Mark Clifford
Chi è Mark Clifford? Seefeel, Sneakster, Woodenspoon, Disjecta, Echo Park, January, Seymour, Van Hoen, Scala, Woodenspoon non vi dicono nulla? Ed ancora, non avete mai notato il suo nome in qualche remix di Afx Twin, Mira Calix, Autechre, Bowery Electric, Cocteau Twins, Carl Craig? Credo che se anche non lo conosceste vi siate già resi conto che ci si trova di fronte ad un pezzo da novanta della scena elettronica (mai termine fu più limitativo) inglese. Sappiate che i soli Seefeel potrebbero già valergli un meritato ingresso nell'olimpo di chi è riuscito a spingersi oltre i confini dei generi, oltre alle convenzioni di musiche trite e ritrite ma soprattutto oltre le colonne d'Ercole della di ciò che l'orecchio è abituato a sentire. Mark Clifford e soci hanno trasformato quello che poteva essere un gruppo "shoe-gazer" in una nave dei dei folli che andava alla deriva fra loop di batteria e chitarre liquide, filtri vocali e suoni lavorati tanto da divenire incorporei, un gruppo che ha saputo essere sia melodico ed armonioso sia cupo ed ossesivo. Come se ciò non bastasse, Clifford ha dato vita ad innumerevoli progetti, ha remixato ed è stato remixato, credo che i nomi elencati in precedenza siano più che sufficenti a testimoniare che non si tratti propriamente di uno qualunque.
Sodapop: Anche se Quique ha venduto piuttosto bene, penso che i Seefeel siano stati una delle band più sottovalutate di sempre, anche se è vero che per molta gente rappresentate una vera e propria istituzione della musica elettronica/sperimentale. Puoi spiegarci come avete fatto a dare vita ad un suono così originale? Possibile che siano state solo circostanze fortuite?
Mark Clifford: Non c'è stato nessun processo conscio dietro ai Seefeel, se non per il fatto che ad un certo punto, abbastanza agli inizi, io volevo fare qualcosa di diverso e sono stato piuttosto fortunato a trovare tre persone come Sarah, Darren e Justin con cui condividevo lo stesso tipo di desiderio. In questo modo, si può dire che non sia stato un processo matematico in termini di aggiungere "a" a "b" per ottenere "x". Ciò non toglie che comunque adottassimo determinati parametri quando scrivevamo i pezzi o quando registravamo e questo senza dubbio ci ha aiutati a definire un nostro suono. Per esempio noi ci eravamo imposti una regola riguardo al fatto di non avere una ritmica ingombrante e anche di non avere più di tre strati di chitarra a pezzo. Questo in un modo o nell'altro si può dire che ci abbia costretti a lavorare duramente per focalizzare i dettagli.
S: Sei ancora sorpreso dal fatto che ci sia ancora così tanta gente che è legata alla musica che avete creato? Quali sono state le maggiori gratificazioni che hai ricevuto dalla musica?
M: Beh ti confesserò che all'epoca è stato già piuttosto sorprendente il solo fatto che la nostra musica piacesse. Così sì, è veramente bello che ci sia gente che sta ancora scoprendo i Seefeel o Disjecta oggi e che oltretutto gli piacciano. Se devo essere onesto io farei musica anche se il mio lavoro non interessasse a nessuno, in fin dei conti è la cosa che amo più di qualunque altra. Partendo da questo presupposto, ogni vendita non preventivata per me è stata solo uno stimolo in più.
S: Afx Twin, Mira Calix, Autechre, Bowery Electric, Cocteau Twins, Carl Craig...è incredibile con quanta e quale gente tu abbia collaborato: sei stato tu a cercarli o loro a cercare te perché erano fan di Marc Clifford?
M: Entrambe le cose, con Richard (Afx) ci siamo incontrati attraverso la nostra comune etichetta (la Warp ndr-) ed abbiamo semplicemente pensato che sarebbe stato interessante vedere che cosa potevamo fare con la nostra musica, soprattutto perché a lui sembrava piacere molto ciò che facevamo. È andata più o meno allo stesso modo con gli Autechre, se si esclude il fatto che in quel caso era stata la Warp stessa a suggerire che ci scambiassimo i remix. Ma con i Cocteau Twins, Mira Calix, Bowery Elecrtric etc...si sono sempre fatti avanti loro per primi poiché pensavano che io potessi aggiungere qualcosa alla loro musica. Con i Cocteau Twins è stato particolarmente bello dato che io ero cresciuto ascoltando i loro album ed è stato un vero e proprio privilegio poter scegliere fra le loro vecchie quali tracce remixare. Sinceramente è stato come un sogno, un vero lusso.
S: Ascoltando I vostri dischi sembra quasi che man mano che i Seefeel si avvicinavano alla fine diventaste sempre più eterei e cupi. Ho anche sentito che avete praticamente smesso di suonare dal vivo in quel periodo, perché?
