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Emiliano Zanotti
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Bisognerebbe definirla musica concettuale, questa di Winfried Ritsch, se non fosse che il termine "musica" mi pare eccessivo: qualcosa di più neutro, come "suono" sarebbe forse più adatto. Ottenuto dalla registazione di una macchina incidi-legno amplificata da quattro microfoni, senza alcun intervento umano,Woodscratcher è un interessante esempio di come sarebbe stata la pop music al tempo della famiglia Flinstones.
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Gianmaria Aprile
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Un solo pezzo, di 28 minuti e 20 secondi, ma che scorre veloce, dinamico, ricco e vario, anche se scritto ed eseguito da un singolo musicista. Un solo, ma che non suona come un solo, perché le percussioni di Paolo Sanna sono una piccola orchestra di suoni e di strumenti percussivi. Strumenti che non suonano, come spesso accade, come un groviglio di suoni stratificati uno sopra l'altro, ma come un'esecuzione musicata da più persone con una partitura, con dei tempi e delle pause ben definite.
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Claudia Genocchio
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Beh. Per farla breve: uno degli Io Monade Stanca mi contatta per sapere se si può parlare dell'ultimo disco dei Lleroy, trio - che dire power è poco - di Jesi, che è proprio una bomba. Io ascolto pensando chissà se è vero, mi pare più che vero, accetto ed ecco qua. Nel dettaglio: chitarra (più che tosta e diretta, direi asfaltante - Tignola, Don Peridone), basso e batteria (che martellano senza pietà alcuna - Cuoridleone -) al secondo lavoro che si regge egregiamente su pezzi di una potenza assoluta. Quel che sul bus, pur avendo le cuffie, fa girare la gente nelle tue vicinanze con occhi strabuzzanti.
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Marcello Ferri
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Nella categoria recensioni minori o per "adepti del Goth" (esiste un gruppo nato dalle mie parti su fb con questo nome ed ho pensato di citarlo) ripeschiamo questa uscita a nome Psyche. Il disco in realtà risale al 1989 e se la recensione la trovate solo ora non dipende dal mio solito colpevole ritardo. O non solo, stavolta. Gli Psyche - band canadese della provincia di Alberta originariamente costituita dai fratelli Huss, Durrin e Stephen - si sono formati nel lontano 1982 e, pur rimanendo sottotraccia per anni, esistono ancora ed hanno trovato una loro nuova patria in Germania (recente è il tour coi teutonici veterani del post punk wave/suicide commando No More, provenienti dalla ventosa Kiel). Tutto questo dopo svariati rimaneggiamenti della formazione.
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Marco Giorcelli
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I Tetrics nascono come dinamica cover band della provincia anconetana, qui all'esordio con pezzi tutti originali. Apparentemente non ci sono pretese, o meglio, il proto-punk stradaiolo è merce che abbiamo sentito e risentito un milione di volte eppure, nonostante (o grazie) allo sgraziato cantato italico, i pezzi acquistano un sordida personalità tanto quanto può averne Iggy Pop mentre si rotola tra sputi e bottiglie rotte.
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Marco Giorcelli
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Prosegue con perseveranza il lavoro della Taxi Driver per portare alla giusta ribalta le identità genovesi dedite a sonorità estreme si, ma anche dotate di personalità e carattere. I Lilium non sono da meno: seppur ancora intrappolati in alcune superficiali ingenuità di genere sono sulla buona strada per concretizzare affreschi e scenari ben vicini ad alcuni gruppi Hydra Head e Deathwish. In ambito italiano siamo tra le coordinate di Lento, Stalker e parzialmente Dead Elephant.
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Emiliano Grigis
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Con un nome che richiama l'oltreoceano (vi basterà cercarlo su google per scoprire come ho fatto io le tante cose a cui corrisponde), i Montauk vengono da Bologna e dichiarano subito la musica che fanno, senza nemmeno lasciarci il tempo di indovinarlo: postcore, slowcore, indierock, punk e cantautore. Così si presentano sulla rete nei vari siti dove mettono la loro musica autoprodotta, che non è niente male.
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Emiliano Zanotti
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Era atteso da tempo il nuovo disco del toscano Child Of A Creek; ora, a oltre due anni dal lavoro precedente, ecco The Earth Cries Blood, disco che ha avuto una gestazione lunga e sofferta che, oltre ad aver influito sui tempi d'uscita, sembra aver marchiato a fuoco le atmosfere dell'album.
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Emiliano Grigis
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Ebbene sì, diciamolo: per alcuni come il sottoscritto il ritorno di Sooyoung Park (ex Seam, Bitch Magnet, EE, Team Xiaoping) con un nuovo gruppo dopo il suo ritorno alle orgini in Sud Corea non era neanche una cosa pensabile. Abbandonati gli stati uniti per l'est asiatico me lo immaginavo alla ricerca delle radici e per nulla interessato al buon vecchio indie rock a tinte emo e postrock con cui ci ha deliziato in gioventù.
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Stefano Fantino
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Sarebbe ingenuo e anche un pochino arrogante non leggere l'attuale crisi, finanziaria ma anche valoriale, come una fase particolarmente dispersiva e difficile a cui accostare, in un ideale parallelo il rapporto, distrutto e decostruito, dell'appassionato con la musica. Personalmente, ma mi sento di parlare anche a nome di tanti amici, ho parecchio accusato l'irrompere delle nuove tecnologie nel campo musicale, e se da un lato la fruizione gratuita e senza limiti di ogni musica si è rivelata un aspetto positivo e assolutamente interessante, la dispersione e una certa "vertigo libertatis" di fronte a tanto "materiale" mi hanno portato a consumare diversamente dei prodotti musicali.
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