Satantango - Downhill (Vinza, 2002)

Di recente formazione, i cinque Satantango da Lodi (il cui nome è preso in prestito da un estenuante film ungherese in b/n che sono ansioso di scoprire) sono in realtà eredi naturali dei disciolti Tupelo e Playground, le band dei compianti Stiv Livraghi e Alessio Zagatti (ai quali è peraltro dedicato il disco): vocalist della formazione è infatti Anna Poiani, già bassista nei Tupelo e compagna di Stiv; ed assieme a lei ritroviamo Massimo Audia (chitarra, attivo in entrambe le band, ed ora a capo dei Serif’s), Luca Fusari (chitarra, dai Playground), Simone Curioni (chitarra nei Tupelo, ora al basso) e Luca De Biasi (batteria, Playground). Non è difficile intuire che la formula sonora sia rimasta orgogliosamente la stessa, all'insegna di un rock n'roll sempreverde, segnato da sfumature garage/blues, suonato visceralmente (e pertanto "sporco", sentito) ma alla perfezione (suono eccezionale). Sciorinano come influenze nomignoli quali PJ Harvey, Patti Smith, Thin White Rope, Mark Lanegan, Captain Beefheart, Tom Waits, e di quest'ultimo oltretutto coverizzano ottimamente Big In Japan. Ma la voce di Anna, malata e sofferta, ricorda piuttosto quella di Thalia Zedek dei Come, benchè si dimostri capace di variazioni ben maggiori (che facilitano talora altri paragoni, dalla già citata "sacerdotessa" alla signora Love). Stupisce soprattutto la malevola, trascinante sensualità di Leash ("sarò il tuo cane/a pranzo e a cena/sarò la tua puttana/quella che tieni al guinzaglio/quella che non scopi mai"...sino all'invito finale "drop the leash!"). Ma è stupefacente addirittura la bellezza di un brano ricco di fantasia e di emozioni come Alligator, che non mi stanco di ascoltare: fossero così tutti i brani, da me un disco simile avrebbe guadagnato senz'altro un giudizio maggiore. Onestamente, però, meno mi emozionano i momenti in cui si ritorna ad un rock forse "eticamente" più puro ma in fin dei conti standardizzato (la conclusiva The Clock Of Life), che apprezzeranno più che altro i tradizionalisti. L'intero disco è cantato in inglese, ma all'interno del booklet sono riportate tutte le liriche (opera di Livraghi) in italiano; buona idea, anche se meglio sarebbe stato forse l'inserimento pure del testo originale per poter meglio seguire le evoluzioni della voce di Anna.
Un lavoro, riassumendo, che - lungi dall'abbandonarsi ad un autocompiaciuto ripasso del r n'r - non soltanto sa dire qualcosa creativamente, ma sa dare anche più di qualcosa in termini di good vibrations, catturando l'anima all'aumentare degli ascolti.

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Satantango - Mr. Bore (Wallace, 2004)

Se Satantango vi risulta nuovo credo che Tupelo potrebbe invece riportare a galla qualche ricordo di un gruppo scomparso per un brutto scherzo del destino. Se le chitarre di Livraghi erano ruvide e calde quando i revival rock, blues e garage non erano neanche ancora in fase embrionale, i Satantango si sviluppano da lì e quindi si fanno apprezzare ancor di più per la genuinità. Rock’n’roll, blues, garage come dicevamo, ma con piglio e spirito: un bel tiro che scivola via senza fare nessuna fatica, complice l’ottima registrazione del solito Magistrali. Ascoltando i Satantango mi sono venuti in mente parecchi nomi che Spino elenca come Patti Smith, Thin White Rope, Tom Waits, P. J. Harvey (Ode To Mark Sandman), a cui a me verrebbe anche da aggiungere i Come (Tropic) prima che rallentassero e qualche Spencer-ismo assortito. Gran voce, ed alcuni pezzi efficacissimi (Bluer e Night Of The Soul), riff assasini (Mr. Bore), produzione “ad hoc” e qualche momento di notevole intensità. In realtà a dispetto del titolo se c’è una cosa di cui non si può accusare quest’album è di annoiare. Un disco che forse deluderà chi si aspetta la Wallace dei dischi “storti”, ma che avrebbe fatto la gioia del catalogo Vox Pop di qualche anno fa, ma la qualità rimane comunque e non credo che in molti sarebbero capaci di arrangiare dei pezzi a questo livello. Un disco che “suona americano”, beh per questo disco si può dire senza indugio (forse anche un po’ australiano però.. ha, ha, ha). Se una critica si può fare ai Satantango è quela di rifarsi ad uno schema o ad una tipologia di pezzo molto usata, ma visto che la padroneggiano molto bene e che non sembrano essere interessati a procedere diversamente si accetta di buon grado, in fin dei conti "it's only rock'n'roll but...".

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