Primal Scream

Una delle stranezze più diffuse in questo paese è la divisione tra chi decide di seguire la musica rock (qualunque tipo di rock) e chi invece è più attratto dalla dance (qualunque tipo di dance). Se tra chi segue musica in maniera più approfondita (tipo i lettori di questo sito...) il problema non esiste più, è però difficile negare che questa barriera "chitarre/giradischi" non sia diffusa tra la maggior parte degli ascoltatori under trenta.
In Inghilterra non è così. Dopo un decennio di "hang the dj" e simili altre facezie, gli ottanta si chiusero con una serie di band, tutte di estrazione indie, che cercavano di dimostrare che la house (anzi, l'acid house, sua variante british) non era il male impersonificato e che ballare era bello, divertente, cool!
E tra questi gruppi, quello più importante erano i Primal Scream.





Discografia

Album: Cd single ed EP: Partecipazioni, rarities:

Date un'occhiata sul coloratissimo Webadelica...

'80

Parlare dei Primal Scream vuol dire parlare di Bobby Gillespie, deus ex machina del gruppo. Cresciuto in Scozia (padre sindacalista, a quanto pare: dettaglio non di poco interesse, viste le inclinazioni future), Bobby entra sin da giovanissimo nella scena rock: collabora attivamente con i Wake, suonando le tastiere nel loro primo singolo e altri strumenti nel loro unico disco Harmony del 1983, che esce per la prestigiosa Factory di Manchester. Più o meno nello stesso periodo disegna anche le copertine dei due singoli dei Laughing Apple, nei quali militano altri due giovani di belle speranze: il chitarrista Andrew Innes e il mod (alla voce?) Alan McGee, che di lì a poco avrebbe abbandonato il suo posto di lavoro in ferrovia per fondare la Creation.
Intanto Bobby comincia a formare il primo nucleo dei Primal, che incidono dei demos e finiscono su una raccolta, State Of Affairs.
E' il 1984. E Bobby riceve una richiesta da due fratelli di Glasgow: i Jesus & Mary Chain lo vogliono come batterista. Ora, chiunque abbia in casa una copia di Psychocandy (e mi auguro che questo voglia dire: chiunque ascolti musica, in generale) sa più o meno cosa valeva il nostro come batterista, cioè nulla, ma questa esperienza cementa il rapporto tra il giovane musicista e McGee (la cui Creation - ma questo lo sapete tutti... - aveva pubblicato il primo 7" dei J.&.M.C.), che l'anno successivo decide di pubblicare il primo singolo dei Primal Scream: è il maggio del 1985, e All Fall Down arriva nei negozi.

