Six-Fing Thing - Self-Portrait As A Venerable Shrub (DogFingers, 2003)

Credo (anzi, lo so per certo, avendo fatto una piccola ricerca in Internet) che molti di quelli che hanno recensito questo CD siano rimasti un po' spiazzati dalla proposta musicale. Self-Portrait As A Venerable Shrub è un disco molto complesso ed elaborato, nonostante ciò riesce a mantenere una forte impronta melodica e questo mentre i Six-Fing Thing miscelano una serie di influenze "a tre e sessanta" in modo un po' "passato", quasi come il sapore del vino barricato che sa un po' della botte nel quale è stato invecchiato. James Cobb, che è il deus ex machina del gruppo (oltre che degli Pseudo Buddha), è anche noto come visual-artist, altro punto di contatto con il vecchio Captain Beefheart che sicuramente avrà influenzato la sua adolescenza, inseme a Frank Zappa. Nonostante ciò credo che sdoganare frettolosamente questo disco come prog sarebbe quantomeno superficiale; infatti, nonostante il suono a momenti sia un po' "antico", le canzoni spaziano agevolmente in campi molto diversi. Se qualcuno di voi ricorda un vecchio jazz/progster svizzero di qualche anno fa, Mani Neumeier, questo potrebbe aiutare un po'; ma anche qui potrebbe essere limitante, quello che suona vagamente "old school" sono gli arrangiamenti. Eppure il tempo hip-hop della jazzata The Basic Nobility Of A Small Boy, le atmosfere a tinte fredde di Banana Tree Roots With Ants e della title track, le fughe free di Slaves Of Time, le atmosferone prog-orchestrali di Wisdom e Wisdom Returns - che evoca alcune cose di Meredith Monk - non sono solo "roba vecchia". Tonalità progressive? Certamente! Ma un disco molto particolare: la risposta progressive ai Jackie-O Motherfucker?.

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