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Volcano! – Paperwork (Leaf, 2008)

Per un gruppo come i Volcano! è difficile aspettarsi certezze. Dopo aver mescolato tutte le carte dei generi, senza mai sfiorare il caos, con l'esordio ultra lodato Beautiful Seizure, il trio di Chicago si presenta con il seguito Paperwork. Che fare ora? Compito ancora più arduo stupire, eppure la sensazione è proprio questa. Con l'iniziale Performance Evaluation Shuffle  – dove qua e là compaiono, come succedeva nell'esordio, parti cantate in spagnolo – ci si smarrisce in quello che da più parti, non essendo catalogabile in una formula, viene definito impro pop. E' meglio quindi lasciar perdere i riferimenti già accennati nel debutto: se prima potevano aiutare più che altro a dare delle linee guida, oggi non sembrano più calzanti: i Volcano! Fanno corpo a sé ed ogni canzone possiede una trama ed uno sviluppo imprevedibili, supportata dalla voce di Aaron Smith, paurosamente simile a quella di un Thom Yorke i crisi d'isteria, quindi difficilmente adatta ad ogni palato, però pronta ad adattarsi ad ogni cambio tempo al'interno del pezzo (Fairy Tales e il singolo Africa Just Wants To Have Fun). Pur con qualche inevitabile momento di stanca o indecisone (Sweeth Tooth sporcato dai sintetizzatori), i ralenti o le accelerazioni presenti in una singola canzone sono incredibili e 78 Oil Crisis è forse il loro brano definitivo nel suo crescendo inesorabile di chitarra, batteria, campanelli da bicicletta e droni. Il bandolo della matassa viene continuamente perso e poi ritrovato al momento giusto, così che l'album può resistere all'ascolto, anche quello più superficiale. Nessuna conferma e nessun passo indietro, ma un altro grande capitolo del "suono della bibbia", scintillante nel suo allegro danzare sull'orlo del baratro.

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