Un'ora e dieci per arrivare in città e tre quarti d'ora per
trovare il posto, locale ex Transilvania (fortunatamente rinnovato
nell'arredamento) col pavimento reso appiccicoso dal sudore accumulatosi
durante i passati concerti metal. Acqua al vago sapore di birra venduta a 5
euro il bicchiere. Buona parte del pubblico che parla come Morgan. Ci
manca solo salti fuori un rompicoglioni alla Dario Fo a sproloquiare, e il
quadretto della "milanesità" sarebbe completo. Fortunatamente non capita,
ma ciò non cambia di una virgola il mio odio per questa città; sarà che sono di
provincia... Tuttavia stasera è una sera particolare, l'unica data italiana del
tour europeo di Andrew Bird e si sopporta di buon grado qualsiasi prova.
Sale sul palco alle 22 precise, il nostro, solin soletto
come sarà per tutta l'esibizione: senza scarpe, ma con le calze a righe, ciuffo
che va per conto suo ed espressione divertita, pare di primo acchito una
versione un po' meno sballata di Francesco Tricarico. Fortuna vuole che
il chicagoano sia molto più presente dello squinternato vincitore di Sanremo:
coi vari effetti che ha da gestire in questa serata di solitudine, il tutto si
sarebbe risolto in un guazzabuglio indecente. Fa tutto lui, appunto: con l'aiuto
di una loop station crea basi di violino, glockspiel, chitarra sui cui poi
canta e suona in presa diretta. È sempre bello, in queste occasioni di
francescana, forzata povertà, assistere alla ri-costruzione della canzone per
strati, tanto più che il risultato è spesso diverso e nei casi migliori, più
emozionante di quello del disco; questa è una di quelle volte. In realtà
l'inizio non è dei più facili: dopo aver assistito alla "nascita" del tappeto
sonoro, ci addentriamo in un lungo, spigoloso strumentale, col violino portato,
fra pizzichi e colpi sulla cassa, ad esplorare tutta la gamma dei suoni
disponibili e un finale animato da un diabolico aggeggio composto da due trombe
da grammofono gemelle che, ruotando vorticosamente, creano particolari variazioni
di suono. Un oggetto che non dovrebbe mancare nelle case di ogni buon
appassionato, indispensabile per disturbare i vicini nel cuore della notte. Ma
è giunto il momento delle canzoni, con i recenti Noble Beast e Armchair
Apocrypha a monopolizzare la scaletta, lasciando comunque spazio anche a
qualche pezzo più vecchio. Sfilano così Dark Matter, Oh No, Effigy,
Tenousness, con Bird che prima e dopo ogni canzone scambia battute col
pubblico, gigioneggia, presenta i pezzi. I brani, pur trasfigurati dalla situazione live, non si
discostano troppo dalle atmosfere rock raffinate e quasi cameristiche che
ascoltiamo su disco, emergono solo alcune piacevoli ruvidità e piccole
variazioni, come una Fitz And The Dizzyspell leggermente accelerata, o
intro strumentali forzosamente allungate dal gioco di composizione live del
tappeto sonoro, specie quando il musicista, chissà se "ci è o ci fa",
stecca nel campionare gli strumenti e dopo uno "shit" e un mezzo sorriso,
riparte da capo.
Sarà forse questo approccio leggero, oltre alle canzoni,
praticamente tutte belle anche in questa particolare veste, ma l'ora e mezza di
concerto, prolungata dalla sola Weather Systems come bis, trascorre in
un attimo. Poi riprende le scarpe, si carica in spalla la scimmia di pezza che
ha osservato dalle retrovie tutto il concerto e sparisce dietro le quinte. Ripasserà in Italia, ha detto: ci saremo. Ma ora, vi a da
Milano, in fretta.
Foto di Francesca
Fiorini
http://www.flickr.com/photos/franfiorini/
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