Poison The Well - Tear From The Red (Trustkill, 2002)

Secondo disco, accompagnato da discussioni e polemiche tra i fans, per questa band di emotional metal-core dalla Florida, alla quale io sono arrivato partendo dai Defdump, con i quali certamente esistono punti di contatto stilistici. Se in effetti il precedente, meraviglioso The Opposite Of December... era caratterizzato da un suono metalloso, duro e selvaggio, tendenzialmente 'Panterato', questo nuovo lavoro appare più contenuto, moderato, secondo alcuni addirittura preparato ad hoc per il grande salto al mainstream; in odore di Deftones, per così dire. La formula, va detto, non è sostanzialmente cambiata: la band prosegue il discorso già intrapreso con un suono certo aggressivo, ma sin dal principio aperto a sonorità meno rudi e più toccanti, collegando in qualche maniera (esempio pratico) i Grade ai Juno; in altre parole, passando con estrema facilità, nello stesso brano, dalle urla terrificanti, brutali di Jeffery Moreira e dalle incontenibili "chugga chugga guitars" a situazioni più tranquille ed orecchiabili e ad un canto riconducibili all'emocore. Le aperture melodiche, dunque, non mancavano già nel vecchio disco; qui però sono senz'altro aumentate in quantità, quasi ricercate, ed un 'ammorbidimento' a livello generale si sente. L'impressione è che la band si sia resa bene conto delle proprie potenzialità e le intenda meglio sfruttare, negando con forza la limitatezza del genere cui in fondo appartiene; motivo per cui i duri e puri potranno restare un poco delusi. Ma non crediate che si siano messi a suonare pop...! Il sound resta pesante, e nonostante forse l'assenza di un brano del valore pari a Slice Paper Wrists, il lavoro merita comunque attenzione. E' possibile immaginare un ponte tra l'ultimo brano del primo disco e quello iniziale del secondo: "love means nothing to you anymore" era la drammatica presa di coscienza finale, ma Tear From The Red comincia con un urlo disperato, inequivocabile: "but I adore her" (la splendida Botchla)... Ed ecco anche quei momenti melodici/emotivi di cui si diceva, ripetuti nell'ottima Lazzaro. Rings From Corona descrive alla perfezione i casini del cuore che tutti viviamo ("so guilty/so weak/so lost without you (...) stop calling me/please keep calling me/open your mouth to see if it's the truth/turn around so you can't see me say I miss you") e non può quindi lasciare indifferenti. Ancora squarci emo in Moments Over Exaggerate, Sticks And Stones Never Made Sense, ma soprattutto in Pieces Of You In Me ed in Horns And Tails, totalmente acustica, che stupirà molti, ricordando nomi quali Filter o Incubus, che con l'hardcore in effetti hanno poco a che fare. Una menzione va fatta per i testi: belli, seppur ancora dannatamente, ricercatamente cupi come all'esordio, sempre generalmente basati sull'osservazione di rapporti sentimentali finiti male... Come da tradizione, amore e morte si incrociano e si inseguono non senza una certa morbosità, anche se va notato come la reiterazione continua di certi temi appaia, in questa come in altre bands, sempre più costruita e sempre meno convincente. Insomma: leggendo certe cose, rileggendole nel brano successivo e poi scoprendone ancora altre simili nel disco seguente, viene il sospetto che il tipo abbia bisogno di uno psichiatra, o che stia abilmente fingendo ad uso e consumo di tanti giovani animi torturati.
L'ineccepibile produzione mette il sigillo su questo lavoro potente ed intenso, che - al di là delle aspettative dei fans - riuscirà di sicuro a rendere più grande il nome dei Poison The Well.

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