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Serio Rock Festival - 11/07/09 (Cologno al Serio - BG) |
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Written by Emiliano Zanotti
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Friday, 17 July 2009 |
Arrivare sul luogo del festival, un campo pietroso dove
dubito sia mai stato coltivato alcunché, è un po' come la caccia al tesoro: ti
inoltri nelle stradine della campagna bergamasca, segui le istruzioni
diligentemente diffuse dall'organizzazione, cerchi i cartelli che ti diano la
direzione e quando arrivi, accolto da un agghiacciante allestimento natalizio
con alberelli decorati, pacchi regalo e amenità del genere, ti chiedi chi te
l'abbia fatto fare. Il cartellone, probabilmente: Agathocles, Gerda,
Vulturum, Kelvin e un sacco di altri.
La mia proverbiale puntualità mi porta ad essere in loco
esattamente alle nove, orario in cui dovrebbero iniziare i concerti della
serata; a quell'ora sale invece sul palco il penultimo gruppo del pomeriggio
(erano tre in programma, fate un po' i vostri conti): si prospetta una seratina
tipo Dal Tramonto All'Alba e la presenza di alcuni alcool-zombie, fra
cui un membro della crew degli Agathocles coronato di frasche e particolarmente
traballante, sembra avvalorare questa tesi.
Passati i gruppi dell'aperitivo, a cui non ho prestato, lo
ammetto, troppa attenzione, impegnato a salutare i presenti e a rovistare nelle
bancarelle di dischi, iniziano quelli della serata: sono le ventitré e sta ai
Vulturum aprire le danze, introdotti da un curioso personaggio, tale Beppe
Orizzonti, sorta di incrocio fra Sbirulino e Paul Stanley dei Kiss,
che legge una presentazione (lo farà poi per tutti i gruppi a seguire) tratta probabilmente dalla sceneggiatura di una commediaccia italiana degli anni
d'oro. Tornando al gruppo, va notato come il doom cavernoso, prodotto dal
connubio fra doppia batteria e chitarra, metta impietosamente in evidenza la
pochezza dell'impianto, che agonizza immediatamente e dà la netta sensazione di
non poter sostenere il carico di distorsione a venire. Per ora, comunque, ce la
fa, anche se la voce più che sentirsi si intuisce e un paio di ulteriori
problemi tecnici interrompono la performance, già sabotata da un molestissimo
bresciano, che tenta di fare concorrenza al belga di cui dicevo sopra, ma
almeno dà un senso all'insulso arredamento natalizio, scagliando i pacchi dono
prima in testa ai presenti, poi verso il palco; di lì a poco crollerà in
prossimità del banchetto del limoncello, non un luogo a caso. Poi tocca agli Alfreddo, ma, ahimè, me li perdo quasi tutti,
essendo impegnato in importanti attività fisiologiche: bere e mangiare.
