Set Fire To Flames - Sings Reign Rebuilder (130701/Wide, 2001)

Tredici musicisti rinchiusi in una casa per cinque giorni con l'intenzione di effettuare un esperimento sonoro e psicologico: da questa sorta di Grande Fratello a tema musicale è nato uno scomposto collage denominato Sings Reign Rebuilder, 73 lunghi minuti durante i quali si alternano composizioni malinconiche a base di chitarre ed archi, momenti di improvvisazione, rumori sparsi e voci registrate, sempre rispettando le più tipiche caratteristiche post-rock cui ci hanno abituati bands quali Godspeed You Black Emperor!. E non è certo un caso, dal momento che, dei tredici, ben cinque fanno parte dell'ensemble canadese, e gli altri non se ne distanziano molto, facendo capo a side-project-bands quali Fly Pan Am, A Silver Mount Zion et cetera. Così, non ci si stupisce che il disco abbia inizio con il canto lamentoso e strascicato di un vecchio soprannominato Lying Dying Wonder Body (il solito barbone?), a precedere i pochi attimi splendidi e tristi di Reign Rebuilder, la traccia che apre e chiude il lavoro nel tentativo di dargli un senso di unità; e che prosegua in maniera similare, con quella forte impressione di trovarsi ad assistere ad una qualche rappresentazione dal sapore magico. Conquistano l'anima i sei reiterati minuti di Steal Compass/Drive North/Disappear, l'atmosfera inquieta e struggente di Wild Dogs Of The Thunderbolt, e soprattutto la prolungata tensione emotiva generata dagli oltre dieci minuti denominati Shit-Heap-Gloria Of The New Town Planning, in continuo, apparentemente infinito crescendo. Alcune frasi danno i soliti drammatici spunti di meditazione all'insegna di un anarchico idealismo ("Non mi possono rinchiudere, al di qua o al di là delle sbarre sono eternamente libero"), di una giusta, quasi incredula indignazione ("Ho capito cosa sta accadendo nel mondo ed è crudele, inumano"), oppure di un disprezzo senza sconti ("Jesus? Today?...I don't know, and I don't care"). Tutto incantevole e suggestivo (oppure tutto ormai prevedibile e scontato, a seconda di come la pensiate). Ma, a dire la verità, non proprio tutto: l'opera infatti risulta stavolta più confusa e frammentaria, e troppo è il tempo occupato da rumori, sibili e fruscii sparsi (incredibile soprattutto il quarto d'ora della seconda traccia!). E' questa stessa musica a spiegare che troppe parole sarebbero inutili: in buona sostanza, resta valido lo stesso discorso fatto per tutti i lavori dei GYBE!, rispetto ai quali però questo potrebbe essere considerato come una valida appendice. Da provare lasciandolo scorrere in sottofondo, in cerca di concentrazione, oppure permettendogli di entrare lentamente in profondità con i suoi suoni e rumori, in cerca di emozioni e - forse - di piccole rivelazioni.

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