1965

Difficile spiegare, a tanti anni di distanza, perchè la generazione successiva alla new wave si innamorò perdutamente degli anni '60. Forse si sentirono traditi dall'eccesso di sintetizzatori del techno-pop e del new-romantic, forse si resero conto che con l'industrial si era andati troppo "in là" e si era abbandonato il recupero del rock'n'roll che il punk aveva utilizzato come arma contro il prog e la disco, forse la prima ondata di ristampe del genere aveva risvegliato l'interesse verso un'epoca (quella dei sessanta pre-psichedelici) che non era mai stata realmente celebrata. Qualunque fosse la ragione, da entrambe le sponde dell'Atlantico (e pure nel resto d'Europa: si veda il garage revival italiano con gruppi come i Not Moving e i Sick Rose) si suonava con i primi sessanta come riferimento, e in Inghilterra questo recupero del jingle-jangle dei Byrds sarebbe passato alla storia come C-86, come una fondamentale raccolta su cassetta regalata con la rivista N.M.E. nel 1986. A quella fatidica scadenza i nostri arrivano con un secondo singolo, Crystal Crescent, che accresce l'interesse nei loro confronti. A quel punto la band era formata da Bobby, da Andrew Innes, dal chitarrista Jim "Navajo" Bettle (che diventa il principale autore del gruppo), dal batterista Paul Harte (poi rimpiazzato da Stuart May, che se ne andrà poco prima dell'incisione del primo disco) e dal bassista Robert Young. Il gruppo entra in studio con Mayo Thompson, leader dei grandissimi Red Krayola (o Crayola, dipende dai dischi) e produttore per diversi artisti (la maggior parte dei quali sotto contratto con Rough Trade). Le incisioni vanno per le lunghe, escono due magnifici singoli, Gentle Tuesday e Imperial, e alla fine del 1987 esce Sonic Flower Groove. Ad essere brutalmente sinceri, il disco è tremendamente datato e risente pesantemente di quel clima di sixties-revival di cui sopra (come se il gruppo dovesse attenersi scrupolosamente ad una serie di regole non scritte ma dannatamente ferree), tra echi dei Byrds e omaggi ai Love che non riescono ad essere qualcosa di realmente personale e finiscono per risultare stucchevoli. Le canzoni tendono ad assomigliarsi tutte, e nel mucchio finiscono per perdersi anche i due ultimi singoli (mentre i primi due non saranno mai più recuperati...), che presi singolarmente riuscivano ad avere più spessore ma circondati da tante, troppe canzoni simili diventano anonimi.
Tra le righe, appare alle tastiere Martin Duffy dei Felt, che sarà da quel momento un prezioso e fedele collaboratore.
A quel punto la storia potrebbe essere la stessa di molti gruppi inglesi: interesse iniziale, singoli importanti, disco deludente, crisi inevitabile durante le incisioni del secondo deludente disco e obbligatorio scioglimento.
Ed in effetti il gruppo sbanda, Bettle se ne va e fonda gli Spirea-X (come una b-side del 12" di Crystal Crescent), entra l'ennesimo batterista Philip Tomanov e Robert Young passa alla chitarra (mentre il basso lo suonano - almeno in studio - un po' tutti).
E il 1988 trascorre senza alcun nuovo disco, mentre la band cerca ispirazione per scrivere brani nuovi (il primo disco era stato quasi del tutto composto da Brittle) e medita sui suoni che le girano attorno...

1969

Se il revival dei primi '60 fu un momento chiave del rock anni '80, fu decisamente più un momento di passaggio il recupero di quel suono comunemente definito Detroit Sound: è fondamentalmente il suono di gruppi quali gli Stooges e MC5, ma non è difficile buttare nel calderone i Blue Cheer, il Bowie di Ziggy Stardust e il Lou Reed di Rock'n'Roll Animal, e pure le cose più stradaiole di Alice Cooper e dei Blue Oyster Cult e un pizzico (ma poco) di New York Dolls e primi Flaming Grooves. Alfieri di questo recupero furono i Cult miliardari di Love e Electric (e guarda caso, il loro cantante Ian Astbury ha partecipato ad una recente reunion londinese degli MC5) e i loro protetti Fuzztones (quelli del periodo su Beggars Banquet), e diversi gruppi minori come i Thee Hypnotics e i Green River: questi ultimi sarebbero poi diventati i Mudhoney, e infatti il recupero del Detroit Sound fu soprattutto l'anticipazione di quello che sarebbe stato il grunge...
I Primal divennero parte di questo ennesimo recupero con il loro secondo omonimo disco: anticipato dal singolo Ivy Ivy Ivy (una collisione tra i Beach Boys e gli MC5), il disco è certamente più a fuoco dell'esordio e meno monotono, forse perchè episodi come il singolo e come She Power e Gimme Gimme Teenage Head sono belli potenti e rompono con il clima "buonista" del primo lavoro. Emergono inoltre le prime ballate vagamente narcotiche (che poi saranno una costante nei dischi successivi) come Kill The King e I'm Losing More Then I'll Ever Have. Quest'ultima viene notata da Andy Weatherall, uno dei dj che stava iniziando la rivoluzione house in Inghilterra, che prima recensisce un loro concerto su N.M.E., poi chiede di poter remixare quella canzone. Il gruppo acconsente, anche perchè cominciavano a girare i vari rave che animavano il paese in quel periodo, e il remix diviene il nuovo singolo: Loaded.

