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live reviews
| The Ian Fays - The Damon Lessons (Homesleep / Audioglobe, 2006) |
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| Reviews |
| Marcello Ferri |
| 11 September 2006 |
Da
un pò lo si pensava in giro, a torto o a ragione: in Homesleep c'era
un'aria un pò pesante, stantia. Da qui la svolta (decisamente indie
pop): una ventata d'aria fresca proveniente da una folta schiera di
gruppi (quasi tutti stranieri) che hanno saputo rinnovare l'immagine
della label bolognese: dopo gli scoppiettanti Austin Lace e l'ottima
uscita di Ant, (per non parlare del nuovo Sodastream in arrivo), ecco
l'esordio delle sorelline californiane Fay, rispettivamente Sara e Lizz
e tutto il seguito. Fuori dai denti: The Damon Lessons è un lavoro
bellissimo quanto inutile.
Certo, se avete dei cuoricini fragili e non vi infastidisce
l'immaginario (assai logoro) di lolite pop incarnato alla perfezione
dalle gemelline - con i loro abitini anni sessanta e la cremina per le
mani nella tasca per il dopo-concerto - questo è un album veramente da
avere; insomma le Ian Fays sono un nome grosso per Homesleep che così
può risponderere colpo su colpo contro chi, finora, non ha amato
l'etichetta. Purtroppo devo ammettere che sono tra quelli che si è
fatto stregare dal questo disco come un fesso. E, badate, ciò è
successo ben prima di vedere le ragazze dal vivo (in questo caso:
basso, chitarra, voce e tastierina casio e nulla più); ben prima di
constatare che non sanno nemmeno tenere uno strumento in mano e,
comunque, prima di incrociarne una mentre usciva dalla cabina Sebach,
il leggendario bagno chimico, proprio quando il sottoscritto ci stava
per entrare. Difficile credere che due
ragazze così carine vengano snobbate alle feste e chiamino in lacrime il papà che le
riporti a casa. Ma da fesso sognatore ci voglio credere lo stesso e,
così, come un bigino dei primi amori post adolescenziali, Damon Lessons
colpisce nel segno con undici canzoni adorabili e straordinariamente
dolci, sulle quali spiccano i tappeti elettro pop di The Dance Song, I
Lifted Myself Up e la malinconia sbarazzina di Hotel, poco prima del
brano capolavoro 16 Weeks. Poi tirate fuori tutti i nomi che volete: su
tutti Belle And Sebastian, Azure Ray, The Magnetic Fields...anzi! se
adorate questi gruppi siete già sulla buona strada per non ridacchiare.
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Da
un pò lo si pensava in giro, a torto o a ragione: in Homesleep c'era
un'aria un pò pesante, stantia. Da qui la svolta (decisamente indie
pop): una ventata d'aria fresca proveniente da una folta schiera di
gruppi (quasi tutti stranieri) che hanno saputo rinnovare l'immagine
della label bolognese: dopo gli scoppiettanti Austin Lace e l'ottima
uscita di Ant, (per non parlare del nuovo Sodastream in arrivo), ecco
l'esordio delle sorelline californiane Fay, rispettivamente Sara e Lizz
e tutto il seguito. Fuori dai denti: The Damon Lessons è un lavoro
bellissimo quanto inutile.
Certo, se avete dei cuoricini fragili e non vi infastidisce
l'immaginario (assai logoro) di lolite pop incarnato alla perfezione
dalle gemelline - con i loro abitini anni sessanta e la cremina per le
mani nella tasca per il dopo-concerto - questo è un album veramente da
avere; insomma le Ian Fays sono un nome grosso per Homesleep che così
può risponderere colpo su colpo contro chi, finora, non ha amato
l'etichetta. Purtroppo devo ammettere che sono tra quelli che si è
fatto stregare dal questo disco come un fesso. E, badate, ciò è
successo ben prima di vedere le ragazze dal vivo (in questo caso:
basso, chitarra, voce e tastierina casio e nulla più); ben prima di
constatare che non sanno nemmeno tenere uno strumento in mano e,
comunque, prima di incrociarne una mentre usciva dalla cabina Sebach,
il leggendario bagno chimico, proprio quando il sottoscritto ci stava
per entrare. Difficile credere che due
ragazze così carine vengano snobbate alle feste e chiamino in lacrime il papà che le
riporti a casa. Ma da fesso sognatore ci voglio credere lo stesso e,
così, come un bigino dei primi amori post adolescenziali, Damon Lessons
colpisce nel segno con undici canzoni adorabili e straordinariamente
dolci, sulle quali spiccano i tappeti elettro pop di The Dance Song, I
Lifted Myself Up e la malinconia sbarazzina di Hotel, poco prima del
brano capolavoro 16 Weeks. Poi tirate fuori tutti i nomi che volete: su
tutti Belle And Sebastian, Azure Ray, The Magnetic Fields...anzi! se
adorate questi gruppi siete già sulla buona strada per non ridacchiare.