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Z – Mikabe (Transduction, 2007)

Poco tempo fa si sentiva parlare di un gruppo emocore che si chiamava There A Light That Never Goes Out e credo anche che avessero raggiunto una discreta popolarità all'interno del circuito, visto che tutti invecchiano e i gusti a volte cambiano, uno di loro sembra aver venduto la chitarra per armarsi di sax e coadiuvato dal fratello e da un manipolo di altri prodi giapu ritorna con questo nuovo progetto. Mikabe è un disco molto curato, sia sotto al profilo sonoro sia sotto quello musicale, diciamo che pur non inventandosi nulla di nuovo combina una serie di fattori in un lavoro a suo modo molto efficace. Un tempo esistevano gli Hoover da cui poi per disgregazione e riaggregazione presero vita formazioni come June of 44, Crown Hate Ruin, Regulator Watts e Abilene, bene o male direi che questi stessi gruppi si sono ben amalgamati nel DNA del combo giapponese. La scelta di cantare in lingua madre da un certo punto di vista spiazza, ma da un altro (e riesce in molti episodi) aggiunge un "quid" in più che arricchisce il loro post-core, post-emo, post-rock, post-sto'cazzo di matrice washingtoniana. A tratti gli Z potrebbero essere quasi accusati di plagio, ma anche solo per essersi rivolti a quelle dissonanze quando tutti sembrano dirigersi verso una monocromia mogweiana, per me gli varrebbe dei punti in più. Un disco dissonante ed anche molto infarcito di jazz, ma tutto all'insegna del buon gusto, anche le ossessioni (a volte per la ripetitività della batteria che è un po' il punto debole) e la depressione che la fanno da padrone non tirano mai troppo la corda. Nuove lettere da Iwo Jima?

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