1990

Weatherall mantiene della canzone solo alcuni momenti e rimpolpa il tutto con samplers da Edie Brickell (ve la ricordate?) e dai Soul 2 Soul, aggiungendo il Peter Fonda di I Selvaggi di Roger Corman (trascrizione mia: "I wanna be free...to do what i wanna do...i wanna be free to ride a machine without been arrested by the Man...i wanna get loaded, i wanna have a good time"... La stessa frase che apre In And Out Of Grace dei Mudhoney, da Superfuzz Bigmuff): quello che ne viene fuori è un mostro sonoro diverso da qualsiasi altra cosa, e le classifiche lo accolgono a braccia aperte. Ancora incerti sul da farsi, i nostri pubblicano un EP fondamentale, Come Together, ove la canzone nella sua forma originaria richiama le atmosfere e lo stile dell'ultimo disco, mentre il nuovo remix di Weatherall (a questo punto prezioso compagno di squadra) è una creatura aliena composta da una base house, che nulla ha a che vedere con il brano originale, e da un discorso del reverendo Martin Luther King: è nuovo successo ed è la prova definitiva che la strada intrapresa è quella giusta.
Per la prima volta nella loro carriera i Primal Scream non si rifanno più ad un passato più o meno remoto, ma interpretano il suono del loro tempo: contemporaneamente all'uscita di Screamadelica, il disco della svolta, i loro compagni di scuderia My Bloody Valentine vanno in classifica con la danzereccia Soon (al cui remix interviene Weatherall...) ed altrettanto fanno gli Stone Roses di Fool Gold, mentre persino gli U2 (che in Joshua Tree e, soprattutto, nel live Rattle And Hum si presentavano come un gruppo rock al 100%) svoltano verso atmosfere più ballabili con Achtung Babe (l'epocale Perfecto Mix di Even Better Than The Real Thing sarà per molti ascoltatori la prima tappa di un avvicinamento senza pregiudizi alla dance), ed esordiscono col fondamentale Blue Lines i Massive Attack e col simpatico Shubert Dip gli EMF.
Screamadelica, va detto senza ripensamenti, è una pietra miliare della musica rock. Pochi dischi (forse giusto Remain In Lights dei Talking Heads) sono stati così capaci di accontentare contemporaneamente sia i rockers (graziati dall'inno Moving On Up e dalla ballata tossica di turno, Damaged) sia i ravers (come nella potente Don't Fight It, Feel It e nell'ambient delle due parti di Higher Then The Sun), riuscendo persino a riunire i loro gusti, come nella pazzesca cover in chiave house di Slip Inside This House degli psichedelici 13th Floor Elevators (inizialmente parte di un tribute album dedicato a questo storico gruppo texano).
Le canzoni sono strutturate come epiche cavalcate acid house, alla cui mentalità (l'ecstasy e la sensazione di collettività e di empatia che genera) sembra dedicato più di un titolo: Don't Fight It, Feel It, Come Together, Inner Flight, Shine Like Star...
Screamadelica però segna una tappa importante anche per come è stato realizzato: il gruppo (nota bene: nel disco NON E' INDICATO CHI SUONA!) passa in secondo piano rispetto ai produttori (ovvero Weatherall, gli Hypnotone, gli Orb e solo per i pezzi "rock" Jimmie Miller, storico produttore degli Stones del dopo-Their Satanic Majesty Request), tanto che Come Together appare in versione remix e non in versione originale; è persino difficile dire a questo punto chi faccia parte della band e chi no, sicuramente Gillespie ha preso il controllo ed è quello che appare di più nel disco, mentre alla voce solista su Don't Fight It... c'è la brava corista Denise Johnson, e nella seconda parte di Higher Then The Sun c'è il basso di Jah Wobble, storico membro dei P.I.L. e soprattutto uno dei protagonisti, l'anno prima, dell'esordio degli Orb, un disco che ha certamente influenzato Screamadelica.
La band ci prende gusto e pubblica un EP, Dixie Narco, nel 1992, sempre con la supervisione di Weatherall. E poi sparisce.
Quando due anni dopo esce il singolo Rocks qualcosa è cambiato.

