Pseudo Buddha - Three Months In Fat City (Dogfingers, 2003)
Dopo aver recensito i Six-Fing Thing di James Cobb ci sembrava il minimo recensire il suo altro sfogo musicale, ovvero gli Pseudo Buddha. Un progetto che sin dal nome mette in chiaro che Mr. Cobb potrebbe essere un vero "freakabbestia": se Self-Portrait As A Venerable Shrub dei Six-Fing Thing poteva essere orientato alla musica prog, Three Months In Fat City è psichedelia pura, ma di quella bella acida che piacerebbe a quel vostro zio che era andato in India a cercare sè stesso. Quattro pezzi per sessantacinque minuti di disco, con una media di dieci minuti a canzone, se si esclude November 1 che da sola dura trentadue minuti!!! Le cifre non vi hanno ancora dato il "ph" di acidità della soluzione? Bene, aggiungerò che si tratta di quattro mantra psichedelici a base di percussioni assortite, chitarre acide, suoni etnici, sax, bassi, voci e duecento altri strumenti, un po' come per i Six-Fing Thing. A differenza della band parallela, gli Pseudo Buddha sono più ripetitivi e meno interessati al pezzo stesso quanto più all'effetto allucinatorio della jam. Attizzate l'incenso, mettetevi in ginocchio e gustatevi il thè nero, solo allora vedrete che Three Months In Fat City va giù che è un piacere.
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