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Vonneumann - Il De’ Metallo (Ebria, 2009) |
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Written by Emiliano Zanotti
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Friday, 08 May 2009 |
Chiude i battenti, ahinoi, la Ebria Records e lo fa
lasciando in eredità un disco che, ce ne fosse bisogno, contribuisce ad acuire
i rimpianti fra gli appassionati dei suoni più incompromissori. Sarebbe tuttavia
ingiusto ricordare il nuovo album dei Vonneumann solo come epitaffio
dell'etichetta milanese, essendo la band romana viva e vegeta e capace di
regalarci un ottimo lavoro, complesso senza essere eccessivamente cerebrale, e
anzi, pur lontano dalla forma canzone canonica, il disco rivela una spiccata
attitudine rock.
Il De' Metallo è costruito attorno a un lavoro di
basso di prim'ordine, cui si affiancano due chitarre, mai troppo invadenti,
batteria e talvolta synth. Solo nell'iniziale Omniitico a farci muovere
i primi passi all'interno del disco, sono una tromba suadente e un severo
violoncello, ma ci salutano ben presto e le restanti sei tracce sono ad unico
appannaggio dei già nominati strumenti, non sempre compresenti. La seguente Zonathan
Gisaggio, divisa in due parti, sfoggia un bel basso ruvido e pulsante, a
cui si aggrappano mutevoli arpeggi di chitarra e i discontinui battiti delle
percussioni, mentre The Late Jeff Koon è un crudele esperimento sulla
pelle di due poveri batteristi (ospite è Alessandro Calbucci già con From
Hands e Sedia) costretti, ignari l'uno dell'altro, ad ascoltare la
stessa improvvisazione chitarristica e dare la propria interpretazione ritmica,
poi sovrapposte in fase di editing. La seguente 8uuuu8u, per
ripristinare la media, fa a meno delle percussioni ed è ancora il basso ad
indicare la strada in mezzo a nebulose quasi ambient. In maniera inusuale per
un disco di questo genere e cosa assolutamente pregevole, Il De' Metallo non
rimanda solo a sé stesso o a riferimenti comunque di genere, ma sa essere
evocativo, soprattutto nella prima parte, dove blues rarefatti e a tratti
spigolosi suggeriscono affascinanti atmosfere noir. Poi, nei due ultimi brani, la musica prende forma più
stabile, con la relativamente lineare Requiem For Poroppo e con le
chitarre gioiosamente avant-tamarre di Methagno Sahgno: alla fine, è arrivato
anche il metallo.
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