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L'Enfance Rouge: oltre la fortezza europea |
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Written by Emiliano Zanotti
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Monday, 15 September 2008 |
L'Enfance Rouge è un terzetto
franco-italiano composto da François R. Cambuzat (voce, chitarra), Chiara
Locardi (voce, basso) e Jacopo Andreini (batteria, ottoni) più vari altri
musicisti che partecipano di volta in volta alle registrazioni e ai concerti. Sulla
scena da oltre tre lustri (pur con un leggero cambio di nome) hanno dato
quest'anno alle stampe il loro ottavo album Trapani-Halq Al-Waady, una delle
migliori uscite discografiche della stagione, ponte fra il suono noise di
stampo occidentale e la musica tradizionale dell'Africa del nord: l'unica "musica
mediterranea" oggi possibile e sensata. Un album che è stato definito giustamente "enorme" e
"unico" e che meriterebbe ben più della visibilità che ha avuto fin'ora. Nel
nostro piccolo proviamo a dargliela e ad indagare le vicende che hanno portato
alla sua nascita; rispondono alle nostre domande Chiara e François.
Per iniziare mi sembra doverosa qualche parola di
presentazione: dove siete nati, dove siete stati, dove siete ora. Credo che la
storia de L'Enfance Rouge non possa prescindere dalla geografia...
Abbiamo vissuto a Parigi, Londra, Berlino, Amburgo,
Amsterdam, New York, Bruxelles, Roma, Barcellona e Tunisi. E forse dimentico
altre città: abbiamo sempre cambiato casa e lingua ogni 3 anni. Né Chiara, né
Jacopo, né io stesso abbiamo delle radice ben definite, o una famiglia che ci
aspetta in un posto preciso se mai volessimo ripararci dai guai. Siamo stati
indipendenti -anche finanziariamente- molto presto, verso i 16 anni.
Ogni vostro album è intitolato col nome di due
località, quasi gli estremi di un itinerario. Vanno intese come coordinate di
viaggi effettivamente fatti e che vi hanno ispirato, rotte ideali, altro
ancora?
Sono sempre due città dove siamo stati. Per noi, è
come segnare con una pietra bianca un periodo. Ed ovviamente queste due città
ci sono care. Infine, un titolo come "Tashkent-Nouakchott" ci fa sognare molto
di più che un altro "Dust Sucker".
Parliamo di Trapani-Halq Al Waady. Jean-François
Troin nel suo saggio "Le metropoli del Mediterraneo" parla di questi nuclei
urbani (Marsiglia, Tunisi, Genova, Damasco,...) come città di frontiera e al
contempo città cerniera fra mondi diversi. Il suono dell'album sembra
riflettere tutto questo: noise urbano e musica orientale che a volte si scontrano,
a volte si compenetrano. È una foto lucida, né inutilmente drammatizzata, né
edulcorata, del Mediterraneo attuale. Puoi raccontarci com'è nato e si è
sviluppato il disco?
Da più di otto anni, L'Enfance Rouge preparava il
suo settimo album, un progetto pensato in collaborazione con i musicisti
dell'orchestra nazionale della Rachidia e de l'Institut Supérieur de Musique de
Tunis (Tunisia).
Nel 1995, François R. e Chiara si trasferirono a
Tunisi. Affascinati da sempre dalla musica arabo-andalusa, dai suoi "modi"
musicali e dai suoi ritmi dispari, partirono a vivere in Tunisia per iscriversi
al Conservatoire Nationale de Musique Populaire de Tunis.
Di ritorno in Europa, posero le basi di una
collaborazione con Mohamed Abid, maestro incontestato di ‘oud in seno
all''Orchestre de la Rachîdia e de l'Institut Supérieur de Musique de Tunis.
L'idea era di fondere una certa elettricità pan-occidentale con i fasti della
musica orientale, creare una sinergia creativa tra larsen, feed-backs e questi
famosi quarti di tono della musica orientale. Precisando che da un lato come
dall'altro del Mediterraneo, non c'era nessuna volontà di realizzare una
world-music ben formattata e alla moda, ne alcun turismo/orientalismo o
colonial/intellettualismo.
Uno scambio di partiture e di registrazioni ebbe
luogo tra l'Europa e la Tunisia e questo negli anni che videro L'Enfance Rouge
percorrere in largo e in lungo l'Europa e i suoi dintorni, in più di 1800
concerti, da Vilna a Siviglia, da Bilbao ad Atene.
