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The Freeks - 18/09/09 Arci Kroen (Villafranca - VR) |
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Written by Emiliano Zanotti
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Sunday, 11 October 2009 |
Riapre i battenti la residenza di campagna del Kroen dopol'estate passata in città e lo fa all'insegna degli ospiti stranieri. I Freeks,da San Diego e dintorni, dopo aver registrato un album pieno zeppo di mostrisacri dello stoner, sono in tour con ungruppo che raccoglie, intorno al chitarrista Ruben Romano, batterista delleprime formazioni di Nebula e Fu Manchu, ex membri di ZenGuerrilla e Heaters.

Il quartetto è discretamente eterogeneo, col chitarrista disinistra e il bassista colored, veri assi portanti del gruppo, tranquilli eordinati, Romano, barbone e bandana, che sembra uscito da una puntata di Sonsof Anarchy e Andy Duvall, il batterista, che si direbbe prelevato a forza dauna bettola della downtown. Inondati da orrende luci caleidoscopiche in stile sweetLondon, i nostri non indugiano troppo in finezze, macinando per tre quartid'ora un hardrockaccio chitarroso e abbastanza melodico, che a me sapeva tantodi ascolti di fine '80, Black Crowes tanto per dire, ma che,evidentemente, ha le sue radici molto più in là, nella musica dei connazionaliBlue Cheer o addirittura nei Led Zeppelin più hard blues; fa testoil pezzo cantato dal batterista in libera uscita, sostituito dietro le pelli daun Romano che torna all'antico strumento. E' proprio Duvall il mattatore dellaserata: zazzera grigia e scapigliata, tatuaggi a oltranza, maglietta lurida;passa più tempo ad ammiccare e gigioneggiare che non a suonare, raggiungendol'apoteosi nel ruolo di cantante, contorcendosi giù dal palco e invitando alladanza alcune donzelle delle prime file. Per il resto, non molto da segnalare,se non le solite cose: dimenarsi di teste e culi, urlacci, schitarrate, ilsolito, vecchio "only rock and roll", ben lontano dal suono desertico chequalcuno si aspettava. Certo, è il revival del revival: vi viene in mente diqualcosa di meno cool del suonare cover di Canned Heat e soprattutto deiVan Halen? Eppure è musica che fa le scarpe a praticamente tutto l'indierock'n'roll del cazzo, ricordandoci che non è roba per ragazzini con le scarpe divernice e/o la frangia. Quattro tipi da motoraduno e non suoni come un'offesa:musica che puzza di birra e sudore da svenire (anche in questo caso è ilbatterista, unico uomo al mondo dotato di asta del piatto con supporto perlattina incorporato, a far scuola), chedura il tempo di una serata e tutto sommato va bene così. È il fascino di ungruppo divertente e splendidamente inutile, oltretutto non più delle tantebolse cariatidi della musica indipendente che calcano i palchi e ammorbano lenostre orecchie di questi tempi.
Foto di Enrico Ravanini
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