AA.VV. - In The Beginning There Was Rhythm (Soul Jazz, 2001)

Il disco

Il periodo 1979-81 fu un momento prolifico per la musica inglese. Nel 1979 la Thatcher fu eletta primo ministro e la sua politica economica fece raggiungere gli apici storici alla disoccupazione di massa. La guerra fredda era più in voga che mai e l’Inghilterra era la base di lancio dei missili americani. Eppure questa situazione favorì il fiorire di una stagione artistica senza precedenti, di gran lunga superiore a quella brevissima del punk. Era il periodo in cui i 4/4 del rock si stavano dilatando sempre di più in favore delle sincopi funky e raggae. Unknown Pleasures dei Joy Division e Metal Box dei PIL girarono davvero la boa di un'epoca molto di più di quanto non abbia fatto Never Mind The Bollocks che alla fine fu, per dirla alla Simon Reynolds, “un onesto album di hard rock e nulla più”. Il primo segnale di una vera rivoluzione si ebbe quando Johnny Rotten, durante uno show radiofonico nell’estate del ’77, mise su dischi di Big Youth, Can, Peter Hammil e Captain Beefheart. Poi vennero i PIL, ovvero tutto quello che Rotten avrebbe voluto che fossero diventati i Sex Pistols (“Non sono lo stesso di quando ho cominciato” sentenzia Lydon sul pezzo che apre il primo album dei PIL). Poi arrivarono Pop Group e Gang Of Four, convinti assertori dell’etica do-it-yourself del punk ma anche di un suo sviluppo musicale. Questa raccolta, ben confezionata e compilata dai tipi della Soul Jazz, ci dona un bel quadro d’insieme di quella che era la scena underground inglese del periodo anche se, a questo punto, sarebbe d’uopo un cofanetto vista l’ampiezza della scena e l’opinabile esclusione di alcuni gruppi (Pigbag e Rip, Rig & Panic su tutti). La cosa incredibile comunque è come il post punk riesca ancora oggi, a distanza di più di vent’anni, a trasmetterci l’immagine di un periodo storico preciso, a spiegarci le cause del determinismo ambientale attraverso il quale i suoi suoni si configuravano. Ogni volta che ascolto Unknown Pleasures penso alla foto in bianco e nero di una fabbrica abbandonata circondata dalle macerie. Capita anche a voi?


I gruppi inclusi

Gli A Certain Ratio venivano da Manchester e prendevano il loro nome dal testo di un pezzo di Brian Eno. Ispirandosi ai Wire e a George Clinton univano alienazione industriale e dance music in composizioni che loro stessi solevano definire “inni funk per l’oppresso”. Il loro primo singolo All Night Party/The Thin Boys uscì per la Factory Records di Anthony Wilson nel 1979. La line-up originale comprendeva Simon Topping (voce), Jeremy Kerr (basso), Pete Terrell (tastiere) e Martin Moscrop (chitarra). Soltanto nel 1979, con l’inserimento di un batterista (Donald Johnson), il suono della band raggiunge la sua caratterizzazione. Dopo un tour in patria con i Joy Division esce il loro album d’esordio To Each...

Brani inclusi: Shack Up e Knife Slits Water.

I londinesi 23 Skidoo erano degli sperimentalisti delle percussioni: Fritz Haaman (batteria, percussioni), JCM (chitarra, conga, percussioni), Mr. Sketch (basso), A Lim (basso, percussioni). Il primo album Ethics (1979) era una mistura di dub, On-U Sound e funk industriale. Dopo il 12” The Gospel Comes To New Guinea (reso celebre anche per la copertina opera di Neville Brody, designer di The Face) seguirono due album: The Culling Is Coming (1982) e Urban Gamelan (1984). Poi la fine. Oggi l’intero catalogo del gruppo è stato ristampato.

Brani inclusi: Coup e Vegas El Bandito.