Nella primavera 2007, L'Enfance Rouge attraversò di
nuovo il Mediterraneo da Trapani (ultimo porto occidentale sulla costa
siciliana) verso Halq al-Waady (porto della città di Tunisi, più conosciuto in
Europa sotto il nome de « la Goulette »). La finitura degli arrangiamenti e le registrazioni definitive presero più di
quattro mesi. Fu un periodo epico, difficile ed eccitante. Uno choc culturale,
come previsto. La scrittura musicale orientale si rivelò essere soprattutto
orizzontale (ritmi e tempi) e raramente verticale (armonie), quasi il contrario
della musica occidentale. Un ulteriore problema fu posto dalle minime
escursioni dinamiche tipiche della musica magrebina, mentre L'Enfance Rouge ama
i silenzi, i pianissimo, i fortissimo. I musicisti tunisini, dal canto loro, si
trovarono a dover familiarizzare con le specificità del linguaggio rock'n'roll,
con tutti i suoi "stop & go", "breaks", "clusters",
agogismi, etc. e, non ultimo, con il
volume sonoro e le dissonanze Rouges.
Nell'ottobre 2008 l'album era pronto, registrato e
missato. Tutti i suoi attori sentivano che era stato realizzato un progetto
unico e come scrisse Ahmed Darwish per Trasporti Marittimi: "Feedbacks
occidentali e malati, quarti di tono orientali e pungenti. Questo disco è
enorme ma soprattutto unico: nessuno prima era riuscito così onestamente in un
melange di generi, e soprattutto non si parli di un Kashmir di zeppeliniana
memoria. Con i musicisti dell'Orchestra de la Rachidia di Tunisi, L'Enfance Rouge è andata ben più lontano, oltre la fortezza europea..."
Proprio a proposito della rotta affrontata in questo
nuovo disco. È il primo che nel titolo "congiunge" due sponde del Mediterraneo,
quella europea e quella africana, tracciando, tra l'altro, un percorso breve ma
ricco di storia: è la rotta seguita dagli arabi per invadere la Sicilia nel IX
secolo e la direttrice delle moderne migrazioni. Pensate che questo mare sia
ancora il centro del mondo, o almeno una valida metafora delle dinamiche che
oggi attraversano il nostro pianeta?
Per noi il Mediterraneo è uno dei posti più
interessanti del mondo, uno dei suoi vari centri. Intendiamoci: non sono le sue
bellezze da cartoline dell'APT della Provincia di Lecce o Ragusa che ci
interessano, ma ovviamente lo scambio secolare che c'è stato fra le sue quattro
sponde, questo scambio che ormai viene negato e storicamente rinnegato.
Il Mediterraneo è sempre stato una zona che ci ha
attratti, per questa formidabile mescolanza e questo largo scambio di idee. Non
penso che le culture del Mediterraneo influenzeranno l'Occidente. Le cosiddette
culture mediterranee di questo lato del Mare Nostrum sono quasi morte o
definitivamente travolte (vedi quest'orrore che è la pizzica, checchè ne dica
l'Istituto Diego Carpitella) e l'Occidente europeo è troppo arrogante, ignorante
e pigro per potere soltanto riflettere oltre il Budha Bar o Khaled, più lontano
da questa visione edonistico-turistica della cultura mediterranea.
Dal vivo, per riprodurre un album con una tale
quantità di suoni, venite accompagnati da alcuni dei musicisti che hanno
suonato sull'album o semplificate il tutto?
Le difficoltà sono state burocratiche, quando siamo
partiti in tour con i nostri amici tunisini, in aprile e maggio 2008. Direi che
la fortezza europea è veramente ben difesa, dalle destre come dalle sinistre.
E' anche un problema finanziario: sono 12 persone
sulla strada, e non possiamo non dichiarare i musicisti tunisini. Se ci fosse
un ispezione del lavoro, come accade spesso durante i concerti in altri paesi
europei, i nostri sarebbero ammanettati, rinchiusi poi mandati via, con una
multa ed il divieto di tornare in Europa per vari anni. Anche solo per questo
sarà quasi impossibile venire in tour in Italia con l'ensemble tunisino.
Trapani-Halq Al Waady da un lato riprende, perfeziona e armonizza tendenze già presenti
nel precedente Krsko-Valencia, ma ripropone anche due pezzi che erano su
Rostock-Namur: Tombeau Pour New York e Otranto (qui col testo in
francese anziché in italiano). Perché questa scelta?
