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Massimo Volume + Bancale - 26/07/09 Musical Zoo Festival (Brescia) |
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Written by Emiliano Zanotti
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Wednesday, 02 September 2009 |
Onore al merito delle nove realtà bresciane (tutte
rigorosamente ignorate nel fumetto/report sulla scena locale pubblicato su
Rumore alcuni mesi or sono, complimenti...), che nel giro di appena un paio di
mesi sono riuscite a mettere in piedi questo Animal Zoo Festival, nella
suggestiva area dei bastioni del castello della città, spazi un tempo
occupati, appunto, dallo zoo. Un'ottima occasione, oltre che per proporre buona
musica (Meganoidi, come mia sorpresa apprezzati anche dai più esigenti, Teje
Nordgarden, stasera Massimo Volume), per utilizzare e valorizzare
uno spazio altrimenti in disuso.
A calcare per primi il palco sono, stasera, i bergamaschi Bancale,
terzetto chitarra-batteria-voce che presenta il CD d'esordio, aggiungendo anche
diversi pezzi inediti. Musicalmente non proprio accomodanti, ricordano gli U.S.
Maple più indolenti, fanno il pieno di commenti sarcastici (un gruppo di
Bergamo in trasferta nella nemica Brescia, che può aspettarsi?), ma sorprende
positivamente vedere un buon numero di ascoltatori che prestano attenzione,
dall'inizio alla fine, a un gruppo d'apertura semisconosciuto. Possono vantare,
i Bancale, il batterista meno visibile della storia del rock: pur schierato in
prima fila è costantemente nascosto da lastre metalliche, anomale percussioni
che caratterizzano il suono del gruppo. La chitarra, non troppo disturbata dal
clangore, stende lunghe note e solo raramente si incrosta in sequenze più
nervose; la voce, insonne, quasi svogliata, ci dice di storie di pianura, vite
e morti di uomini e bestie pregne di significato ma, fortunatamente, lontane da
banali simbolismi; è immanenza, piuttosto.
Intanto è calata la sera e la città, visibile alle spalle
del palco attraverso la quinta degli alberi, si va illuminando. È l'ora dei Massimo
Volume, ancora loro. Quando li vidi a Mantova erano si erano da poco riuniti,
avevano un chitarrista appena entrato in formazione e un futuro incerto. Nove
mesi dopo si sa di un album live in arrivo e di nuovi pezzi da registrare; per
questo le domande di stasera sono altre, riguardano i possibili sviluppi di un
suono e di uno stile inconfondibili, ma che avrebbero bisogno, forse, di una
rinfrescata. Il concerto, invece, è un riepilogo della carriera del gruppo, da Ororo
già sul demo del ‘92 fino a Esercito Di Santi, mai incisa, ma risalente
ai tempi di Da Qui e già eseguita dal vivo nei precedenti tour. Tornano
Erica e Rigoni, Leo e gli spettri dei compagni di scuola; non ritroviamo i
gestori del Pizza Express, né Roland e Tomas, ma altre figure ne prendono
il posto. Forse è inedito il pezzo che inizia con le parole "Non fidarti dei
fantasmi del Novecento...", quantomeno non mi è noto, ma non si differenzia
granché dal resto del repertorio. In genere le canzoni sono rese più pesanti,
soluzione un po' banale e non sempre felice: Fuoco Fatuo, ad esempio,
sacrifica il proprio pathos sull'altare della pesantezza e della velocità
d'esecuzione, mentre timide variazioni, animano alcuni pezzi, un archetto a
strascicare le note della chitarra, qualche riff un po' più spezzato, ma nel
complesso non si intravedono particolari innovazioni per il futuro.
E la domanda che ci ponevamo all'inizio? Beh, se c'è stata
risposta, se il concerto non è stato ancora e solo un riscaldamento, è che il
gruppo continuerà su queste coordinate, narrazioni su un tappeto di post-rock
slintiano. Il che non dispiace, dopotutto: la musica è un po' invecchiata, ma
di storie c'è sempre bisogno.
(Foto di Tambu)
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