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Waines – A Controversial Earl Playing (Autoprodotto, 2007)

E’ uno skin and bones rock n’roll che si ostina a parlare a voce alta. Così va giustamene definito il sound dei Waines. Un power trio, senza basso, senza fronzoli, senza pietà, appuntito e tagliente come le corde di una Gibson diavoletto. Ed è giusto pensare che questo sia una genere che possa sorgere e attecchire davvero ovunque: dai bassifondi di New Orleans come agli angoli della Vucciria. Già, perché ancora una volta la trinacria ci riserva il meglio: dalle ceneri dei Pastense i tre musicisti in questione son tornati forgiando stavolta un rock ‘n’ blues sporco e cigolante, una slide guitar che striscia su ogni pezzo, ammantando l’aria di groove irresistibili e sognanti, la musica del deserto come quella della frontiera. Proprio ieri sera affrontavo con un amico la spinosa questione della dominazione/appiattimento culturale esercitato su di noi dagli Stati Uniti negli ultimi cinquanta anni. Oggi come oggi hai voglia a ricordare neorealismo ed Eduardo quando, persino i sicari della camorra, citando Roberto Saviano, sparano impugnando la pistola alla guisa dei personaggi di Pulp Fiction. Certo, è un discorso ampio e non può esser sviluppato all’interno di una recensione dei Waines che comunque sono un buon gruppo e che fa la sua cosa, ma ancora oggi ha senso ricordare il Piano Marshall? Assolutamente sì. Derivativo? Lo sono persino i miei sogni ormai. Per i Waines, stavolta, potrò chiudere un occhio. In fondo siamo italiani, no?!

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