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Serif’s - Black Magellano (Ethnoworld, 2002) Si conferma ad ottimi livelli la band lodigiano-bosniaca che ci aveva piacevolmente colpiti con My Sleeping Odessa. Nel frattempo, gli Šerif’s hanno trovato il tempo per partecipare alla compilation Balcaniche Frequenze, prodotta dalla Ethnoworld, l’etichetta che può essere orgogliosa di comparire anche su questo ultimo lavoro. Inoltre la band, nata da un progetto Massimo Audia ed Erman Jakupi (ai quali si erano poi aggiunti Michele Puglisi, Antonio Sisto e Michelangelo Roberti) ha portato a sette i suoi componenti, grazie alla tastiera di Paolo Scutti e alla chitarra di Paolo Cavalli. Al loro secondo lavoro gli Šerif’s dimostrano una grande personalità, ma conservano allo stesso tempo la freschezza degli esordi. Soprattutto il personale timbro vocale di Audia e la multiforme chitarra del bravissimo Jakupi conferiscono ai dodici pezzi una cifra stilistica che rende subito riconoscibili i propri autori. Si può dire, anzi, che Black Magellano costituisca una perfetta prosecuzione di My Sleeping Odessa, pur distinguendosene per una maggior attenzione ai particolari e per alcune sonorità più allegre, come appare evidente ascoltando The Greatest Krempi o la splendida Tulipan Joe And The Invisible Piano. Un titolo che aggiunge argomenti a chi scorge nella musica degli Šerif’s alcune vaghe influenze Primusiane (Drugstore Bucharest, I Was Born In Buenos Aires) già notate nel lavoro precedente. Per il resto, la musica degli Šerif’s si conferma difficilmente classificabile e molto vitale, nel suo viaggio tra diverse lingue e culture, tra la debordante Ulysses e la malinconica Violet (dove più si fanno sentire sonorità 'balcaniche'), tra le atmosfere metropolitane di Milano e lo strano valzer di Pinocchio. Continuate così! |