Yuppie Flu – Fragile Forest (Homesleep, 2008)

Toh. Pensavo di essermi scampato la gag del 2007, il downloadabile disco dei Radiohead, ed ecco che, in un tripudio di fibrillazioni in sync di tutta la blogosfera italica, mi capita sotto il naso il fatto che gli Yuppie Flu si son dati via ad offerta il disco nuovo. Come resistere alla tentazione? Ho qualche euro residuo di transazioni su Paypal, faccio l'acquisto? Beninteso, si può anche prendere gratis, ma com'è, come non è, decido di versare 3€ e sentirmi se si meritano di più o di meno. Con 15€ ti arriva a casa il cd vero col booklet e con 25€ vinci pure la maglietta. L'operazione in se è peggio che sputtanata: alla fin fine, per quanto esclusivo e limitato possa essere il booklet disegnato dal bassista/skater/illustratore Gabbo, un disco italiano in italia dovrebbe rimanere al massimo sui 10€, spese di spedizione incluse.
Per carità delle divinità del pop obliquo trasversale e sinfonico, non sono qui a dire che sia una truffa bene o male orchestrata! Certo è che, avendo accorciato la filiera, e con dei guadagni secchi e diretti dagli introiti, i ragazzi hanno centrato un obbiettivo non da poco: quantomeno non disperdono più il seme senza alcun senso in giro. Suppongo che prima o poi uscirà una versione non limitata in cd distribuita in tutte le grandi catene di negozi, fnac e ricordi comprese. Non eravamo tutti qui a questionare qualche anno fa sulla svolta distributiva, affidata a Sony del disco dei Giardini Di Mirò? Su quanto bene potesse fare alla scena il fatto che il disco riuscisse ad arrivare ovunque, dai supermercati agli autogrill? E oggi siamo punto e a capo, con internet sulla schiena e qualche grattacapo in più. Per cui ben venga l'iniziativa di questi yuppies fuori tempo massimo. La domanda che però mi si pone ora è: ma quanto durerà tutto questo? Abbiamo ormai capito che stiamo vivendo un'epoca di transizione. Non sappiamo verso cosa o dove. Tutto è rimasticazione e riproposizione. Le trovate geniali, in cultura come in politica, sono sempre più volatili e vengono cancellate nel giro di pochi anni. Come i minidisc, come le porte pre usb, come i blog, come tutto quello che ci sta passando sopra e sotto nel giro di un minuto e ce lo siamo già bello e dimenticato. Sembra tanto tempo fa, cantavano gli Ustmamò. E sembra un secolo fa il momento in cui col Boat Ep entravamo nell'era Homesleep a tutti gli effetti e gli Yuppie Flu si pigliavano lo scettro di capi arrangiatori ufficiali della scena, dettando le linee per gli anni seguenti. Incredibilmente bravi nel riproporre il pastiche Flaming Lipsiano nell'era digitale, con evoluzioni varie hanno traghettato l'indie accordando le coordinate di Brand New sulle loro. Senza svendersi. Incredibilmente. Il songwriting si è evoluto, fino a portare Matteo Agostinelli a scrivere brani quali Make It Happen, sorta di punto di incontro tra i Beatles più intimisti e il Neil Young rurale, o la bella Eyes, con l'ukulele in primo piano. La solita cura dei suoni, cui ci hanno abituato negli ultimi episodi si fa sentire e mette a tacere le dicerie sulle loro presunte derivazioni. Figli di, certo, ma non ossessionati da complessi familiari: sempre meno Mercury Rev, sempre molto Grandaddy, soprattutto per la scelta dei tappeti synthetici. Se il tono della voce non fosse sempre un po' reminescente di quella metà degli anni novanta in cui molti di noi sono cresciuti, si direbbe che l'evoluzione naturale della specie li stia portando verso dimensioni indiepop, molto pop e poco indie: dalle parti degli ultimi Ladybug Transistor piuttosto che nel pop inglese meno di facciata. Bravi, ma ormai si sapeva, destinati a restare ancora e, fra un po' di anni, si riuscirà, forse a valutare obsolescenza e valore reale della loro carriera, ormai piuttosto importante. Epigoni forse se ne sono visti già in buon numero, magari coabitanti delle stesse lande più che pedissequi imitatori, ma, grazie al loro vissuto e all'esperienza già accumulata pare evidente la loro posizione di favore in una possibile scena popedelica locale. E quello che ancora più mi regala pensieri in merito a tutta l'operazione, come già per i Radiohead è: e se questa operazione fosse stata fatta da qualche ultimo della classe? Come sarebbe andata a finire? Avrebbe funzionato? O quei pochi interessati avrebbero scaricato a gratis e i reali introiti sarebbero stati ancora più bassi? Il mercato è davvero così collassato e allo sbando? Sicuramente ho fugato il dubbio che, per quanto riguarda i Radiohead non mi interessava dirimere, ma per questi italici si: il disco non è una raffazzonatura di cattiva fattura data via a quasi gratis perchè l'etichetta si rifiutava di metterlo fuori. Per cui un punto per loro e un piacere per noi nell'ascoltarlo. Detto questo, mi piacerebbe realmente un confronto aperto tra tutte le realtà italiane con numeri alla mano sulle vendite di dischi e simili operazioni di marketing web-based. Giusto per capire realmente dove stiamo andando a parare.
E se, dopo tutto questo, vi è rimasto ancora il dubbio… Beh si vale più di 3€ ma, magari, vado a vedermeli dal vivo e mi compro il cd.

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