AA.VV. - Punky Reggae Party - New Wave Jamaica 1975-1980 (Trojan/Goodfellas, 2002)
Molto si è detto sui tardi anni ’70 britannici e sui rapporti strettissimi che intrattennero punks e rasta: ribellione ed impegno, periferie desolate e città in subbuglio, scontri di piazza e simboli comuni. Gli Steel Pulse che dividono il palco con gli Stranglers, Johnny Rotten e Big Youth insieme in fotografia, diverse punk band con almeno un originale o una cover reggae in repertorio - i Clash soprattutto (scegliete voi il pezzo), ma anche gli Stiff Little Fingers di Johnny Was e i Ruts della monumentale Jah War- e l’influenza della "cultura del basso" jamaicana a farsi strada nel background di una generazione per continuare tuttora ad uscirne fuori trasfigurata e insieme fedele.
Peccato quindi che da questa raccolta, come avrete capito dedicata ai brani jamaicani che trovarono particolare successo nella comunità punk del Regno Unito, manchi ciò che proprio questa comunità produsse sotto l’influenza giallo-rosso-verde. Sarebbe stata un’opera epocale. Peccato anche che la semi-rarità che alla raccolta fornisce il titolo, Bob Marley e i Wailers nuovamente prodotti da Lee “Scratch” Perry anni dopo il burrascoso divorzio, manchi pure lei. Ma ciò non deve assolutamente sminuire il doppio CD di cui si parla. Perché fa il suo dovere e oltre, riunendo trentotto brani memorabili (spesso corredati di coda dub) e una sfilza di campioni che solo a nominarli viene la pelle d’oca, catapultandoci dritti dritti nella Brixton dell’epoca.
Andrebbero citati tutti, ma qualcuno basterà: Sons Of Slaves di Junior Delgado, African Dub dei Silvertones, Hand Cuff (Hey Mr. Babylon) e Mr. Cop di Gregory Isaacs, I Love Marijuana di Linval Thompson, la cover del classico rocksteady Danger In Your Eyes a cura dei Paragons, Man Next Door (Massive Attack, giusto) e Money In My Pocket di Dennis Brown, Barber Saloon di Mickey Dread, Born Free dei Black Uhuru con Michael Rose, la trucidissima Pope Paul Dead And Gone del deejay Trinity e la spettacolare Uptown Top Ranking di Althea & Donna. Non sarà un pezzo militante, ma sembra di stare là.
Amici, non so se e quanto queste recensioni di materiale reggae stiano interessandovi, o quantomeno stimolandovi ad approfondire piano piano l’argomento. Ma è necessario che lo facciate, e questa raccolta potrebbe essere un ottimo punto di partenza. Magari insieme a Darker Than Blue (Blood & Fire, 2001), ovvero versioni jamaicane di classici soul-funk americani.
     
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