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Pan del Diavolo - 23/08/09 Festa Di Radio Onda D'Urto (Brescia) |
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Written by Emiliano Zanotti
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Thursday, 24 September 2009 |
Se il valente Giorcelli, con gentile signora, si sobbarca i
quasi 400 chilometri che dividono Brescia dalle spiagge della Maremma per
assistere al concerto dei Pan Del Diavolo, qualcosa deve pur esserci. Fiuto
l'affare e prontamente, copro la distanza fra casa mia e la Festa di radio Onda
d'Urto (circa un decimo della loro), sita nell'ormai pusher-free area di via
Serenissima. Quando sarà debellata anche la piaga dei bonghisti si aprirà
finalmente una nuova età dell'oro.
I due palermitani appaiono, stasera, in apertura al gruppo
locale de I Luf e riuniscono ovviamente un pubblico assai limitato,
anche se molto selezionato, fra cui due ineffabili vecchietti piazzati, con
sedie pieghevoli, a ridosso delle transenne. I musicisti, posizionati a filo
del palco, giusto per non perdersi nella distesa che ospita, solitamente, band
ben più numerose, sfoggiano camicia e calzoni buoni, pettinature degne del Solito
Ignoto Ferribotte, due chitarre e grancassa. Il minimo indispensabile,
insomma. Rispetto al CD, carino ma non imperdibile, dal vivo l'approccio è
decisamente più rock'n'roll che blues, grazie anche a un repertorio che
privilegia i pezzi nuovi rispetto a quelli del demo, che non viene neppure
eseguito per intero; si affievolisce, nella furia del live, anche l'influenza
di Rino Gaetano, mentre nei pezzi nuovi fa capolino un Capossela
assai meno compiaciuto e tronfio di quello attuale, il tutto condito da una
sana sicilianità che conferisce al tutto un tocco personale. Solo un piccolo
calo di tensione, a metà della mezz'ora di concerto, quando sul palco rimane
un'unica chitarra e si perde un po' lo spirito chiassoso, indispensabile per
inquinare lo stile cantautoriale, ma per il resto si procede con tiro notevole
e con una varietà di scrittura che non fa trasparire i limiti posti dalla
scarsità di strumenti.
Dopo di loro, I Luf, su cui non mi dilungherò. Solito folk
dal sapore celtico che, fossimo sul finire degli anni '70, farebbe furore nei
Campi Hobbit, mentre oggi, chissà perché, manda in brodo di giuggiole i
pronipotini di Stalin. Dio stramaledica i Pogues. E i Modena City
Ramblers, quelli sempre.
(foto tratte dal Myspace del gruppo)
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