Sogni Verticali - S/T (Autoprodotto/Alice, 2002)
Anche se l'intro di basso porta alla mente i Mogwai, il gruppo trevigiano sconvolge le nostre povere avide menti con geometrie degne dei migliori progetti collaterali dei chicagoani Tortoise. I giochi della chitarra in particolar modo mi ricordano cose sentite su alcuni dei più prestigiosi album della Chicago Underground Orchestra in tutte le sue numerose forme. La rigidità richiesta in campo di perizia tecnica c'è tutta e il disco scorre senza sbavature esaltando il lato compositivo della band, che raramente indulge nella reiterazione dei giri: il rischio che si corre è quello di incappare in passaggi procura-orchite assicurati. Ma per tutta la durata del CD non ve ne è traccia: un plauso quindi ai tre giovani, minimali per quanto riguarda la formazione, il più classico dei powertrio. Un amore viscerale per la scena di Chicago dunque li porta ad elaborare una loro formula piuttosto personale, le atmosfere sono sempre presenti e il disco ne sente il peso, ma la leggerezza con cui riescono a portare avanti il discorso è encomiabile. L'ultimo paragone che mi affiora in mente è con i pavesini Ultraviolet Makes Me Sick, altro combo dedito alla postrockjazzizzazione degli strumentali. Istituire un confronto sarebbe stupido e mancherebbe di rispetto verso entrambe le formazioni. Ma una speranza di vederli sullo stesso palco sarebbe un piacere eccessivo... |