Signal To Trust - Folklore (Modern Radio, 2002)

Recentemente qualcuno mi ha confessato di riuscire finalmente a schiarirsi le idee sugli anni novanta. Finalmente anche noi, forse maturati, sicuramente cresciuti a pane e ad indierock, riusciamo a comprendere meglio la nostra attuale posizione. Abbiamo risentito delle influenze del postpunk e del postcore, abbiamo rovinato le nostre migliori storie d'amore e amicizie con l'emocore. Abbiamo travolto i casini quotidiani con il frastuono delle chitarre, sempre così presenti. Abbiamo giocato agli adulti con il postrock. Siamo tornati bambini con l'elettronica. E ora, entrando nel quarto anno del nuovo millennio, incominciamo a vederci chiaro e a prendere coscienza della nostra nazione alternativa. Bands quali Karate, Blonde Redhead, Van Pelt, Fugazi hanno condizionato il nostro modo di vedere e sentire la musica più di ogni altra band. Non sono stati gli storici Sonic Youth o Dinosaur Jr o Sebadoh. Non ci sono riusciti i video, non ci sono riusciti il punkrock o la lounge. Questa forma mentis che ci siamo costruiti ci impedisce oggi di distruggere un gruppo come i Signal To Trust. Una band di Minneapolis che di stacchetti postpunk, vocals al limite dell'urlo, atmosfere mature e taglienti, testi di vita vissuta fanno una bandiera. Uno stile asciutto che, però, non riesce a staccarsi dai modelli che tanto amiamo, che abbiamo appena citato, e che con così poca lucidità riusciamo a criticare. Un gran bel disco. Come tanti altri. Che non brilla di luce propria ma di luce riflessa. Che prende un voto distratto, attirato più dalle luci delle progressioni chitarristiche che dal lume dell'originalità. Non hanno il blasone nè passati gloriosi. Ma sono un ottimo gruppo.

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