AA.VV. – Pera Ascognüda (Tera Salvaria, 2013)

Non è inutile parlare di un’opera già esaurita in fase di prenotazione (solo 53 gli esemplari prodotti) quando si sta trattando di un lavoro come questo elegante volume a stampa serigrafica con allegato CD. Ponendosi a metà strada fra il libro d’arte e i repertori ottocenteschi, Pera Ascognüda presenta un campionario di incisioni preistoriche ritrovate in un’area che va dai Pirenei alla Russia e dalle nostre Alpi a quelle Scandinave, idealmente commentato da musiche appositamente composte.
Introdotta da un racconto autobiografico di Gerhard Hallstatt, la raccolta si presenta con pagine di grande formato in cartoncino pregiato su cui, serigrafate a mano, sono riprodotte incisioni provenienti, come recita il sottotitolo, dalle Alpi e dall’Eurasia, restituendo l’idea di un’antica cultura europea in qualche modo unitaria, testimoniata da immagini e simboli che ricorrono identici in luoghi lontani migliaia di chilometri l’uno dall’altro (e quanto più lontane doveva essere allora le distanze!). Riuniti per temi (caccia, spiritualità, armi, agricoltura…), simboli ancestrali, figure umane e animali, divinità, utensili tornano a parlarci senza l’ingombro di interpretazioni scientifiche o tentativi di storicizzazione: le immagini non sono accompagnate da alcun commento (a parte, un indice indica solo luogo e datazione), lasciando a noi il compito di associarle liberamente e interpretarle, ma anche solo di godere della bellezza estetica di una simile repertorio di segni che, per la loro potenza, possono ancora parlare al nostro subconscio. Un approccio per certi versi romantico che ha il merito di arginare lo scientismo dilagante, valorizzando invece l’intuito e l’emozione come momenti di conoscenza, un metodo che, per il suo anti-specialismo, sarebbe piaciuto a Paul Feyerabend. Nel CD allegato la parte del leone la fa il lungo brano di Adamennon, complessa orchestrazioni di rumori concreti e suoni naturali adagiati su un drone a tratti quasi impercettibile, che ben si adatta ad accompagnare la lettura ed animare le immagini. Gli fanno da contorno tre brani ad opera di Gerhard Hallstatt, sia a suo nome che come Allerseelen, e Davidd, che variano dall’elettronica ritmica e ritualistica, a poetiche melodie pianistiche fino al più marziale neo-folk sulla falsariga dei primi Death In June. Un’opera rara, ancor più che per i pochi esemplari prodotti, per l’originalità e la forza dell’idea che la anima.

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