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Wound – And Nothing Will Be The Same (Spirit Throne, 2014)

Ha un che di funereo, nel suo candore intaccato solo da fiori raffigurati in toni di grigio, questo nastro del progetto romano Wound (che sì, fa parte della serie di lost tapes tardivamente recuperati durante l’estate): due facciate per una ventina di minuti, a mio modo di vedere il tempo giusto per godere pienamene di questo tipo di musica.
In realtà And Nothing Will Be The Same si farebbe ascoltare anche più a lungo, grazie a una scrittura capace di tenere vivo l’interesse, senza eccedere in ecclettismi e variazioni ma creando una narrazione dove la successione dei momenti ci guida con una certa logica dall’inizio alla fine dei brani. Through Skin parte fra rumori concreti e droni analogici che sfociano in un crescendo noise dal quale ci eleviamo sulle ali di suoni riverberati che ci allontanano dal rumore che sembra esplodere sotto di noi: un bell’esempio di ruvida psichedelia. Percorso inverso segue, sull’altra facciata, Broken Words, che parte minimale e divertita con spipoli elettronici che giocano a rimpiattino coi bordoni rumorosi, ma poi la tensione sale e dopo un apparente momento di quiete siamo investiti da una tempesta  elettrica dalla quale ci salva solo l’improvviso taglio che riporta il silenzio. Un lavoro breve ed intenso, un altro tassello nello scuro mosaico di Wound.

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