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Very Short Shorts – Minimal Boom! (Riff, 2011)

Secondo lavoro per Very Short Shorts (del primo disco parlammo qui), questo Minimal Boom! appare fin dal primo ascolto molto coerente ed essenziale, cartina al tornasole di una visione chiara e precisa da parte del trio. Esecutori certosini e fini, Manca, Vettori e Thòma formulano il loro personale linguaggio innestando suggestioni cameristiche su un corpo e un impatto prettamente rock, come una versione al testosterone della Penguin Cafe Orchestra.
I fraseggi minimalisti del piano, in odore di Philip Glass, e le vigorose percussioni coesistono in un unico corpo sonoro, in cui il violino ha il compito di connotare le varie sfumature, ora drammatizzando certi passaggi, ora alleggerendo la tensione. L'effetto è singolare, ma la cosa più apprezzabile è che il gruppo, immagino grazie alla propria perizia tecnica, rifugge da certi trucchi a cui ci hanno abituato molte formazioni post rock, asciugando il suono all’essenziale e spogliando le canzoni di tutto ciò che ne potrebbe appesantire la struttura. Pochi minuti bastano a definire ogni brano (certi, per dire, a durata se la giocano con i Minutemen), le dinamiche sono ben curate e non banali, il suono è melodico ma non stucchevole. Minimal Boom! è un disco rigoroso nei suoni e nelle strutture, davvero ben riuscito e che in brani come Nein Ist Nein e Nibiru raggiunge i suoi momenti più alti.

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