Prague - You Hear The Song And It Is Long Ago (Suiteside, 2003)
Dopo la bellissima compilation Ouzel, all'interno della quale il brano dei Prague era tra i miei preferiti, aspettavo questo album: ricordo di aver seguito in modo interessato qualche anteprima relativa alle registrazioni e alle numerose partecipazioni un po' di tempo fa. La sola copertina vista sul loro sito mi invogliava ad ascoltare questo secondo episodio, sotto tale monicker, di Alessandro Viccaro. C'è poco da fare, il precedente I Own Your Favorite Song per Loretta era il classico disco che rientrava nei miei gusti, con due o tre brani da paura: qualche ingenuità qua e là forse, ma le canzoni Alessandro le sa scrivere, eccome. Ebbene, finalmente, in ritardo, metto nel lettore You Hear The Song And It Is Long Ago: la partenza di Shot è rigorosamente in bassa fedeltà, per poi aprirsi in una melodia dall'incedere quasi solenne, che non mette in ombra quelle tipiche atmosfere sadcore a cui mi ero abituato: forse il brano più bello del disco, che mi ha ricordato i grandi Sebadoh, se non ci fosse, quasi a surclassarlo, quel capolavoro che è Bad Things Happen. Certo, inutile negare che i paragoni (soprattutto qui) si dirigono quasi tutti verso Pedro The Lion, a cui di certo viene pagato un pedaggio forse troppo alto. Ma c'è dell'altro. C'è il fatto che il disco è stato registrato in un clima tutto particolare, insieme ad amici prima ancora che "colleghi che hanno le stesse affinità musicali"; e un po' tutto ciò si sente nel lavoro (meno triste, in un certo senso, di I Own...). Questo senza per forza tirar fuori il coro finale composto dai 'Doo Wap Pizza Party Boys' in Bridges (I Didn't Want To Hurt Your Thumb), che comprende un buon 30% di gente che quotidianamente scrive sul nostro Forum. Qualche nome tra le partecipazioni? Il songwriter T.W. Walsh (amico, tra l'altro, di David Bazan dei P.T.L.) in sede di masterizzazione, Giulio Calvino dei Candies che suona la batteria in tutte le canzoni, Matteo Casari (Lo-Fi Sucks!, Cary Quant, Marsiglia Records, e, last but not least, Sodapop...) al rhodes, e Giulio Corona (K.C. Milian) alla seconda chitarra in Too Far, brano decisamente maturo ed emozionante. Il risultato, lo dico subito, è un pochino al di sotto delle mie (esagerate, lo ammetto, ma le premesse c'erano tutte) aspettative. So di avventurarmi in un terreno minato ma ci provo: i brani ci sono, e sono ben strutturati, anche se spesso è proprio la voce un po' troppo monocorde e annoiata (anche per il genere) ad appiattire un pochino spunti altrimenti eccezionali; volendo fare paragoni a tutti i costi a volte sembra di ascoltare i gemiti dei Red Red Meat di Tim Rutili, senza però quella carica corrosiva tipica dell'indimenticabile gruppo di Chicago. Ciò non toglie che il lavoro abbia uno spessore che cresce dopo ripetuti e ripetuti ascolti, e, cosa importante, è fatto di belle canzoni, introspettive e sincere. |