Da Leeds venivano invece i Gang Of Four con la loro miscela esplosiva di black music e rock bianco. La prima storica line-up comprendeva Andy Gill (chitarra), Jon King (voce), Hugo Burnham (batteria) e Dave Allen (basso). Il primo album Entertainment! (1979) rimane uno dei capolavori assoluti del post punk inglese: un funk marziale che prende vita da una ritmica sincopata e da un sound estremamente secco, frutto di una strumentazione senza gli effetti tradizionali (wah-wah, fuzz e distorsore). I Gang Of Four presero il nome da una fazione radicale del partito comunista cinese e non scesero mai a compromessi. I testi erano influenzati da Marx contro le mistificazioni dei concetti di democrazia, capitalismo e rock’n’roll. Ebbero la possibilità di suonare al Top Of The Pops ma si rifiutarono di cambiare le parole di At Home He’s A Tourist e non ci andarono. La musica dei Gang Of Four risente fortemente del contesto politico e sociale in cui nasce: una città economicamente in crisi in cui National Front, British Movement e League of St.George erano le realtà politiche attive preminenti. Il secondo album Solid Gold uscì dopo due anni ma non raggiungeva le stesse vette artistiche. Durante un tour promozionale negli States, Dave Allen lascia la band e viene rimpiazzato da Sara Lee. Nel 1982 esce Songs Of The Free, un album che apre verso il commerciale, influenzato dalla guerra nelle Falklands, e che segna l’addio di Burnham. Il trio rimanente registra Hard (1983) con l’ausilio di una drum machine. Nel 1984 la band si scioglie definitivamente per poi riformarsi nel 1991.

Brani inclusi: To Hell With Poverty, l’ultimo singolo con la line up originaria.

Gli Human League si formarono nel 1977 a Sheffield, ma più che dal punk erano influenzati dai Kraftwerk. La band era formata da quattro tastieristi: Ian Craig Marsh, Martyn Ware, Adrian Wright, Phil Oakey. Nel 1979 il quartetto firma per la Virgin e nel giro di dodici mesi pubblicano due album: Reproduction e Travelogue. Nell’ottobre del 1980 Marsh e Ware se ne vanno e vengono rimpiazzati da Joanne Catherall e Susanne Sulley (entrambi vocalist). Durante il tour si aggiungono anche Ian Burden (basso) e Jo Callis (chitarra), che nel 1981 completano la line-up definitiva. Lo stesso anno segna anche l’inizio del successo mainstream del gruppo con l’album Dare, pieno di hit singles tra i quali anche il tormentone Don’t You Want Me che arriva al numero uno in Inghilterra e USA. Da qui in poi la band comincia ad uscire dalle classifiche, eccezion fatta per Together In Electric Dreams, una collaborazione tra Giorgio Moroder e Phil Oakey. Qualche anno fa si sono riuniti, ma il coraggio di comprare il loro nuovo album io non ce l’ho avuto.

Brani inclusi: Being Boiled, il singolo che è stato incluso su The Wire nella lista dei cento dischi che hanno incendiato il mondo.

Kate Kaos (chitarra), Suzy Gutz (basso), Palmolive (batteria), Ari Up (voce) erano le Slits, il combo punk proveniente da Ladbroke Grove, un quartiere nella periferia ovest di Londra. Queste ragazze avevano partecipato attivamente alla prima linea del punk, quella dei Sex Pistols e dei Clash per intenderci. Proprio dopo il loro primo concerto di spalla ai Clash, Kaos e Gutz se ne vanno e al loro posto arrivano Viv Albertine (che aveva già suonato con Sid Vicious nei Flowers Of Romance) e Tessa Pollitt, che non aveva mai tenuto prima in mano un basso in vita sua (!). Nonostante la bella figura fatta alle sessions radiofoniche di John Peel, le Slits furono l’ultimo gruppo della prima ondata punk a trovarsi un contratto discografico. Il loro primo album (Cut) uscì nel 1979 e fu prodotto dal produttore reggae Dennis “Blackbeard” Bovell, che aveva già lavorato in precedenza con i Pop Group. La copertina dell’album ritraeva le tre ragazze nude ricoperte di fango ricollegandosi a quella primordialità tanto cara ai Pop Group. Le similitudini tra i due gruppi non si fermavano soltanto al livello concettuale di “ritmo prima della melodia”, visto che l’anno seguente proprio Bruce Smith dei Pop Group sostituirà Budgie alla batteria, delineando il passaggio della band dal funk-punk alla dance.

