Masha Qrella - Luck (Monika Enterprise/Wide, 2002)
Masha Qrella é una giovane musicista e collabora a due instrumental-bands tedesche, Mina, nella cui formazione suona i keyboards, e Contriva, dove si concentra su chitarra e basso. Mi era sconosciuta sino all'altro ieri: nelle sue press-notes leggo che ha preparato in gran segreto questo suo primo album solo, registrato con Norman Nitzsche a Berlino presso Villa Qrella.
Solo in un paio di episodi con le sue due bands Masha ha avuto possibilità di sortite vocali usando dei testi di sua composizione, con dei risultati molto confortanti; legittima quindi la sua aspirazione di approfondire quella che é una direzione normale per tantissimi musicisti, ma diversa per lei.
Il risultato é davvero intrigante e ricco di fascino arcano; in Luck Masha fa praticamente tutto da sola: oltre a suonare basso, chitarra (soprattutto acustica), batteria e keyboards (un piccolo aiuto le viene solo da Nitzsche, da Hannes Lehmann e da Max Punktezahl), ha scritto tutti i brani e dulcis in fundo canta... Canta con toni malinconici ed a volte gelidi, un'affascinante incrocio tra Julee Cruise e le suggestioni oniriche di Robert Wyatt. L'avevo considerato prima di leggere il titolo di uno dei brani, lo strumentale To Mr.Wyatt, rarefatto e nostalgico.
Un po' tutta l'estetica minimale di Wyatt influenza il disco, dalla parsimonia ed asciuttezza dell'uso degli strumenti, organizzati tra loro come un magico fantasioso puzzle alla stessa maniera di inserire le tastiere, delicate e ricche di echi quasi come un carillon, alle delicate idee compositive di You Won't Be There , ricca di significativi silenzi ma dal profondo tappeto armonico, la dolce ipnosi di I Don't Like Her e 14 Reasons, songs dagli enigmatici inizi che si sciolgono poi in melodie deliziose, un po' alla maniera di Maureen Tucker con o senza i Velvet Underground, delicata interprete che il vocalismo tenue di Masha Qrella rievoca parecchio, soprattutto in 14 Reasons.
Altre perle di questo discreto ma insinuante lavoro sono Luck, Insecure ma soprattutto Hypersomnia, nelle quali Masha raggiunge una fusione artigianale miracolosa tra le porzioni strumentali e la sua voce: canzoni votate a purezza estetica, slowness ineffabile ed armonie sopraffine.
Lo strumentale finale, la ghost-track Vertikal, apparentemente scollato dall'album, é un tunnel che pare indicarci le prossime meraviglie sonore di Masha Qrella.
     
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