'70

Il gruppo ha passato troppo tempo ad incidere il disco, in studio c'è George Drakoulias, produttore del giro Def Jam/American Records, e ci sono troppi sessionmen di lusso come i tastieristi Jim Dickinson e Bemmont Tench, la sezione ritmica degli studi Muscle Shoes e la famosa sezione fiati Menphis Norhs (fate un bel giuoco: scartabellate la vostra collezione di dischi rock/mainstream/AOR dei '70 e degli '80 e guardate a quanti dischi ha partecipato questa gente...oppure cercate il loro nome su All Music Guide): Give Out But Don't Give Up sembra uscito fuori dai primi '70 più decadenti, ma suona falso, privo di quella voglia di riscoprire che animava i primi due dischi e privo della frenesia di Screamadelica e soprattutto è appesantito dalla produzione di Drakoulias, che se per i Black Crowes e i Jayhawks sa il fatto suo, per i Primal sembra non avere idea di come muoversi, tra arrangiamenti troppo ingombranti e suoni fin troppo patinati.
Beninteso: Jailbird e Rocks sono due bei singoli rock nello stile dei Rolling Stones di Beggars Banquet e Sticky Fingers, e i due pezzi con George Clinton dei Funkadelic/Parliament (Funky Jam e la title track) sono molto ballabili, per non parlare della malinconica ballata Cry Myself Blind. Ma non basta.
Il gruppo è in tournee continua (in America di spalla ai Depeche Mode, in Italia invece il concerto viene trasmesso in diretta dalla storica trasmissione di RadioRAI1 Planet Rock...ed è diventato uno dei loro bootleg più diffusi!), sbanda, si dissocia (ciao ciao a Denise Johnson, protagonista in diversi brani di Give Out...) e, tanto per cambiare, sparisce.

Francia '96

In Europa scatta la febbre degli Europei di calcio, esce una raccolta di gruppi indie che celebrano l'avvenimento e i Primal si ripresentano in pubblico assieme allo scrittore Irvin Welsh (già autore del celebre Trainspotting: il vero ritorno dei Primal avviene nella colonna sonora del film che ne viene tratto...ma il brano in oggetto è uno strumentale che passa inosservato): il brano in coabitazione, The Big Man And The Scream Team Meet The Barmy Army Uptown, è un ritorno ad atmosfere danzereccie, impreziosito (si fa per dire...) dal rancoroso recitato dello scrittore scozzese, che si produce in una serie di velenosi insulti antibritannici... (il singolo non porterà benissimo alla nazionale scozzese, ma noi, se la memoria non mi inganna, ci dovevamo sorbire Claudio Baglioni!)
Forse è un po' poco, ma la band c'è, è tornata e si sta preparando per il gran rientro.

1997

Proseguire sulla strada del disco precedente sarebbe stato un suicidio. Dare un seguito a Screamadelica era praticamente impossibile, ma era ancora quello che tutti si aspettavano da loro. A dar loro una mano arriva Mani, ex bassista degli Stone Roses desideroso di fare qualcosa di più personale, il musicista dub Augustus Pablo, Glen Matlock dei Sex Pistols e ritorna, almeno per un pezzo, Andy Weatherall: il risultato si chiama Vanishing Point, come l'omonimo bellissimo film degli anni '70 (in Italia noto come Punto Zero), il cui protagonista Kowalsky si ribellava senza alcuna speranza contro la società...
Il suono del disco è certamente più lento rispetto a Screamadelica, il triphop di Massive Attack e Portished ha fatto scuola, ma soprattutto sembra emergere l'influenza delle sperimentazioni sul dub di Tricky.
Rispetto al capolavoro del '91 la band non si stacca quasi mai dalla forma canzone (eccezioni gli strumentali Get Duffy, If They Move, Kill'Em e Trainspotting), se non nella meravigliosa Kowalski, apice del disco, con una sezione ritmica che riecheggia il dub e sonorità quasi industrial, mentre Gillespie si lascia andare a deliri vari ("Kowalsky, vanishing point... Like butterfly on a wheel... solar race..." e altre amenità... Notare come "Like a butterfly on a wheel" era stato il titolo del Times per l'articolo in cui si chiedeva - nei '60 - la scarcerazione dei Rolling Stones, che erano in parte detenuti per possesso di stupefacenti).
Lo struggente reggae Star, le ballate elettroniche Burning Wheel e Stuka, il rock'n'roll Medication e la pazzesca cover di Motorhead (ultimo singolo degli Hawkwind con Lemmy alla voce e primo singolo del gruppo di quest'ultimo, i - ehm...indovinate - Motorhead) completano il quadro di quello che a mio parere è probabilmente il loro disco più bello, anche se non il più compiuto.
La band è in pieno trip dub, e pubblica un versione remix del disco a cura di Adrian Sherwood (che già aveva lavorato al pezzo con Irvin Welsh): Echo Dek è semplicemente una graziosa stranezza, un disco per completisti sia dei Primal che di Sherwood, oppure un disco per appassionati di dub. Non che il risultato sia brutto, ma non lo consiglierei a scatola chiusa...
A parte questo (sotto)capitolo reggae, Gillespie & C. si rendono conto che la strada intrapresa è quella giusta, e da questo momento non sbaglieranno più una mossa...