M: Il problema con i Seefeel era che avevamo iniziato per pura passione e poi è diventato un lavoro piuttosto duro. Come ho detto in precedenza io faccio realmente musica per il fatto che amo farla e nulla di più, così quando per la prima volta ci siamo trovati a firmare un contratto e potevamo andare in studio per realizzare tutte le nostre idee noi galleggiavamo letteralmente nell'aria dalla gioia. Purtroppo tutti gli aspetti economici della cosa, le ore passate in viaggio per suonare, fare infinite interviste è diventato sempre più pesante, così mi sono trovato a chiedermi perché più avevamo successo più per me diventava difficile sedermi a casa e creare della musica. In altre parole è diventato uno strano dilemma, così col trascorrere del tempo giunse il momento di registrare Succour, la mia testa era in uno stato totalmente diverso dai tempi di Quique ed era naturale che il suono mutasse. Se io ascolto Succour ora, è così claustrofobico che penso rifletta veramente il modo in cui mi sentivo in quel periodo. Allo stesso tempo la storia dei live è diventata progressivamente sempre più stancante. I Seefeel erano una cosa difficile da portare dal vivo, perché tutto doveva essere ben equilibrato. Non potevamo semplicemente salire sul palco ed attaccare il jack in un ampli, alle volte poi c'era poco tempo per i soundchecks così finiva per divenire ancora più stressante. Noi eravamo veramente fortunati ad avere Mark Van Houen (Locust) che curava il nostro suono dal vivo, perché faceva veramente un gran lavoro. Se poi aggiungi a tutte queste cose le innumerevoli ore passate in viaggio etc...capisci perché divenne più di quanto io potessi sopportare in quel periodo. Penso che vivrei tutto molto meglio ora anche perché ho un po' più di esperienza.
S: Da qualche parte ho letto che non siete mai stati molto soddisfati di come è venuto fuori Ch-Vox, oltretutto la maggioranza dei critici lo considera il vostro disco meno riuscito. Io invece penso che per l'epoca fosse una scelta veramente coraggiosa quella di fare uscire un disco così scheletrico. Come lo vedi in retrospettiva? Ci sono state delle ragioni particolari per il vostro cambiamento di etichetta (dalla Warp alla Rephlex)?
M: In realtà a me è sempre piaciuto abbastanza Ch-Vox. é stato registrato per la Rephlex più che altro come atto di amicizia per il quale eravamo già d'accordo ancora prima di firmare per la Warp, così non è stato un vero e proprio cambio di etichetta. Noi firmammo un contratto con la Warp per cinque album e nel contratto comunque era incluso anche che potessimo fare il disco su Rephlex. Quando Ch-Vox fu realizzato noi eravamo ancora sotto contratto con la Warp e tecnicamente lo siamo ancora.
S: I giornalisti hanno sempre avuto molte difficoltà a definire la vostra musica. "Ebm, dub-alterato, isolazionismo morbido, trance, shoegazers in acido", penso di aver sentito qualunque cosa riguardo a ciò che suonavate. In realtà ci sono molte interviste in cui voi affermavate che l'unica cosa che vi interessava era suonare. Credi che ci siano ancora gruppi conosciuti o sconosciuti che secondo te incarnano lo stesso tipo di attitudine e che arrivano agli stessi strani risultati a cui arrivaste voi?
M: Le etichette sono sempre state una cosa piuttosto noiosa per noi, anche perché eravamo consci di non assomigliare a nessun gruppo in particolare, così era come se qualcuno stesse cercando di affibbiarci un'etichetta. Io che le etichettazioni all'epoca fossero anche più rigide di oggi (si vede che non abiti in Italia -ndr-), poi negli ultimi anni le barriere fra i generi sono state ulteriormente minate e la musica sembra ancora più frammentata cosa di per sé positiva se non fosse per il fatto che molti gruppi sembrano mixare elementi musicali differenti per il puro gusto di farlo che per il fatto che stiano realmente bene assieme. Se hai in cantiere di mixare musica folk e r'n'b, sulla carta potresti anche produrre qualcosa di nuovo, ma nella realtà ciò non garantisce che tu ottenga un buon risultato. Ascoltando molti nuovi gruppi sento molte cose interessanti, penso che il crescente uso di tecnologia con cui la gente può lavorare a casa abbia avuto molto peso in ciò. Penso anche che si sia venuta a creare una nuova etica punk in questo modo di fare musica. Penso che molti dei ragazzi su Mego abbiano un'attitudine simile a quella che avevamo noi sia per ciò che riguarda l'amore per la musica che per il modo in cui la fanno e cioè interessandosi strettamente solo al fatto di suonare.
S: Qualcuno mi ha detto che seguendo il passaggio dai Seefeel a Disjecta c'è una certa linearità, che ne pensi? È una grossa responsabilità convivere con un passato così glorioso?
