Scientist - Wins The World Cup (Greensleeves/Goodfellas, 1982)
Tra le varie cose che mi piacciono del dub, una in particolare riesce ad esaltarmi: l’apparizione di frammenti vocali del brano originario. Così, isolati e come venuti fuori dal nulla. Il primo esempio che mi viene in mente è Money di Linval Thompson, che in mano a King Tubby diventa Straight To The Capitalist Head: quell’interrogativo sofferto e cosciente (“How can a man be happy/When he ain’t got nothing?”) introduce il brano e ne stabilisce il clima, giusto prima di sfumare in una serie di effetti. Poche parole che rendono politico un brano strumentale.
Ecco, in questo album di Scientist ce ne sono un bel po’ di pezzi così. Più lovers e meno impegnati, ma capaci di imprimersi nella memoria al volo, e probabilmente più a fondo - qui sta la potenza - dei relativi originali (che purtroppo non ho, ma che vorrei trovare). Hopeton Brown è cresciuto alla scuola di King Tubby, per poi camminare sulle sue gambe e realizzare nel corso degli anni ottanta una serie di bizzarri concept album di cui questo - a tema evidentemente calcistico - è un esemplare. Henry “Junjo” Lawes mette a disposizione le canzoni (la Roots Radics Band stende i ritmi allo Channel One, le ugole di Hugh Mundell, Wayne Jarrett e Johnny Osbourne pensano alle voci, e sospetto che si tratti di materiale della decade precedente…), il Re il suo banco di mixaggio, lo Scienziato il suo genio. Linee di basso mai così prominenti, piene e lineari. Rarefazione a tratti spettrale. Azzardo ed avventura al massimo. E quei frammenti vocali di cui sopra.
Essendo i brani privi di titoli (ma divisi in "Ten Dangerous Matches", quattro "Extra Time" fino a ieri editi solo su rari dub plates ed un "Golden Goal" finale altrettanto raro), useremo anche noi i numeri: precedenza assoluta per la traccia numero tre (Jacqueline di Mundell) e per la tripletta dalla dieci alla dodici. In quest’ultima, starò sognando, metrica ed intonazione di una voce finale mi hanno per un attimo rimandato ai bei giorni felici di Morrissey e dei primi Smiths, addirittura. D'altronde, non era stato forse il vecchio Moz a dichiarare che il reggae è la musica più razzista che esiste, perché sancisce la superiorità definitiva della razza nera su quella bianca?
     
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