto che i biglietti non erano proprio dei più economici (trentacinque carte) la serata è da considerarsi un discreto successo. Ammetto di essere un po' scettico in partenza (Ladies And Gentlemen a parte, non posso dire che gli Spiritualized siano proprio uno dei miei gruppi preferiti), ma non ci vuole molto per abbandonare il mio distacco e lasciarmi andare di fronte al distorto vortice di psichedelia e gospel bianco prodotto dal gruppo. Magnificamente assistiti da uno degli impianti luci più spettacolari e azzeccati che mi sia mai capitato di vedere, tutti i musicisti sul palco (ed erano veramente tanti) si dimostrano straordinariamente dotati ed affiatati: colpisce soprattutto la capacità di controllare l'uscita dal feedback con stacchi rallentati e improvvisi, col suono che sembra venir risucchiato negli amplificatori. E il tutto senza apparente comunicazione alcuna tra i musicisti, dal momento che il leader maximo Pierce non incrocia lo sguardo del resto della band (e col pubblico) per tutta la durata del concerto, aggrappato alla sua chitarra e perso nella musica, occhi chiusi e immobilità totale. Così per due ore e dieci (!!!) di concerto senza uno stacco che sia uno, tra le spire di un suono così compatto che fai fatica a capire quando inizia un pezzo e quando ne finisce un altro. Un gran concerto, niente da dire, con la chicca finale di un passaggio in backstage per un'oretta di chiaccherata con la band e coll'"enfant terrible" in persona, Jason "Spaceman" Pierce, che, gentile e rilassatissimo, sembra lontano anni luce dall'immagine di tiranno tossico che ancora l'accompagna: merito della nascita della sua bambina, mi spiega il tastierista della band. E a vedere un Pierce così sorridente e a suo agio la cosa non può che farci piacere.

Christian Pazzaglia


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