Tombeau Pour New York e Otranto sono stati
scritti originariamente per il progetto tunisino. Le prime versioni, in
italiano, erano per noi delle specie di demo, di prove d'arrangiamenti con
archi e percussioni. Ma Mohamed Abid aveva già gli spartiti da anni.
Andrea Ferraris, nel recensirvi su queste pagine,
citava Cavalli Sforza, Levi-Strauss e il Gillo Pontecorvo de "La battaglia di
Algeri". È un discorso che vale un po' per tutti i vostri dischi, ma per
quest'ultimo in particolare: i semplici riferimenti musicali sono insufficienti
a descrivere la vostra musica. Mi dite qualcosa delle vostre fonti
d'ispirazione?
In
primis, c'è tantissima poesia. Mahmud Darwish, Adonis, le Mu'allaqat, Abu
Nauwas, Al Mutanabbi, Imru'l Qays, Maryana Marrash, Nizar Gabbani, Abd
Al-Wahhab Al-Bayyati, Nazim Hikmet, per rimanere in quest'area geograficamente
enorme.
Musicalmente, per quello che ci riguarda, devo dirti
che non compriamo più dischi rock da almeno sette anni, anzi l'ultimo è forse
stato Spiderland degli Slint. E questo per vari motivi: o i nostri vari
amici europei ci masterizzano tutto quello che può interessarci, o da musicisti
siamo diventati veramente troppo blasé, analizziamo immediatamente ogni nota,
riconoscendone tutti cliché ed influenze, e non godendone più l'immediatezza.
Per farti capire, ascoltare ora i Sonic Youth è per me come essere fan dei Beatles negli anni 80, ovvero
vent'anni dopo. Posso esserne affezionato, ma non riconosco loro più ne
freschezza ne modernità. Gli unici dischi che compriamo sono quelli
difficilmente reperibili, soprattutto in Italia. Amina Fakhet, Hamza el Din,
Munir Bachir, Abd el Wahab, Mokhtar al Saïd, Abd el Gadir Salim, Sheikh Ahmad
al-Tûni, come la Rembetika o l'incredibile serie Les Ethiopiques. Ma siamo un
gruppo rock, decisamente. Rivendichiamo il diritto - se non il sensato obbligo -
di bruciare qualsiasi chiesa, anche musicale.
Il vostro gruppo, anche per l'esperienza accumulata
nel corso degli anni, è una specie di crocevia per le collaborazioni fra
musicisti e realtà diverse: penso solo alla coproduzione fra T-Rec e Wallace
che ha permesso l'uscita degli ultimi due album. Ma siete anche legati ad altre
realtà che partono dalla musica ma le cui implicazioni vanno ben oltre. Sto
parlando di République du Sauvage e di Trasporti Marittimi. Vuoi parlarcene?
La République du
Sauvage. Abbiamo
scritto la prima "Costituzione della Repubblica del Selvaggio", con uno
manifesto programmatico in quattro punti. All'art. 3, si legge non solo che
questa è una Repubblica anarchica e laica, ma anche che non vi sono distinzioni
di origine, etnica, razza e religione; in termini pratici essa si traduce in
una musica che abbraccia influenze e tradizioni di diversa estrazione. Non
potevamo fare altrimenti. Quando Les Hurlements D'Léo -un gruppo famosissimo in
Francia- ci chiamò, chiesero di: a)
aiutarli a fare qualcosa di diverso dalla loro musica goliardica; b)
distruggere il loro pubblico.
E' stato un successo, soprattutto per il punto b.
(www.virb.com/republiquedusauvage, www.fromscratch.it). François è il direttore artistico e la mente malata
dei Trasporti Marittimi, un associazione culturale molto idealista ed
internazionalista (www.trasportimarittimi.net).
siamo in chiusura, ti ringrazio per la disponibilità
e ti lascio con la più scontata delle domande. Quale saranno i vostri prossimi
viaggi?
-Il Quartier St Jacques, a Perpinyà, Catalunya del
Nord (Rossellò), ovvero il più antico e popolato insediamento gitano in Europa.
-Febbraio/Marzo 09: Tournée Mauritania / Maghreb /
Medio-Oriente / paesi del Golfo.
-L'Occidente nei buchi di tempo.
www.enfancerouge.org
www.virb.com/enfancerouge
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