'00

Quando John Lydon lasciò i Sex Pistols per formare i P.I.L. il suo scopo era quello di creare una sorta di "non-gruppo di studio influenzato dal dub e dal krautrock" (Simon Reynolds - Lubrificate Your Living Room): quello che per il sig. Rotten è stato il progetto iniziale, per i Primal Scream (unici eredi di questa attitudine) è stato il punto di arrivo di un lungo percorso. A questo punto sono diventati una vera e propria non-band, in cui i produttori e/o i remixatori hanno più importanza dei singoli musicisti, in cui gli special-guest segnano le canzoni più di chi le ha scritte, in cui ci si muove per obbiettivi specifici. Anche le tanto sbandierate prese di posizione politiche sembrano far parte di una scena preparata con largo anticipo (anche se questo non vuole certo dire che loro non vi credano realmente...), un modo di agire che ricorda molto quello del buon Alec Empire (cosa sono stati gli Atari Teenage Riot se non un tentativo di fare esattamente quello che fanno loro?) e che è perfettamente omogeneo alla scena musicale britannica e, soprattutto, ai suoi organi di stampa: su ogni canzone dei loro dischi, da Vanishing Point in poi, si potrebbe scrivere un articolo su N.M.E. - notoriamente desideroso di avere materiale nuovo su cui scrivere ogni settimana - mentre sul "mood" complessivo dei singoli dischi si potrebbero scrivere parecchi di quei lunghi articoli, ricchi di riferimenti ad altre band e ad altre epoche musicali, che fanno la gioia di Uncut, Mojo, Wire e compagnia...
E' in quest'ottica che vanno inquadrati i dischi dei Primal Scream, e XTRMNTR è il primo disco a beneficiare appieno di queste tecniche.
Qui i remixatori sono così importanti che il singolo Swastika Eyes è presente in due differenti remix (Jagz Kooner il primo, Chemical Brothers il secondo), mentre MBV Arkestra non è altro che un remix di If They Move, Kill'Em ad opera di Kevin Shields dei My Bloody Valentine (che rompe il suo silenzio quasi decennale entrando a far parte del gruppo nel tour che segue il disco), mentre tra i produttori spiccano Dan The Automator (non ancora reso celebre dal progetto Gorillaz assieme a Damon Albarn: si noti come gli stessi "primati" si muovono sulle stesse coordinate dei Primal...), Adrian Sherwood, David Holmes e Tim Holmes (dei Death In Vegas: di nuovo, un'altro gruppo lanciato sulla loro scia...).
Se Vanishing Point era quasi un concept sulla ribellione, XTRMNTR è una sorta di atto di accusa contro i sessantottini che giunti al potere si sono scordati dei loro ideali: la prima canzone ha l'esplicativo titolo di Kill All Hippies (e recita "you've got the money, I've got the soul"), mentre Swastika Eyes è una denuncia della politica estera di Madeline Albright, ministro degli esteri per Bill Clinton; quanto poi ad un titolo come Insect Royality, si intuisce che sia un non tanto velato riferimento alla famiglia reale britannica...
Ovviamente questo odio per gli hippies ha un suo precedente nel punk e nella new wave inglesi ("never trust an hippy" recitava uno slogan dell'epoca, e hippy era uno spregiativo assai diffuso), ed il disco trasuda riferimenti a quest'ultima (Shoot Speed/Kill Light vede Bernard Sumner di Joy Division/New Order alla chitarra, mentre Blood Money ruota attorno ad un campionamento di Chant dei P.I.L., oltre a presentare un dissonante sax in stile Funhouse), mentre Accelerator è una furia che sembra ricordare le chitarre dei Sex Pistols quanto quelle di Neu '75.
Dopo un simile disco sembra quasi incredibile di vedere un loro nuovo lavoro dopo appena due anni. Evil Heat invece è un'ulteriore conferma dei due dischi precedenti, forse con una maggiore consapevolezza dei propri mezzi: Deep Hit Of The Morning Sun, Autobahn 66 e A Scanner Darkly sono nuovi esperimenti sul krautrock mentre Detroit, Rise (inizialmente intitolata Bomb The Pentagon, ma la paura che il disco non venisse distribuito nell' America post-11 Settembre li ha spinti ad un'inedita autocensura), City e Skull X si dirigono verso una versione futuribile del rock di strada e Some Velvet Morning sembra un omaggio ai Throbbing Gristle di United e Adrenalin (con la voce di Kate Moss - sì, quella Kate Moss, la stessa che recitava nel video di Kowalsky - che ricorda quella di Cosey Fanni Tutti).
Questa volta il disco non sembra essere del tutto a fuoco, The Lord Is My Shotgun (con Robert Plant all'armonica!!!) è fiacca e City non mi ha mai convinto appieno, ma nell'insieme si tratta di un ennesimo centro, impreziosito da quell'aria di fantascienza paranoide che sembra aleggiarvi intorno (A Scanner Darkly si ispira all'omonimo romanzo del grande Philip K. Dick, mentre la grafica del libretto fa riferimento al fumetto Invisibles, il cui autore Grant Morrison a sua volta ha citato XTRMNTR come una colonna sonora ideale dell'opera). Il disco si conclude con Space Blues #2, un omaggio ai Felt cantato dal tastierista Martin Duffy: essendo questo il primo loro disco dopo il fallimento della Creation (la cui ultima uscita era stato il singolo Accelerator), non riesco a non leggere la canzone come un' elegia per una delle più importanti etichette indipendenti degli ultimi venti anni.

