Queens Of The Stone Age - Songs For The Deaf (Interscope/Universal, 2002)
Disco rock dell’anno, testamento della musica rock, superstar del desert rock. Ne ho lette di cose sui Queens, addirittura sembra che una giornalista musicale ascoltando il disco abbia avuto un orgasmo. Peccato non aver assistito alla scena.
Un po’ frastornato dagli elogi e soprattutto dalle collaborazioni ingombranti di cui la band del duo Homme-Oliveri si è avvalsa in questo terzo album, decido di ascoltarlo a mente libera: si apre uno sportello di una macchina, un tipo accende l’autoradio e si sente una stazione nella quale un dj annuncia i nostri eroi: ecco che sui due canali vengo investito da un muro di chitarre che non sentivo dai tempi dei Kyuss.
Sembra che la collaborazione di Dave Grohl (Nirvana, Foo Fighters) e di Mark Lanegan (Screaming Trees) abbia giovato all’opera; inoltre, in tutta onestà, un pezzo come il singolo No One Knows mica lo si compone tutti i giorni, basta prestare orecchio a quel refrain, a quella batteria e a quel cantato sempre sull’orlo della schizofrenia: un connubio pronto a trasformarsi in una macchina per uccidere. Un groove unico e micidiale avvolge i migliori brani del disco, dalla possente First It Giveth, alla spiritata A Song For The Dead, fino a giungere all’altro muro stoner God Is In The Radio. Diciamolo subito, preferivo i Kyuss: ancora più plumbei, stoner e possenti (e anche un pochino meno costruiti e una spanna più ispirati). Nessuno nega comunque che Songs For The Deaf sia un bel disco soprattutto per quelle chitarre, che se da un lato ruotano attorno a un semplice quanto ossessionante ritornello (The Sky Is Fallin’), d’altro canto sanno anche accompagnare, a ritmi più blandi e con sinuosi e sommessi assoli, la voce da crooner di Mark Lanegan (Hangin’ Tree). Tuttavia, sono proprio gli assoli che non sempre giocano a favore del lavoro: a volte infatti appaiono un pochino gratuiti, al pari di quegli intermezzi piazzati tra un brano e l’altro i quali, alla lunga, fanno perdere compattezza ad un lavoro che nel sound dovrebbe campare proprio in funzione di questa caratteristica. Critiche, queste ultime, che sicuramente non si possono muovere al pezzo killer Go With The Flow, diretto e implacabile come una Cadillac nera lanciata a tutta velocità nel deserto. Intensa, ispirata e pomposa è anche la ballata acustica Mosquito Song (una bonus track) che in un soffio ci porta indietro nel tempo.
Tirando le somme, i brani memorabili sono meno di una manciata: mi sembra un po’ poco per eleggere Songs For The Deaf un disco rock’n’roll “straordinario e geniale” come ho letto da molte parti. Sicuramente è un'uscita di spessore e che merita attenzione. Ma sono convinto ne abbia già avuta tanta.
     
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