Vonneumann – The Procrastination Loops (Ammiratore Omonimo, 2018)

I Vonneumann sono prossimi a festeggiare i vent’anni di attività e come antipasto dell’evento rendono disponibile sul loro bandcamp una raccolta di rarità, brani tratti da compilation e outtakes, alcune delle quali oramai introvabili altrove. Un insieme di decostruzioni strumentali che richiamano gli esperimenti dei Brise-Glace, le spezzature elettroniche dei To Rococo Rot e gli avviluppamenti dopo rock dei primi Tortoise. Ma al di là di queste veloci inquadrature ovviamente c’è dell’altro e di più, e ascoltare The Procrastination Loops è un buon modo per guardare al percorso di una band molto interessante e personale che viaggia costantemente sulla propria rotta creativa, navigando a vista della propria necessità espressiva.
Apertura affidata ai due pezzi più recenti: inizio ad effetto con Sun’altra Planse, brano scritto per l’occasione, con una ritmica a costruire un tappeto claudicante e organicità ottenuta melodicamente per contrasto, e l’ottima Terminal Birthday, pubblicata sull’introvabile compilation Signal Of Noise del 2018, un suono desertico di dettagli obliqui, un lento incedere funereo attraversando strade silenziose, con un pregevole climax disegnato da un tromba malinconica e centratissima. Le matematiche coinvolgenti e serrate di Officinale ci traghettano al pandemonio di Padreperchèmihaiabbandonato, pensato con l’intenzione di re-mixare 10 suoni diversi messi a disposizione da Ivan Carozzi, poi invece riassemblati risuonando il tutto fino a ottenere un’invocazione nervosa e free attraversata da un’elettronica rumorista, cut-up improvvisi e tempi stortamente obliqui. Le sospensioni ritornano nelle chitarre desolate di Un’umana Come Dire, dalla raccolta curata dai lungimiranti St.Ride Niente Records Volume 1, che preludono lo sgretolamento poeticamente stentato che degenera nel caos, per poi proseguire con i sentori neoclassici del trittico composto per la compilation Sonora Commedia del 2008, mastodontico triplo cd assemblato dalla Kipple Edizioni per omaggiare il sommo poeta, dove la quadratura tra coesione e tensione dispersiva è sintetizzata stratificando melodie e sincopazioni di battiti tagliati e compressi; tre estensioni drammatiche dall’interessante gusto melodico che esplode nell’ultima Io vidi più folgór vivi e vincenti far di noi centro [paradiso, canto X] dal candore estatico e luminoso. Stato Civile Banale, recuperata dall’introvabile compilation Stoppengò 1.0  del 2008, è un frammento free che si perde sullo sfondo di elettronica spezzata e chitarre slabbrate, una scheggia di buio subito prima di The Unpleasant Comrade Mix del 2003, inedito remix a cura dei Vonneumann del brano Xanadu degli Slope, una decomposizione del decostruttivismo come un piacevole gioco infinito di specchi laconico e necessario. I Numeri Di Un Tempo, dalla 15id. Fifteen Italian Dishes del 2002,chiude questo percorso a ritroso con un’improvvisazione libera e inquieta su pattern evanescenti, contorsioni improdetritiche che vanno a segno. Un disco da assaporare con attenzione, che ci ricorda che il tempo passa ma anche che alcune “decostruzioni” restano e meritano di essere ri-ascoltate.

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