Brani inclusi: Silence Is A Rhythm Too, la facciata A di uno split single con i Pop Group.

I This Heat hanno cominciato prima del punk, influenzati dal free jazz, dalla musica concreta e dall’improvvisazione pura. Questo trio londinese fu il ponte tra l’eccessiva presunzione scolastica del progressive e la limitatezza tecnica del punk. Charles Bullen (chitarra, viola, manipolazione nastri), Charles Hayward (batteria, tastiera, nastri) e Gereth Williams (tastiere, basso, nastri) suonavano e registravano dentro le celle frigo di un ex macello a Brixton, quartiere a sud di Londra. Nel 1979 il loro primo demo finì tra le mani di John Peel che ne rimase folgorato e li invitò subito alle sue celeberrime sessions radiofoniche. Fu poi David Cunningham dei Flying Lizards a pubblicare nel 1979 sulla sua etichetta (Piano Records) l’esordio omonimo. I tre ebbero a disposizione uno studio di registrazione a 24 piste e le mani esperte di Anthony Moore (ex-Slap Happy) alla consolle. I This Heat erano dei musicisti molto competenti (Hayward aveva già suonato con Phil Manzanera nei Quiet Sun prima che quest’ultimo fondasse i Roxy Music). La loro musica era un incrocio mistico tra i King Crimson di Red e i Wire di Chairs Missing. All’epoca il gruppo strinse una serie di collaborazioni artistiche con registi sperimentali indipendenti, gruppi di danza indiani, il percussionista ghanese Mario Boyer Diekuuroh, suonatori di kora senegalesi. Il suono divenne sempre più complesso e multiculturale, come testimonia l’uscita di Health And Efficiency, l’EP dato alle stampe dalla Rough Trade che anticipa di un anno l’uscita del secondo album Deceit, una sorta di concept album sulla distruzione nucleare prodotto da Martin Frederick della On-U Sound. Nel 1982 Williams parte per l’India per dedicarsi a tempo pieno ai suoi studi di danza drammatica decretando di fatto la fine della band.

Brani inclusi: 24 Track Loop, un manifesto dell’arte manipolatoria dei loop, registrati dalla band stessa secondo l'insegnamento di grandi maestri come Lee Perry e Holger Czukay dei Can.

I Throbbing Gristle si schierano apertamente contro l’idea estetizzante dell’arte, la lettura di superficie dell’arte operata dalla critica ufficiale attraverso una nuova modernità d’uso del rumore, staccandosi notevolmente dai linguaggi precedenti. Il loro esordio del ’77, Second Annual Report, è musica industriale nella sua forma più “pura” e, allo stesso tempo, il disco che forse meglio di qualunque altro può rappresentare, nella sua interezza di non-forma + non-contenuto, la retorica rivoluzionaria del punk. I suoi ossessionanti ritmi elettronici, le schegge impazzite di rumore bianco e i campionamenti delle notizie più raccapriccianti dei telegiornali diedero all’album un senso di vita quotidiana, riflettendo in sé il paesaggio alienante della vita moderna. Volontariamente urtanti, i TG esploravano temi scomodi come l’omicidio di massa, la mutilazione, il sesso perverso e la magia. Un’arte di rottura che loro stessi denominarono “intrattenimento attraverso il dolore”. Nel 1971 il loro leader Neil Megson alias Genesis P-Orridge, già membro del gruppo artistico radicale Coum Transmissions, scrisse una lettera alla fanzine Frendz sostenendo che il futuro della musica giacesse nelle mani dei non-musicisti. Dopo aver rivendicato all’Arts Council il diritto di rivoluzionare l’ordinarietà della vita di tutti i giorni (cose del tipo: far sposare il suo cane ad un clown), P-Orridge - insieme agli altri seguaci del Coum: la modella spogliarellista Cosey Fanni Tutti (chitarra), il designer Pete “Sleazy” Cristopherson (nastri) e Chris Carter (tastiere) - formò i TG. Il Daily Mail lì definì “sovvertitori della civilizzazione” dopo che uno dei cronisti del giornale assistette al primo famigerato concerto dei TG, quello in cui, per intenderci, P-Orridge esibì dei pannolini usati come opere d’arte.

