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WK569 – Omaggio A Marino Zuccheri (Boring Machines, 2017)

Tempo, spazio e suono devono essere ben stranamente allineati in quel della Val Camonica (Brescia). Mesi fa vi parlammo dell’ottimo progetto Neu Nau che, attraverso le sonorità e la cultura del lavoro della valle, metteva in comunicazione lo spirito degli antichi camuni coi ritmi della techno più minimale; oggi è la volta del trio WK569 che invece si colloca in un tempo sospeso con una musica né antica né moderna, in bilico fra avanguardia storica e contemporaneità, un po’ alla maniera del Malevich che astrattizza temi tradizionali della storia dell’arte. Qui la tradizione a cui si fa riferimento è quella di Marino Zuccheri, anima e braccio dello Studio di Fonologia Musicale della RAI di Milano che fra la metà degli anni ’50 e l’inizio degli ‘80 vide all’opera nomi del calibro di Bruno Madera, Luciano Berio, Luigi Nono, John Cage e Karlheinz Stockhausen; uno dei punti più alti dell’avanguardia musicale di casa nostra. Non è però propriamente opera d’astrazione quella che WK569 compie muovendo da questa fonte d’ispirazione: il suo atto creativo è un movimento circolare che parte dalla scrittura di algoritmi in antico linguaggio GFA, riadattati in MIDI per comunicare con vecchi computer Atari e tradotti in suono da campionatori e synth; la musica così (auto)generata viene poi modificata in tempo reale dai tre umani. È legittimo chiedersi se per Federico Troncatti, Ezio Martinazzi and Pier Enrico Villa la definizione più corretta sia quella di ingegneri elettronici o musicisti, ma la risposta è che senza uno dei due aspetti l’altro non potrebbe esistere; e forse è insensato anche distinguere il lato umano da quello artificiale dato che WK569 è un’entità ibrida che ci parla con una voce e un linguaggio suo proprio. Anche per questo, definire quello che trovate fra i solchi del vinile (one side, 18 minuti divisi in tre tracce) è difficile e anche un po’ inutile: i riferimenti mancano e nemmeno lo stesso Zuccheri, almeno da un punto di vista stilistico, può essere chiamato in causa. I suoni sintetici e squillanti che giocano a rimpiattino o a botta e risposta potrebbero ricordare colonne sonore da thriller, così come certi momenti sembrano evocare le inquietudini notturne del Conet Project o ancora suggerire movenze da classica contemporanea, ma credo siano solo suggestioni:  WK569 costruisce un mondo sonoro a sé stante, proprio per questo l’ascolto viene ad essere un’esperienza così unica e straniante. Però, giusto per guardare un’ultima volta avanti e indietro contemporaneamente, se in futuro servisse qualcuno che comunicasse con gli alieni a colpi di synth come in Incontri Ravvicinati Del Terzo Tipo… ecco, io il nome di questi tre e di tutti i loro aggeggi mi sentirei di consigliarlo.

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