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Yuk! Interventi a cadenza casuale e necessaria numero 3 – Epica, etica e pathos

Etica. Un parolone. Però mi interessa perchè, parlando di musica, segna lo sfumato confine tra le proposte che valgono qualcosa e quello che no. In realtà non è che faccio astrusi o filosofici ragionamenti nel momento dell’ascolto, ma succede che in certi casi affiora un senso di fastidio che mi tira per la giacchetta e che mi fa sentire di essere preso per il culo. Una bella fetta di musicisti trattano gli ascoltatori come i politici fanno con i propri elettori e i programmatori televisivi con i telespettatori: come dei poveri coglioni a cui dare in pasto quello che ci si immagina sia nelle loro aspettative, anzi, meglio se un paio di gradini più sotto, tanto per non rischiare. Si potrebbe addirittura immaginare che esista una volontà di giocare al ribasso, allo scopo di spianare le capacità critiche e percettive del pubblico, facilitando così la vendita di prodotti di scarsa qualità, che richiedono investimenti finanziari e intellettuali molto ridotti.La minimizzazione del rischio.Rischiare, invece, in una società sana, è il passaggio obbligato per chi propone qualsiasi nuovo prodotto. E questo vale ancora di più nel campo dell’arte o dell’intrattenimento.Tutto questo preambolo perchè vorrei mettere a confronto due lavori che ad un primo ascolto possono risultare abbastanza vicini: Patience (After Sebald) di CaretakerMusic From The Impossible Salon di Idea Fire Company. Entrambi si basano su giri di pianoforte piuttosto lenti e ripetitivi in un’atmosfera vagamente pre-war. In che cosa si differenziano?

caretakerCaretaker, per la produzione di Patience, utilizza scampoli di Winterreise (1827) di Franz Schubert con cui compone la colonna sonora di un film dedicato allo scrittore tedesco W.G. Sebald. Ci troviamo al cospetto di brani composti da singoli ripetuti loops di pianoforte malinconico, che scorrono uguali identici dall’inizio alla fine di ogni traccia. Le note vengono immmerse in ambienti fruscianti che a volte ricordano cascate nel buio, a volte rumori di fondo avvolti nella nebbia, a volte lo scricchiolio di una puntina su un disco a 78 giri. Ne risulta un mix che genera un’atmosfera di rassegnazione, una specie di nostalgia della morte. Lo sforzo impiegato per creare questi bozzetti è veramente infimo, dopo dieci secondi di ogni brano sai già esattamente come sarà da lì alla fine. Ma la relativa semplicità di assemblamento di un album del genere potrebbe benissimo non essere un problema. Il punto è che traspare la volontà di rendere evocativo un sentimento depressivo e deprimente. Come se ci dicesse: “Arrendiamoci alla nostra fine, siamo già tutti cadaveri e non possiamo farci niente” e in più ce lo propone in maniera imbellettata e consolatoria. Un invito alla sottomissione nei confronti di un inesorabile destino. Proprio perfetto per questo momento storico. Un’operazione squallida, nei metodi e nello scopo. Funeral-chich.

ideafirecompanysalonIn Music From The Impossible Salon, le parti di pianoforte suonate da Karla Borecky giocano anch’esse sulla riperizione di brevi fraseggi. Giocare è la parola giusta. Le esitazioni e le piccolissime variazioni durante lo svolgimento sono lì a ricordarci della performance umana. Tutte le melodie tendono a far venire in mente qualcosa, una musichetta da intervallo o un commento sonoro da film muto, ma nello stesso tempo riescono ad essere qualcosa d’altro, qualcosa di non esattamente collocabile. Sullo stesso piano sonoro si pongono gli interventi di Scott Foust che lavora col synth, col trombone e altri ammenicoli, che non cerca mai una sinergia musicale col pianoforte, anzi sviluppa un lavoro di contrasto. Il bello è che svolge questa operazione senza cadere mai nello scontato o nel banale. Semplicemente trova una sua idea di disturbo e se la porta avanti, si potrebbe quasi dire che si fa gli affari suoi.  L’insieme che ne risulta è apparentemente elementare e tranquillo, ma estremamente intrigante. Un piccolo miracolo ottenuto accostando il basso e l’alto, il bello e il brutto. Questa giustapposizione crea un’interferenza che dà vita a qualcosa di sconosciuto e stimolante, che necessita solo un minimo di pazienza per essere apprezzato, ma che offre belle soddisfazioni. Una proposta di grandissima qualità. Un atto di fiducia nei confronti dell’uomo.

http://www.youtube.com/watch?v=Ow3Vs_gvewY

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