Brani inclusi: 20 Jazz Funk Greats, che documenta l’ultimo periodo del gruppo, quello della svolta electro-pop del disco omonimo, il meno abrasivo e il più accessibile della loro discografia e allo stesso tempo quello che li accosta agli altri gruppi della compilation.

I Pop Group si formarono nel ’77 dopo aver assistito a un concerto dei Sex Pistols. Mark Stewart (voce), Gareth Sager (chitarra), Bruce Smith (batteria), Simon Underwood (basso) e Jon Waddington (chitarra) hanno incominciato suonando cover di T-Rex e Modern Lovers per passare poi ad altre influenze: Can, Miles Davis e reggae. Il modus operandi dei Pop Group da Bristol era quello di usare lo studio come uno strumento. Le influenze intellettuali comprendevano Wilhelm Reich (lo psicoanalista austriaco che postulò la teoria dell’orgasmo inteso come energia cosmica primordiale in grado di liberare l’uomo dalle strutture sociali), la poesia beat di Allen Ginsberg e la rivolta situazionista contro la noia. Y, il loro album d’esordio, è uno degli apici artistici dell’intera stagione post punk. I Pop Group avevano il culto del primitivismo, com’è ben testimoniato dalla foto sulla copertina dell’album, ritraente alcuni indigeni della nuova Guinea in un cerimoniale di guerra. Convinti del fatto che la civilizzazione avesse tarpato le ali al potere intellettuale dell’umanità, i Pop Group intesero la musica rock come mezzo di lotta sociale e culturale contro le multinazionali della musica e la critica ufficiale dell’epoca. Per loro le forme musicali tradizionali erano considerate forze oppressive. Il loro calderone musicale comprendeva Captain Beefheart, James Brown e il free jazz. Il secondo album How Much Long We Tolerate Mass Murder? uscì nel 1980 e si mantenne sugli stessi livelli qualitativi del primo. L’ultimo concerto dei Pop Group si tenne durante una manifestazione per il disarmo nucleare a Trafalgar Square, nel corso della quale Stewart diresse i manifestanti davanti al ministero della difesa. Stewart continuò il suo attivismo politico con la On-U Sound di Adrian Sherwood. Sager formò i Rip, Rig & Panic, e Underwood, che se n’era già andato dopo Y, fondò i Pigbag finendo terzo in classifica con Papa’s Got A Brand New Pigbag.

Brani inclusi: She Is Beyound Good And Evil, il primo singolo della band e allo stesso tempo un inno contro la Thatcher, proprio nell’anno in cui la "iron lady" diventa primo ministro.

I Cabaret Voltaire descrivevano attraverso la loro musica il paesaggio urbano di Sheffield trent’anni dopo la guerra, ancora trasfigurato dalle bombe e dalle incurie urbanistiche. Stephen Mallinder (basso/voce), Richard H. Kirk (chitarra), Christ Watson (manipolazione nastri), tre studenti frequentanti gli stessi corsi all’Università di Sheffield, formarono il gruppo nel 1973. Ci vollero ancora cinque anni prima di trovare un’etichetta. Sarà la Rough Trade a dare alle stampe la mitica trilogia composta da Mix-Up (’79), Voice Of America (’80) e Red Mecca (’81). I Cabaret Voltaire stanno a Sheffield come i Joy Division stanno a Manchester. Le loro intuizioni saranno qualche anno più tardi il trampolino di lancio per i Depeche Mode. Come ha scritto Piero Scaruffi nella sua enciclopedia del rock: “Volgarizzatori della musica industriale, i Cabaret Voltaire dimostreranno come le velleità naif dei giovani avanguardisti britannici, non sostenute da adeguato talento, portino inesorabilmente alla disco music”.

Brani inclusi: Sluggin For Jesus.


aggiungi il tuo parere