A questo punto non ho la più pallida idea di dove potranno andare a sbattere Gillespie & C.: ma in un mondo di certezze, con tanti, troppi gruppi che, trovato il loro suono, si limitano a clonarlo disco dopo disco, la loro curiosità è quanto meno salutare, con la certezza che bisogna "Osare l'impossibile. Osare perdere. Ci si può solo perdere..." (CCCP Fedeli Alla Linea - Manifesto).

In rete: oltre al già citato Webadelica, Scream Online è il migliore dei siti non ufficiali: potrete trovarci tutto lo scibile sul gruppo; mentre questo è il sito ufficiale.

Altro: in giro si trovano alcuni bootleg (il sito non ufficiale ne elenca un bel po'...): voi ignorateli pure, i Primal dal vivo possono essere clamorosamente notevoli ma anche clamorosamente pessimi... Qui in Italia per esempio hanno fatto quasi sempre schifo. Cercate invece i vari CD singoli: i remix contenuti sono quasi sempre imperdibili (d'altronde, se non se ne capiscono loro di remix...) e spesso sono presenti diverse cover di altri artisti, come I'm Gonna Make You Mine degli Shadows Of Night, So Sad About Us degli Who, Ramblin' Rose degli MC5, Carry Me Home di Dennis Wilson dei Beach Boys, Know Your Rights dei Clash, 96 Tears di ? & The Mysterians, Darklands e Badlands dei Jesus & Mary Chain, I'm Five Years Ahead Of My Time dei Third Bardo (che doveva apparire su XTRMNTR, ma che poi venne esclusa dalla tracklist definitiva: diverse copie promozionali con questa cover arrivarono alle riviste musicali di mezzo mondo, che ne parlarono come di uno dei pezzi chiave del disco...).

aggiungi il tuo parere