Soerba - 1996 Beside 2002 (Mescal/Sony, 2002)
Chi non ricorda il singolone del '98 I Am Happy? Confessatelo: almeno una volta anche voi dovete aver canticchiato inconsapevoli "I'm very happy because the pop is pop/I'm very happy because the pop is love..."! Non vi condanneremo per questo, anche perchè non credo che sussista il pericolo della reiterazione del reato in futuro, specie dopo questa loro inutilissima uscita discografica: una raccolta di quindici brani, la maggiorparte dei quali già pubblicati come b-sides nei CD singoli, più alcuni inediti. La musica è quella che ci si aspetta: pop legatissimo agli '80, con tastierina e testi conditi di finti filosofismi e di ironia malriuscita. L'attitudine è quella di coloro i quali si credono dei geni, cosa che mi da' noia ad ogni nota e soprattutto ad ogni parola; ma anche facendo finta di non accorgersi di ciò, ci restano nelle orecchie dei bei suonini puliti, generalmente soffici e suadenti, ma assolutamente vuoti ed inutili a parer mio. L'inizio non è male: Oggi Non Ho Fatto Niente ricorda subito i Depeche Mode, poi salta fuori il fantasma dei Bluvertigo (che rimarrà lungo il resto del disco), e risulta pure abbastanza carina, dopo tutto (a parte la voce insopportabile). Ma già con la seconda canzone (Un Po' D'Aria), pure gradevole, ma vuota vuota, mi ritornano i dubbi... che sono presto confermati dalla menosissima Mi Avveleno La Testa, dal ritornello pietoso e dai testi volutamente assurdi e insignificanti, davvero irritanti. Sempre sottintendendo di tenere la testa spenta, Altrove riesce a creare delle gradevoli atmosfere, nonostante la lunghezza di quasi sei minuti la renda soporifera. Perenni propone delle liriche ben studiate... "Si credono tutti un po' perenni/magari tu no/non ci pensi/si credono tutti un po' perenni/ma solo un po'"... Ehm. Per fortuna il giro di basso nel refrain mi risveglia dal torpore. Il singolone prima citato viene irrimediabilmente distrutto nella sua Beach Version: se già ai tempi era una bella boiata, adesso, sostituito il suono originario con il noiosissimo clap-clap delle mani, resta una canzonetta davvero insulsa, che non riesce nemmeno a provocarmi una qualche reazione emotiva (indimenticabile comunque il passaggio "quando mi sveglio mi sento più allegro se ascolto una canzone senza spessore"...). L'easy-listening leggero e senz'anima predomina anche sul resto del lavoro e non merita ulteriori commenti, se non per la calda Stelle e per L'Ultima Cena, praticamente un plagio di Franco Battiato. Il lavoro è però risollevato dai quattro piacevoli strumentali sistemati sul finale. |