M: É sempre stato difficile anche perché i Seefeel sono sempre stati molto apprezzati, così realizzare musica con il mio nome o con un moniker o altro ha sempre avuto le sue difficoltà, a ciò poi devi anche aggiungere che la gente avrebbe comunque fatto dei confronti e ne ero conscio. Io poi credo anche che per me fosse ancor più difficile perché i Seefeel sono sempre stati considerati il mio gruppo e la gente mi prendeva in considerazione me per ciò che sarebbe riguardato ogni possibile sviluppo della band. Ma questa è qualcosa che immaginavo e che sapevo sarebbe accaduto ed in parte ciò spiega anche la ragione per cui abbia impiegato così tanto a creare nuovo materiale, soprattutto materiale in cui fossero presenti delle chitarre. Comunque oggi sento molta pressione in meno rispetto a qualche anno fa.
S: Quali sono le principali differenze fra il tuo "modus operandi" di ora e quello che utilizzavi con i Seefeel, se si esclude il fatto non sottovalutabile che ora sei da solo?
M: Era molto più facile essere in gruppo come con i Seefeel anche perché c'erano quattro persone con te e c'era sempre qualcuno pronto a suonare o a tirare fuori nuove idee. È molto più difficile lavorare da solo perché non sono la persona più decisa del mondo ed anche se posso essere contento della musica che sto facendo, c'è sempre una parte di me che non la vuole fare uscire. Anche in questo comunque sto migliorando, il CD con il nuovo materiale che ho dato alla Warp il mese scorso (scoop!! -ndr-) è stato il primo che ricevevano da me negli ultimi cinque anni. Non perché non componessi più o perché non fossi felice di ciò che facevo, è solo a volte faccio un po' il prezioso, anche troppo! Finalmente ho sentito una vocina nella mia testa che mi ha detto: "Cazzo! Che hai da perdere?"
S: Dopo che i Seefeel si sono sciolti è seguita una galassia di progetti paralleli: Sneakster, Woodenspoon, Marc Clifford, Disjecta, Echo Park, January, Seymour, Van Hoen, Scala, Woodenspoon. Una crisi di identità? Iperattività? Amore per la musica? C'è gente che faticherebbe a credere che abbiate fatto così tante cose.
M: Penso che "crisi di identità" sarebbe la risposta più adeguata, quanto meno per il sottoscritto. Gli Sneakster potrebbero essere l'esempio più lampante di ciò che intendo dire. Quello è il disco di cui sono meno soddisfatto in tutta la mia discografia ed è anche quello che fatico maggiormente ad ascoltare. All'epoca era così dura convivere con lo spettro dei Seefeel che la semplice fuga mi sembrava già una soluzione e dato che stavo aiutando la mia amica Sophie a realizzare alcuni pezzi ne è uscito fuori un disco intero. Mi piacque molto realizzare quel disco, ma ora non mi piace molto il risultato. Oggi mi suona strano, quasi come se non capissi da dove è uscito fuori. Se dovessi sedermi e fare un altro disco come quello non saprei veramente da dove incominciare. È quasi come se un'altra parte di me avesse preso il sopravvento per un po' di tempo e mi avesse completamente trasformato.
S: Cosa fate tu ed il resto del gruppo per guadagnare da vivere ora? E quali sono i progetti in cui sei impegnato tu e gli altri tuoi ex soci? Sempre che tu lo sappia.
M: Sono rimasto in contatto solo con Darren e sembra molto felice ora. Di tutti i membri dei Seefeel è l'unico con cui so per certo che prima o poi finirò per suonare ancora. Non so che stia facendo Sarah, lei ha la sua testa e l'avrà sempre, cosa che mi sta anche bene.
S: Hai creato la tua etichetta (Polyfusia) ed hai fatto uscire qualche disco, principalmente progetti in cui sei coinvolto in prima persona. Perché? In fin dei conti sono sicuro che avresti potuto trovare un'etichetta molto agevolmente, no?
M: In realtà non saprei, penso di aver parlato spesso di fare un'etichetta e sarebbe rimasta solo una fantasia se non fosse stato per Alix che è gestisce la Polyfusia e che voleva farla a tutti i costi con me. Credimi lei fa veramente un buon lavoro. So che ci sono molte persone che potrebbero fare uscire la mia musica, ma io ho registrato per poche etichette fino ad oggi e la Warp è stata l'unica di cui sia stato sempre soddisfatto. Mi piace ancora l'idea di poter lavorare con loro ed iniziare una nuova relazione con una nuova etichetta mi sembrerebbe faticoso. Poi avere la mia etichetta mi da soprattutto la possibilità di realizzare musica quando e come voglio.
S: Puoi dirmi cosa c'è nel futuro di Marc Cliford dei Disjecta e della Polyfusia?
M: Per la Polyfusia ci sono un po' di dischi in cantiere, sia miei che di Mira Calix ed abbiamo anche intenzione di far uscire il cd degli AMM che vengono dal Messico.
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Il sito non ufficiale del gruppo: http://music.hyperreal.org/artists/seefeel.
Il sito dei side projects: http://members.iglou.com/artbear/seefeel.html.
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