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X Congresso Post Industriale – 31/10/2015 Kindergarten (Bologna)

Non si poteva mancare quest’anno Al Congresso Post Industriale che la Old Europa Cafè organizza per al decima volta e che, già da qualche edizione, si è trasferito a Bologna: i redivivi MZ 412, la prima volta da queste partei del promettente Trepaneringsritualen, la presenza di nomi italiani fra i più convincenti degli ultimi tempi ne facevano un appuntamento assai ghiotto.
Fuori dal Kirkengarden il freddo della notte di Samhain ci fa compagnia mentre siamo in fila in attesa di fare la tessera necessaria per accedere al locale. La spettacolo non è ancora iniziato, ma già è chiaro chi saranno i trionfatori della serata: un gruppetto di raver, all’infruttuosa ricerca di una festa di Halloween, che passano più volte davanti al locale, provenienti sempre da una diversa direzione: da destra, da sinistra, dal cortile di un magazzino delle vicinanze scavalcando il cancello… Non mi sarei sorpreso vederli, a un certo punto, sbucare da un tombino. Tornando a noi, è arrivato il momento di entrare: l’interno del Kindergarten è allestito alla grande, fra reti metalliche, proiezioni sulle pareti, luci che squarciano il buio e ambiente saturo di rumore, che piano piano va riempiendosi di un X_Congresso_LCB pubblico in nero d’ordinanza e, non di rado, agghindato con maschere e costumi della più strana foggia, non so dire se per celebrare il Congresso, Halloween o entrambe gli eventi. Stasera la scena si ritrova e celebra sé stessa, senza enfasi né snobismi: sono lontani i tempi in cui l’avanguardia passava da questi parti, ma il giro (post)industriale ha da tempo trovato un diverso ruolo, facendosi medium di quei lati oscuri e di quelle pulsioni da sempre presenti nell’essere umano, sebbene il rivolgersi a un pubblico ristretto ne limiti un po’ le potenzialità. Per questo la buona prova di Djinn, cappuccio e maschera argentata sul viso, proiezioni dal gusto squisitamente anti-human sullo sfondo e suono sferragliante e pesante come un tank, fra dark ambient e brutalità power noise, pur potente e ineccepibile, ha un po’ il sapore della predica ai convertiti e mi ha fatto pensare quanto sarebbe deflagrante una cosa del genere in un contesto diverso. Comunque sia l’inizio è stato di livello e l’atmosfera si è scaldata a dovere; da qui in poi il festival sarà tutta una questione di corpi: quello ascetico di Lorenzo Abattoir che presta la sua voce ai Satanismo Calibro 9, quello teatrale di Giovanni Mori, quello tutt’altro che X_Congresso_TRR_1ascetico di Thomas Martin Ekelund, quello gigantesco di Nordvarg che svetta al centro del palco degli MZ 412.
I Satanismo Calibro 9 festeggiano il decennale regalandosi un performer fra i migliori in circolazione, quel Lorenzo Abattoir che già più volte abbiamo trovato su queste pagine. Accovacciati, formazione a triangolo col cantante sul vertice più prossimo al pubblico, il loro è un rituale cyer-pagano caratterizzato da un suono analogico lento e rumoroso che Abattoir – scalzo, a torso nudo, col collo e il petto ornati da una collana di corna bovine – sublima e rende visibile ai presenti. Solo in apparenza la sua esibizione è più mediata rispetto a quanto X_Congresso_MZ_3abitualmente proposto nei progetti solisti, l’intensità è immutata e la sua voce e il suo corpo catalizzano l’energia del suono prodotto dai compagni d’avventura e la rimette in circolo, segno di un affiatamento che non farebbe intuire la giovinezza del sodalizio: l’impressione è che il futuro ci riservi grandi cose, delle quali stasera abbiamo avuto solo un assaggio.