Riguardo al primo punto, la birra che gira in abbondanza comincia ben presto a
nausearmi, mentre trovo soddisfazione in una grappa artigianale che si dice
essere prodotta dal batterista dei The
Infarto, Scheisse!, ma che in realtà è distillata dal demonio in
persona: praticamente inodore, ha, una volta ingerita, un effetto "palla di
fuoco a 18.000 gradi". Relativamente al secondo punto e per attutire gli
effetti della bevanda, mi rivolgo ai crescioni di patate, cipolle e verdure
varie, cucinati sul posto dai ragazzi di Vascello vegano di Forlì. Davvero
ottimi, peccato che l'effetto combinato del superalcolico con la tipica
pietanza romagnola sia un compatto mattone, che prende forma all'interno dello
stomaco, smaltibile solo tramite digestivo a base di napalm o, nei casi più
gravi, parto cesareo al culo. È tuttavia un problema che affronterò più tardi;
ora, rinvigorito dal pasto e dagli alcolici, sono in attesa degli alessandrini Bhopal
(che nel nome richiamano i Contrazione di Capitalismo, Sangue, Silenzio e ciò è bene). Il loro hardcore, metallizzato il giusto e che non
abusa mai delle alte velocità, pur non essendo in linea con le ultime tendenze
è suonato con una convinzione che me li fa apprezzare, nonostante un cantante
che pare una versione punk di Lucio Dalla, bilanciato comunque dal chitarrista
metallaro, in comproprietà coi Mortuary Drape. I cinque, per sopperire
alle carenze dell'impianto ed incuterci ancora più timore, oltre il look in
completo nero e i testi apocalittici, suonano con le spie rivolte
minacciosamente verso il pubblico. "La musica dei Black bloc", commenta
qualcuno al mio fianco: definizione perfetta per quello che è il gruppo più
sorprendente della giornata (nottata?). Mi
prendo un'altra pausa (ahimè, è l'età), durante il concerto e i pur bravi Kazamate,
per dedicarmi al gioco dell'estate, partorito dalla fervida mente di Code dei Lady
Tornado. Una lattina vuota, posta su un piedistallo di fortuna, viene
bersagliata da sassi, scagliati da una certa distanza. Il bravo cecchino che
l'abbatte deve prontamente correre a rimetterla in piedi, a sua volta preso di
mira dagli altri partecipanti. Il senso di un gioco del genere? Dimostrarsi
veri uomini, dotati di ottima mira, sprezzanti del rischio e del dolore fisico:
cinghiamattanza ci fa una sega. Rinsavisco
giusto in tempo per vedermi gli Agathocles, che già a Cremona un paio di anni
fa non mi avevano granché impressionato. Ahimè, riconfermo il giudizio:
nonostante i frequenti cambi di formazione e l'innesto di sangue giovane
(resiste solo il leader e mente del gruppo Jan Frederickx), i belgi appaiono spompati e il
loro grindcore di maniera mostra ormai la corda. Passiamo oltre, ormai è tardi
e la recensione si sta allungando oltremisura. I Suinage ce li perdiamo
tutti, perché spariscono con la cassa (del loro rimborso) prima di salire sul
palco; forse si era fatto tropo tardi, o forse sono stati rapiti dagli
extraterrestri; la notizia non getta nessuno nella disperazione. Tocca
allora ai nostrani Gerda, che un giorno sarei felice di vedere supportati da un
impianto come si deve. Non che l'efficacia del loro concerto ne risenta più di
tanto (questi spaccherebbero il culo anche suonando unplugged) e una volta
superato lo scoglio di un microfono della voce completamente muto, ci
propongono il consueto, breve set di hardcore brutale e disarticolato che
sconfina ora nel noise, ora in partiture quasi industrial. Sotto il palco,
oltre a un interessato Jan AG, tiene banco una tipa dalle dimensioni,
grossomodo, di un metro cubo, che, completamente ciucca, sboccia senza pietà i
presenti. Un concerto dei Gerda è già un'esperienza di violenza in sé, senza che
certi additivi facciano rischiare fratture multiple: si conta qualche ferito,
ma sopravviviamo tutti. Si è verso la fine; quando i due Kelvin salgono sul
palco, ormai albeggia. Eppure di gente ce n'è ancora e pure io, nonostante
l'età, me li godo; sarà che fanno l'effetto di quel caffè ho desiderato tutta
notte ma che gli organizzatori del festival non sono riusciti ad offrirmi. La
musica suonata finisce qui, ma è ora il momento di Beppe Orizzonti,
l'inquietante presentatore che, riciclatosi DJ, diletterà gli astanti con perle
discotrash degli ultimi venticinque anni, col panciuto Jan Agathocles a guidare le
danze. Per me è invece il momento di stendermi su una sdraio e cercare in
improbabile riposo. Ma non c'è scampo: al mio risveglio, verso le nove, il DJ sta
ancora suonando!
(foto di Marcella Spaggiari)
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