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Yuppie Flu – Toast Masters (Homesleep, 2005)

Ecco, di una cosa posso(iamo) prendere atto: gli Yuppie Flu hanno cessato di rischiare già da un pò di tempo, diciamo da Yuppie Flu At the Zoo  e The Boat E.P. Con questo quarto album  il gruppo anconetano ha abbandonato  i complessi  arrangiamenti di Days Before The Day, così difficili da rendere dal vivo e la causa può essere dovuta – più che a una genuina voglia di ritornare alle origini –  all'uscita dalla formazione di pedine importanti e, perchè no, ad una certa tendenza ad accodarsi un pò alla voglia di un pubblico che ha riscoperto il rock solo con The Strokes o i pur carini White Stripes. Ma loro sono e rimangonoYuppie Flu e perciò sono grandi nel recuperare quell'indie rock vecchia scuola a cui devono molto,  rendendolo ancora più fruibile anche per chi considera Brian Molko il nuovo Jim Morrison. Detto questo, al giorno d'oggi pochi in Italia hanno saputo dare un valore aggiunto all'indie rock come loro, e se devo essere sincero Toast Masters lo preferisco anche al tanto incensato disco precedente proprio per questa scelta di semplicità: dall'ineccepibile lezione di saliscendi in Glueing All the Fragments, al crescendo emotivo di Better Than Ever fino a giungere alla melodia perfetta – e dico perfetta – della lenta slide di Europe Is Different, attuale per l'argomento, ma cantata con la stessa straordinaria slackerness di uno Steve Malkmus d'annata . Dal vivo finalmente non ce n'è per nessuno, la band è una macchina perfettamente rodata e oliata con gli ettolitri di sudore che  Matteo perde ad ogni movimento (davvero incredibile!). E questo nonostante il rimaneggiamento della formazione (il batterista forse pesta un pò troppo). Il perfetto disco per l'estate.

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