Qualche minuto per il cambio palco ed è il turno di Le Cose Bianche, stasera in combutta con Sshe Retina Stimulants. Si dice che per Giovanni Mori, anima, corpo e voce del progetto sia la prima e unica uscita dal vivo: se così fosse sarebbe un peccato, ma esserci stati è una fortuna. Lo spirito che anima L.C.B. mi è sembrato fin da subito, se non capace di rinnovare l’asfittica scena power-electronics, certamente in grado di fornire una personalissima versione del genere, giocando con cliché abusati fino a ribaltarne il senso: la pornografia vista con taglio quasi sociologico (ma non sociologizzante), il sesso messo in scena come il controcampo di pellicole anni ’60 e ’70, la cronaca nera come dato normale dell’esistenza, il tutto con un piglio che non fa capire se il personaggio in questione stia facendo sul serio o ti prenda per il culo. Qual che sia la risposta giusta non ha comunque troppa importanza di fronte a un live ottimo, dove la presenza scenica di Mori accentua tutti i sopraelencati caratteri e a cui la musica di Bandera, smorzando appena gli spigoli più acuti del suono di L.C.B. (resta comunque un bel rumore…), fornisce la base perfetta a testi che sono brevi narrazioni fra cinismo, sarcasmo e amarezza. DopoX_Congresso_TRR_2 un’esibizione controllata, a tratti quasi distaccata, giusto per marcare ancor più la distanza con gli stereotipi del genere, il finale rimette tutto in discussione con l’irruzione di Andrea Iugulathor Chiaravalli che contribuisce a una Come Se La Pornografia Non Fosse Mai Esistita ai limiti dell’autolesionismo e certamente oltre quelli del…lesionismo, di cui fa le spese una delle casse al limite del palco. Finale col botto, così com’è giusto che fosse.
Viene ora il momento degli ospiti stranieri. Trepaneringsritualen, look a metà fra un biker satanico e un uomo dei boschi (anche lui è adorno di un’allegra collana d’ossa), si presenta con un sacco in testa debitamente fermato da un cappio e un allegro tavolino adorno di teschi ed incensi fumanti: a parte i pochi momenti necessari a programmare le basi lente, ripetitive e potentemente ritmiche che caratterizzano i pezzi, il concerto lo passa ai limiti del palco ad urlare con voce mortifera e a riversare sangue sudore e…facepainting sul pubblico sottostante. Per tutta la durata ci ritroviamo trasportarti in una foresta della Scandinavia dove questo figuro officia il suo rituale di rabbia e disfacimento, che si segnala per una resa dei brani ben più cruda di quanto si ascolti su disco. Peccato solo che le percussioni, elemento caratterizzante della sua musica, non siano suonate dal vivo, sarebbero un elemento di ulteriore trasporto. Il concerto si chiude poco prima di venire totalmente sfiancati, ma ancora non è tempo per riposare.
La preparazione del set degli MZ è particolarmente laboriosa e dato che già con TxRxR si era varcata la soglia del nuovo giorno, ormai si va per le cinque ore filate in piedi; l’attesa la eviteremmo volentieri ma verremo ripagati. Henrik Nordvargr, Jouni Ollila e Mattias Werdenskog si presentano come appaiono sulla copertina di Hekatomb: camicia bianca, pantaloni e cravatta neri, cappucci a nascondere i volti. Il loro è un assalto death-industrial che non lascia scampo e mette in soggezione, X_Congresso_MZ_1un po’ per il suono, brutale e fortemente ritmico, un po’ per la presenza scenica dei tre, fra pose marziali e atteggiamenti quasi sacerdotali del leader (non a caso adornato anche con una specie di stola nera). Fra bassi che ti scavano dentro, qualche cupo inserto vocale, rasoiate di theremin e di synth che Nordvargr estrae da una piccola scatola adorna di rune, il concerto non ha cedimenti né attimi di pausa e ci fa stare incollati al palco anche al di là dell’esaurimento delle forze (ne pagheremo le conseguenze il giorno dopo…). La fine, dopo credo un’ora di assalto sonico, la accolgo con un misto di sollievo e di masochistica voglia di averne ancora. Si chiude qua, invece, con piena soddisfazione e si esce a respirare l’aria fredda della notte, che un po’ ritempra. Fuori del Kindergarten non c’è più traccia dei raver: chissà che non abbiano incontrato Michael Meyers.

Foto e supervisione di Alos

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