Sigur Ros - ( ) (Fat Cat/PIAS, 2002)

Attesissimo, forse più del nuovo Godspeed You Black Emperor!, il secondo disco degli islandesi che con Agaetis Byrjun lasciarono a bocca aperta un bel po' di ascoltatori: dalle terre del ghiaccio questi strani ometti suonavano qualcosa di evocativo ed atmosferico come non si era mai sentito prima. Devo ammettere di aver amato il disco debutto alla follia. E devo ammettere di essermi avventurato nell'ascolto di questo disco (senza titolo, solo un simbolo) con molta paura. Dopo una settimana ed una dozzina di ascolti non sono ancora riuscito a capire se è un lavoro effettivamente valido oppure se si tratta di un pacco di dimensioni epocali. Vi spiego brevemente che cosa mi succede: metto su il disco, preferibilmente in momenti di quiete, di sera, in biblioteca mentre studio ecc.; vengo subito rapito dalla prima traccia: un suono etereo dilatato (molto più che nel disco precedente) mi avvolge. E la stessa sensazione si prova fino a metà disco circa, quando, tutto ad un tratto, sento un impulso incredibile (ed inspiegabile) a cambiare disco. Davvero, non riesco a spiegarmelo. E' un disco "semplice" (ovvero "non complesso"), ma di una lentezza che talvolta può irritare e di sicuro può stancare, i "crescendo" durante il disco sono veramente pochi e per questo motivo il lavoro sembra monocorde ed in un certo senso piatto. Il pianoforte talvolta mi sembra niente più che un Richard Clayderman fatto passare per avanguardia. Solo col tempo mi renderò conto dell'effettivo valore di questo, indubbiamente pretenzioso, disco. Di sicuro a chiedere in giro ai negozianti di queste parti sta vendendo tanto, forse troppo. Una sufficienza con diritto di riserva.

Non ci sono parole per descrivere la brezza invernale che ti accarezza,
smossa dalle note toccanti di quest’album. Pura poesia. Poesia elettronica.
In cui è facile perdersi. Per poi ritrovarsi alla limitante vita di sempre,
cercando disperatamente un qualcosa o un qualcuno, che possa darvi solo un
minimo di quello che, ogni singolo dettaglio di questo capolavoro riesce a darvi.
Semplicemente impedibile. Semplicemente grande.
Riccardo

C’è una musica strana in questi giorni nell’aria. 
Una musica che somiglia ad una luce 
splendente ed intensa. 
Quando la ascolti     
ti promette un sogno. 
Ma è fredda la luce. E’ gelata,
viene dal ghiaccio più bianco ed eterno. 
Ascolti la musica 
e vedi il mondo distorto
contorcersi in una landa desolata e lucente;
Un bianco assassino che fulmina gli occhi 
e un gelo che trapassa il cuore. 
E perdi te stesso, 
e il bianco candore ti stringe 
nella morsa del freddo. 
La solitudine è ciò che ti resta. 
La malinconia straziante di una eternità perversa e lucente. 
Il mondo di ghiaccio è ormai un ricordo lontano. 
Ora la musica diviene più intensa. 
Scivoli sulle note.  
Sei solo nella musica bianca, 
per sempre
Federico

è un disco incredibile.
(  ) è proprio un disco che può non essere compreso, la superficie di questo 
disco è in effetti accattivante con suoni liquidi, cristallini, suadenti e 
erroneamente rilassanti (per non parlare del package del cd, che è talmente minimale, 
da risultare forse un po’ kitch...)... al primo ascolto avevo notato già certe 
piccole bellezze (come l’evidente forza dell’ultima traccia Untitled #8) ma ero 
deluso, o per lo meno mi sembrava un disco troppo semplice o semplicistico, un po’ 
"montato" ad arte senza particolari trovate musicali, delle quali invece traboccava 
Agætis Birjun. Niente di più sbagliato. Forse è proprio l’apparente semplicità insieme 
ad un profondità inaudita ed a una perfezione formale a rendere speciale questo disco. 
Mi sento dire, da alcuni, che è un disco che rilassa: per me è di una forza ed di una 
intensità inaudite, è un'opera unica non divisibile in traccie singole. Un'unica 
composizione e la maturazione del gruppo è impressionante. ( ) è cielo e terra che si 
uniscono. Tutti dovrebbero ascoltarlo da cima a fondo... E' un capolavoro assoluto.
Riccardo

4 e mezza del mattino, sono in macchina con mio fratello e sto per raggiungere il parcheggio
da cui parte il difficile sentiero di accesso verso le pareti del Wenden in Svizzera, che
propongono le vie di arrampicata piu' esigenti d'Europa.
I Sigur Ros impregnano coi loro suoni eterei  l'abitacolo dell'auto, mentre guardiamo le
pareti ormai visibili.
Due ore dopo arrampico con la stessa melodia nelle orecchie: una tranquillita' rara si
impossessa di me e mi consente di godere al massimo dell'ambiente e della salita...
Elvio

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